Uccide madre e sorellastra Gettate a pezzi nell'Adige

Uccise, fatte a pezzi, rinchiuse in tre borse gettate nell’Adige: confessa l'omicidio di madre e sorellastra

Uccise, fatte a pezzi, rinchiuse in tre borse gettate nell’Adige. È un racconto lucido, privo di emozioni, quello che Andrei Filip, 20 anni romeno, ha reso ai carabinieri confessando l’assassinio della madre Mirela Balan, 40 anni, e della sorellastra di 12 anni, Larisa Elena, avvenuto nella loro casa di Albaredo d’Adige la sera del 13 febbraio.

L’omicidio delle due donne è stato l’epilogo dell’ennesima lite in casa: Mirela, badante molto conosciuta in paese dove viveva da 10 anni, voleva che il figlio, un bracciante saltuario arrivato in Italia tre anni fa, se ne andasse. All’ennesimo rimprovero della madre Filip ha reagito accoltellandola alla gola. Poi è sceso al piano terra e ha convinto la sorellastra, diventata una scomoda testimone per aver sentito le grida dell’alterco, a salire con lui al primo piano. A quel punto le ha messo le mani al collo e l’ha strangolata.


Dopo gli omicidi è uscito di casa, ha preso il bancomat della madre, riuscendo a prelevare 200 euro, e quando è ritornato ha meticolosamente sezionato i cadaveri gettandoli in tre borse che ha poi buttato nell’Adige. A testimonianza della sua freddezza gli investigatori sottolineano che Filip ha avuto il tempo anche per cercare di depistare le indagini e far credere che la madre si fosse tolta la vita. Ha preso la sua borsetta e l’ha gettata in un altro punto del fiume, lo stesso «puntato» dai cani molecolari fatti giungere per le ricerche. Poi ha fatto rientro nell’abitazione, ha pulito il sangue con uno straccio e un secchio e si è fatto accompagnare da un amico a San Bonifacio, dove è salito su un pulmino per raggiungere in Romania il padre.

Ad attenderlo, al suo rientro in Italia, ha trovato i Carabinieri che lo hanno portato in piena notte in caserma. Sono bastate meno di quattro ore per farlo confessare. Ora si sta setacciando il fiume alla ricerca delle tre borse, a meno di cinquanta chilometri dal punto nel quale, nelle acque del Brenta, si stava tentando di recuperare sino a ieri il cadavere di Isabella Noventa, uccisa per mano del suo ex fidanzato Freddy Sorgato. «Ho tagliato la testa a mia madre» ha scandito agli investigatori Filip, mentre in realtà aveva reciso di netto la gola alla donna. «Non ha mai dato il minimo segno di pentimento - racconta il col. Pietro Oresta, comandante provinciale dei Carabinieri di Verona - dimostrando una freddezza che lascia davvero scossi».

Durante l’interrogatorio, aggiunge, le uniche cose di cui ha sentito il bisogno sono state «una sigaretta e di poter andare in bagno».

Lucido, freddo e soprattutto non pentito di quanto fatto: «sembrava quasi che raccontasse un fatto compiuto da altri - sottolinea l’investigatore -  come se avesse visto un film».

comments powered by Disqus