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ROMA. Il censimento nazionale sugli autovelox evidenzia una forte discrepanza tra il numero di dispositivi presenti sulle strade italiane e quelli effettivamente in regola. Su circa 11.000 apparecchi informalmente rilevati, solo poco più di 1.000 risultano conformi ai requisiti di omologazione, pari a meno del 10% del totale.
I dati arrivano dal lavoro avviato dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che ha messo ordine per la prima volta in un quadro finora frammentato. Dal censimento emerge anche che appena 3.800 dispositivi sono stati registrati sulla piattaforma del Mit, mentre la maggioranza resta fuori dal sistema ufficiale di monitoraggio.
Sulla base di questi risultati è stato predisposto il decreto autovelox, che il Mit ha trasmesso al ministero delle Imprese e del Made in Italy per la successiva notifica alla Commissione europea. Il provvedimento rientra nella procedura Tris, che prevede una clausola di sospensione di 90 giorni, durante i quali il testo non può entrare in vigore.
Il decreto è stato inviato anche al Consiglio superiore dei lavori pubblici per il parere di competenza. Il contenuto tiene conto degli esiti del censimento, che ha raccolto informazioni su numero, tipologia, marca, modello e conformità degli apparecchi. Un percorso voluto dal ministro Matteo Salvini, con l’obiettivo dichiarato di ricondurre l’uso degli autovelox alla sola sicurezza stradale, evitando utilizzi difformi o finalità estranee al controllo della velocità.


