Per spiegare il riassunto la docente taglia i capelli di due alunne in classe
L'insegnante resasi protagonista del gesto era arrivata in quella classe una ventina di giorni fa, con un incarico di supplenza fino alla fine dell'anno scolastico. I genitori degli alunni hanno protestato e la scuola ha avviato un'indagine interna per poi adottare i provvedimenti conseguenti
MESTRE. Si giustifica affermando di aver solo tentato di farsi capire. Le è costato però, per ora, l'avvio di un'indagine interna, la reazione di condanna dei presidi e la “bocciatura” da parte degli studenti, il gesto di una docente che ha tagliato ciocche di capelli di due alunne in aula per esemplificare le modalità del riassunto. L'episodio choc è avvenuto in una classe di terza media dell'istituto Bellini di Mestre.
Due studentesse si sono viste tagliare con una forbice una ciocca di capelli da una professoressa dopo aver chiesto spiegazioni su come svolgere un riassunto. L'insegnante resasi protagonista del gesto era arrivata in quella classe una ventina di giorni fa, con un incarico di supplenza fino alla fine dell'anno scolastico. I genitori degli alunni hanno protestato e la scuola ha avviato un'indagine interna per poi adottare i provvedimenti conseguenti.
L'episodio è avvenuto nell'orario di lezione, davanti a tutti gli studenti, in reazione ad una domanda su quanto doveva essere lungo il compito richiesto dalla docente. L'insegnante avrebbe confermato la dinamica del fatto sostenendo e ammettendo di aver "esagerato" ma spiegando al contempo di aver agito "per farsi comprendere meglio". Non sono mancate però le immediate reazioni di condanna dei presidi e degli studenti.
Tagliare i capelli agli alunni è "una azione piuttosto bizzarra, non da farsi, sicuramente non condivisibile: un docente non può tagliare i capelli ad un allievo", commenta il presidente nazionale dei presidi di Anp, Antonello Giannelli. Sulla stessa lunghezza d'onda il presidente dei presidi di Roma, Mario Rusconi: "Ogni docente deve avere grande rispetto per i ragazzi sia dal punto di visto fisico che morale: non va usato mai - sottolinea - il sistema della disconferma 'non sai nulla' ecc, ma bisogna motivare i ragazzi ricorrendo a sistemi validi e opportuni e che non vadano ad intaccare la dignità di ogni persona".
Parla di "gravissima lesione dell'integrità fisica e psicologica delle studentesse", Bianca Piergentili, coordinatrice regionale della Rete degli Studenti Medi del Lazio, "è allarmante il modo in cui una figura educante possa giustificare un abuso di potere come una strategia di insegnamento, trasformando un momento di apprendimento in un atto di umiliazione di fronte ai propri compagni di classe. È necessario un cambio di paradigma nella scuola, che metta al centro il rispetto di tutti, non è accettabile che si verifichino ancora episodi del genere".