Pandemia / La prevenzione

Vaccino anti-covid obbligatorio? Possibile con legge ad hoc: il governo ci pensa ma Lega e M5S frenano

Posizioni diverse anche fra gli esperti: c'è chi propende per un'ulteriore estensione (già allo studio) delle attività possibili solo con green pass, ma sia il premier Draghi sia il ministro Speranza hanno evocato la via dell'obbligatorietà vaccinale (i cui tempi parlamentari però potrebbero rivelarsi incerti)

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ROMA. Sale di tono il confronto anche fra le forze politiche sulla possibilità di rendere obbligatorio il vaccino covid, indicata due giorni fa dallo stesso premier Mario Draghi e poco dopo dal ministro della salute, Roberto Speranza.

Nella maggioranza le posizioni sono contrapposte, con Pd e Fi favorevoli, mentre la Lega si è già detta contraria e il movimento Cinque stelle, con il leader Giuseppe Conte, ha ribadito di voler favorire la via della persuasione dei cittadini che ancora non si sono vaccinati.

La strada, dunque, sembra piuttosto in salita, anche considerando che c'è di mezzo un confronto parlamentar e che una volta introdotto l'obbligo si porrebbe la delicata questione delle sanzioni per chi non ottempera.

Peraltro, al momento nessun altro Stato occidentale ha introdotto l'obbligo formale, risultano in proposito solo due-tre casi in altre aree del mondo.

Secondo i giuristi, in Italia sarebbe possibile attuare in tempi brevi l'obbligo con una legge ad hoc sulla base dei dettami costituzionali.

Una strada, quella dell'obbligo, che mira a bloccare la diffusione del contagio ancora in atto ma che vede comunque posizioni differenziate anche tra gli esperti, una parte dei quali ritiene più opportuno un obbligo solo per categorie specifiche.

Che si vada nella direzione di una estensione dell'obbligo dell'immunizzazione anti-covid lo ha confermato lo stesso Draghi, insieme al ministro della Salute Roberto Speranza, nella conferenza stampa tenutasi per fare il punto in vista della ripresa anche del nuovo anno scolastico.

Attualmente, l'obbligo vaccinale è previsto per medici e personale sanitario, e sono già scattate le sospensioni dei camici bianchi - che restano comunque una netta minoranza - non vaccinati.

Per gli insegnanti è invece previsto l'obbligo del green pass.

La prospettiva di un obbligo vaccinale esteso appare però ora più vicina e si tratta, spiega il giurista Amedeo Santosuosso, professore di diritto, scienza e nuove tecnologie all'Università di Pavia, di una strada "fattibile in tempi brevi attraverso una legge, che rispetterebbe tutti i crismi di costituzionalità".

L'articolo 32 della Costituzione infatti, chiarisce, "prevede la possibilità di imporre un trattamento sanitario obbligatorio attraverso una legge determinando così un obbligo generale per i cittadini.

Una legge di questo tipo sarebbe giustificata dai benefici documentati che il trattamento, in questo caso il vaccino, porterebbe alla comunità ed ai singoli".

Gli studi scientifici, rileva, "dimostrano infatti gli effetti positivi dei vaccini ed un requisito alla base di una legge che prevede l'obbligo per un trattamento sanitario è proprio la vantaggiosità per la comunità e anche per i singoli individui. Ci sarebbero dunque tutti i requisiti per una legge di questo tipo".

Quanto ai tempi, afferma, "questi dipendono dal Parlamento: in questo caso si tratta di una questione politica più che giuridica".

Ad ogni modo, precisa l'esperto, "è comunque possibile, anche in mancanza di una legge nazionale, procedere a obblighi vaccinali specifici per singole categorie lavorative".

E proprio ad un obbligo 'per settori' puntano altri esperti, a partire da Amerigo Cicchetti, direttore di Altems, l'Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell'Università Cattolica di Roma.

L'obbligo, attualmente non presente in alcun Paese, afferma è una "strada segnata, per l'Italia come per le altre Nazioni, al fine di bloccare l'epidemia: a mio parere è una strada percorribile senza particolari problemi giuridici ma ritengo che l'obbligatorietà vada prevista non per tutti ma per categorie precise, a partire dalla scuola e Università, la PA a contatto col pubblico ed i trasporti".

Per gli altri infatti, "i rischi si possono ridurre ricorrendo al green pass e allo smart-working".

L'obbligo è giusto ma sarebbe più facile se indiretto secondo, invece, l' immunologo e componente del Comitato tecnico scientifico Sergio Abrignani: "Il miglior modo per contenere una pandemia è vaccinare tutti o quasi e per farlo serve una sorta di obbligo. Se è tecnicamente difficile fare un obbligo assoluto - spiega - ci si può arrivare con un obbligo indiretto, molto forte e sostanziale, ad esempio attraverso un green pass quasi totalizzante".

E lo stesso ministro Speranza ha annunciato una marcata estensione proprio dell'obbligo di green-pass, a una nuova serie di attività: potrebbe arrivare all'inizio di ottobre.

Propende al contrario per un obbligo "universale" per tutta la popolazione vaccinabile il virologo Fabrizio Pregliasco, prevedendo l'utilizzo dei servizi già presenti sul territorio, con la collaborazione dei medici di base.

Dopo l'ultimo vaccino obbligatorio introdotto in Italia negli anni '90 contro l'epatite b, l'esempio più recente risale alla legge del 2017 dell'allora ministro della salute Beatrice Lorenzin, che ha introdotto un obbligo vaccinale per la frequenza scolastica limitatamente ai vaccini dei primi anni di vita, come quello contro tetano, difterite, morbillo. Un obbligo, concludono Abrignani e Pregliasco, che ha portato a "ottimi risultati" con un forte aumento delle vaccinazioni tra i bambini.

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