GARLASCO. Il caso di Garlasco torna al centro dell’attenzione dopo la seconda chiusura delle indagini nei confronti di Andrea Sempio, accusato dalla Procura di Pavia dell’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007. L’avviso di conclusione delle indagini mantiene invariata l’imputazione già contestata a maggio e rappresenta il passaggio che potrebbe precedere una richiesta di rinvio a giudizio.

Tra gli elementi sui quali si sono concentrati i nuovi accertamenti c’è anche il Dna individuato sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi. Secondo quanto ricostruito dalla Procura, il 19 settembre 2007 era stato ottenuto un profilo genetico attribuito a Chiara Poggi, mentre il giorno successivo ulteriori analisi sullo stesso materiale avevano dato esito negativo. Per i magistrati, la discordanza avrebbe richiesto un approfondimento che, secondo gli accertamenti effettuati oggi, all’epoca non sarebbe stato eseguito.

È proprio su questo punto che nelle ultime ore si è riacceso il confronto tra la Procura e chi partecipò alle prime indagini. Luciano Garofano, all’epoca comandante del Ris di Parma, ha respinto l’ipotesi di irregolarità o depistaggi nel lavoro svolto dai suoi collaboratori. L’ex generale, intervenuto in televisione, ha difeso l’operato degli uomini del reparto e ha dichiarato di escludere che vi siano state manipolazioni nelle analisi.

Garofano era stato inoltre ascoltato il 25 settembre dalla Procura di Pavia come persona informata sui fatti, in un’audizione durata oltre un’ora e mezza. Al termine dell’incontro aveva confermato di essere stato sentito dai magistrati, senza però fornire dettagli sul contenuto dell’audizione.

Nel frattempo, gli accertamenti della Procura hanno riguardato anche altri elementi della scena del delitto. Tra questi l’impronta di una scarpa rinvenuta nella villetta di via Pascoli, per la quale i consulenti hanno escluso elementi di incompatibilità tra la traccia e le caratteristiche del piede di Sempio. Una scarpa modello Frau della misura 42 è stata ritenuta compatibile con le dimensioni del piede dell’indagato.

Sul fronte genetico, la Procura sostiene inoltre che le nuove valutazioni dei propri consulenti abbiano rafforzato gli elementi già raccolti nei confronti di Sempio, compresi quelli relativi al Dna rinvenuto sotto le unghie di Chiara Poggi. La difesa dell’indagato, però, avrà ora la possibilità di esaminare integralmente gli atti, presentare memorie e chiedere ulteriori accertamenti.

La chiusura delle indagini, dunque, non equivale a una condanna né determina automaticamente l’apertura di un processo. Sempio e la sua difesa potranno confrontarsi con il materiale raccolto dalla Procura e presentare le proprie osservazioni. Solo successivamente si definiranno i prossimi passaggi giudiziari della vicenda.

Il caso resta così legato a un intreccio di nuovi accertamenti scientifici, vecchi reperti e interpretazioni contrapposte sulle indagini del 2007. A distanza di 19 anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il nuovo fascicolo punta ora a chiarire il ruolo di Sempio e, parallelamente, a fare luce sulla gestione di alcuni elementi dell’inchiesta originaria.