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ROVERETO. Ha intestato parte dei suoi beni a quello che considerava un amico fidato, ma oggi non ricorda più con chiarezza quanto accaduto. È il caso al centro di un processo per presunta circonvenzione di incapace, che vede imputato un uomo di 65 anni accusato di aver approfittato della fragilità di un anziano oggi novantenne.
Per fare luce sulle condizioni della presunta vittima, il giudice Fabio Peloso ha incaricato lo psichiatra Eraldo Mancioppi di valutare la capacità dell’uomo di testimoniare. L’esito della perizia è stato netto: il novantenne presenta lacune di memoria, amnesie e stati d’ansia che non gli consentono di affrontare un esame in tribunale. Per questo motivo il giudice ha escluso la sua testimonianza nelle prossime udienze.
Secondo la Procura, rappresentata dal pubblico ministero Fabrizio De Angelis, l’imputato sarebbe riuscito a ottenere la fiducia dell’anziano fino a farsi intestare beni e ricevere denaro, gioielli e altri vantaggi patrimoniali. Tra gli atti finiti sotto la lente degli investigatori c’è anche un testamento olografo depositato dal notaio Poma, nel quale il 65enne veniva indicato come erede universale.
A far emergere i sospetti era stata la nipote dell’anziano, che aveva denunciato la situazione ai carabinieri dopo essersi confidato con lo zio. Durante il dibattimento è emerso anche il rapporto particolarmente stretto tra i due uomini, circostanza riferita da una testimone che si occupava dell’assistenza quotidiana del novantenne. La prossima udienza è fissata per il 3 novembre e si concentrerà sull’acquisizione delle dichiarazioni rese dall’anziano durante l’udienza preliminare di due anni fa.


