Alcuni giorni prima, il 22 agosto aveva parlato Mario Draghi su un tema sul quale non si possono raccontare banalità condite da riferimenti generici. Draghi, autore del rapporto sulla competitività europea commissionatogli dalla Commissione nel 2024, ha svolto un dettagliato intervento sul futuro dell’Unione europea. «Per anni, l’Unione europea - ha esordito Draghi - ha creduto che la dimensione economica, con 450 milioni di consumatori, portasse con sé potere geopolitico e nelle relazioni commerciali internazionali. Quest’anno sarà ricordato come l’anno in cui questa illusione è evaporata».

I dazi di Trump, la guerra in Ucraina e un ruolo piuttosto marginale dell’Ue nella ricerca di negoziati per la pace. L’Europa è stata spettatrice anche quando i siti nucleari iraniani venivano bombardati e il massacro di Gaza si intensificava. Questi eventi, continua Draghi, hanno fatto giustizia di qualunque illusione che la dimensione economica da sola assicurasse una qualche forma di potere politico. È aumentato di conseguenza lo scetticismo dei cittadini nei confronti dell’Europa. Sono cambiati i tempi, il multilateralismo ha ceduto a logiche autocratiche di alcune grandi potenze tendenti a fare strame del diritto internazionale e l’Europa è poco attrezzata per un mondo dove geo-economia, sicurezza e stabilità delle fonti di approvvigionamento più che non l’efficienza ispirano le relazioni commerciali internazionali.

Premessa indispensabile per Draghi per rilanciare il ruolo dell’Europa nel contesto internazionale è il mutamento della sua organizzazione politica che la renda capace di atti di governo e di vera politica estera. Il voto all’unanimità del Consiglio su questioni strategiche come la politica estera, la difesa comune, la competitività tecnologica e industriale, la politica fiscale, i fenomeni migratori, se non superato con tutte le conseguenze che comporta, continuerà a rendere l’Europa sempre più marginale e ininfluente negli scenari geopolitici internazionali.