Giorgio Napolitano bis  L'euforia di Lorenzo Dellai

Giorgio Napolitano, 87 anni, rimane Presidente della Repubblica. Ieri, prima volta nella storia italiana, è stato rieletto con una larghissima maggioranza (738 voti, il quorum era di 504) togliendo le castagne dal fuoco a una politica paralizzata. Dellai euforico. Deluso Fraccaro. Grillo delude i suoi: prima dice "in piazza a Roma" poi ci ripensaI tuoi commenti

di Luisa Maria Patruno

foto_napolitano-1_1.JPGTRENTO - Lorenzo Dellai è raggiante. Lo aveva dichiarato un mese fa, durante le consultazioni per il governo, che Giorgio Napolitano sarebbe stato l'unico capace di fare da punto di equilibrio per il Paese nel caos e nell'incomunicabilità tra le forze politiche rappresentate in Parlamento. E più volte nelle settimane scorse il capogruppo di Scelta Civica alla Camera aveva personalmente sollecitato il capo dello Stato a superare la sua comprensibile riluttanza - a 88 anni - per un secondo settennato. Alla fine, però, come tutti si era arreso.
Onorevole Dellai, lei è stato uno sponsor della prima ora del Napolitano bis. È contento del voto di ieri?
Certo, vedevo fin dall'inizio il problema di questa politica impazzita. E Napolitano era l'unico che poteva completare l'opera che aveva già impostato, consapevole che l'Italia stava rischiando grosso
Che condizioni ha posto ai partiti per accettare? È vero che Napolitano vuole fare un governo di larghe intese con Amato presidente del consiglio?
Si fa anche questo nome. Di certo, Napolitano ha accettato solo dopo aver ottenuto l'impegno da Pd e Pdl, oltre che da Scelta Civica, a non rendergli impossibile quello che non gli è stato possibile realizzare negli ultimi due mesi. 
Ma questo pensa che possa durare questo governo?
Beh, se l'obiettivo è fare le riforme costituzionali, l'orizzonte non dovrebbe essere troppo breve, direi due anni. 
Secondo lei cosa accadrà nel Pd ora?
Credo che daranno vita a due gruppi parlamentari. Mi sembra che ormai la spaccatura sia insanabile. Il Pd ha ceduto sotto la pressione del "grillismo" che ha condizionato dirigenti e parlamentari e le scosse di Renzi e dei renziani che hanno demolito l'edificio, con il rischio di rimanerci sotto.

 

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