(ANSA) - ROMA, 16 OTT - Torna in tribunale "Giudizio Universale", la prima causa climatica contro lo Stato italiano. Dopo due anni dalla entenza di primo grado, il 21 ottobre la Corte d'Appello di Roma esaminerà la causa intentata contro lo Stato "per aver scelto - scrivono i proponenti - di esporre la popolazione e il territorio alle conseguenze del cambiamento climatico". Promossa da A Sud insieme a 200 ricorrenti e 24 associazioni, la causa secondo i proponenti "rappresenta uno strumento per obbligare lo Stato a ridurre le emissioni di gas serra e a spezzare i legami con le lobby Oil&Gas che impediscono l'abbandono dei fossili e una giusta transizione ecologica". Con la sentenza del 26 febbraio 2024, dopo due anni e mezzo di dibattimento, il Tribunale civile di Roma ha dichiarato la domanda inammissibile per difetto assoluto di giurisdizione, senza entrare nel merito. Secondo il Tribunale di Roma, in Italia non esisterebbe un giudice a cui rivolgersi per ottenere tutela da questo tipo di inadempienza. Una scelta diversa rispetto ad altri Paesi europei, dove contenziosi simili si sono conclusi con sentenze di accoglimento. A Sud ricorda che la Corte europea dei diritti dell'uomo, con la sentenza KlimaSeniorinnen, ha riconosciuto che l'inazione climatica degli Stati viola l'articolo 8 della Convenzione. Le Sezioni Unite della Cassazione, nel luglio 2025, in una causa di Greenpeace contro l'Eni e il ministero dell'Economia hanno escluso che in questa materia si possa invocare il difetto assoluto di giurisdizione. (ANSA).