TRENTO. Da fine luglio al 26 agosto. Dal 26 agosto al 2 settembre. C'era una febbrile attesa per la seduta del Consiglio dei ministri di ieri. Perché era in agenza l'approvazione del "decreto infrastrutture", dopo il rinvio di luglio. E dentro il "decreto", una norma che - finalmente - sbloccasse la concessione di A22. Così non è stato.

È stato sì approvato, dal Consiglio di ministri, il "decreto infrastutture", ma senza l'attesa integrazione dell'articolo 13 bis del decreto legge 148 del 2017 che aveva previsto la "totalizzazione" pubblica, cioè l'affido della concessione trentennale dei 314 km dal Brennero a Modena, senza gara, ad una società per intero controllata dai soci pubblici.

Si sa come è finita: impossibilità pratica di liquidare i quattro soci privati (14,1575% del capitale), anche a causa dell'intervento della Procura regionale della Corte dei conti circa il valore delle azioni. Un nulla di fatto.

Con il governo Draghi e il cambio di passo rappresentato dalla ritrovata compattezza dai sedici soci pubblici di Autostrada del Brennero spa, c'è stata un'accelerazione. Sono state settimane di intensa, quanto riservata trattativa con il governo e i ministeri (economia e finanze e infrastrutture e mobilità sostenibili). Sul tavolo, il recente schema di accordo aveva prefigurato due soluzioni: o l'affido diretto ad una società inhouse con dentro, in minoranza e senza alcun peso nella gestione, anche i soci privati (nelle more della direttiva europea del 2014 che lo prevede); o l'attivazione di un partenariato pubblico-privato (Ppp), vale a dire una finanza di progetto. Alla fine, è questa la soluzione che, come detto, in modo compatto, Regione, Province autonome di Trento e Bolzano e gli altri soci pubblici hanno condiviso con il governo.

Ed è per questo che, nelle prime dichiarazioni raccolte, il rinvio di mercoledì - l'ennesimo - pare non preoccupi più di tanto. Dice Maurizio Fugatti, presidente della Regione e della Provincia di Trento: «Siamo assolutamente fiduciosi, le interlocuzioni con il governo vanno avanti. Nel "decreto infrastrutture" non ci sono neanche le norme per le altre autostrade. Ci sarà un emendamento in sede di conversione, o si troverà un altro veicolo normativo».

Ed il collega Arno Kompatscher, da Bolzano, aggiunge: «Abbiamo ottenuto segnali positivi sulla soluzione Ppp, altro non voglio dire in questo momento».

La finanza di progetto, per altro, fa salva la dimensione della gara. Sarebbe Autobrennero a presentare un progetto che poi sarebbe messo a gara. La garanzia sarebbe data dal fatto che la spa che ha in gestione da oltre 60 anni A22, potrebbe comunque esercitare il diritto di prelazione.

C'è già un Pef (piano economico-finanziario) da 4,14 miliardi di euro da cui partire, integrandolo con quanto l'evento Covid ha imposto: accentuare la logica di corridoio del Brennero, gli investimenti in ferrovia ed interporti, in tecnologie green per fare di A22 un'autostrada ad impatto zero. E c'è anche da salvaguardare il "tesoro" di 800 milioni di opere cosiddette complementari a favore delle sei province attraversate. Dovranno essere pure definite le questioni collaterali che poi tanto collaterali non sono: il Fondo ferrovia da 800 milioni di euro da versare allo Stato allo stacco della concessione (su cui hanno, quota parte, titolarità i soci privati), i 430 milioni di extraprofitti che lo Stato rivendica, con annesso contenzioso con l'Agenzia delle entrate sulla quota di utili realizzati in esenzione di imposta. Il contenzioso sugli extraprofitti accumulati dall'1 maggio 2014, cioè in regime di proroga della concessione, volge però a favore di Autobrennero, dopo che il Tar del Lazio ha dato ragione, per una vicenda analoga, a Sam spa per la gestione della A3 Napoli-Salerno.