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Spiriti d'inverno

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Spiriti… spiriti d’inverno che escono dai boschi e si fanno reali, maschere che permettono per un momento di assumere un’altra identità, mascherate che stravolgono la quiete di piccole comunità e che ne affermano un’identità culturale unica… spiriti che raccontano di tempi antichi e di riti vivi e vissuti da queste piccole comunità di montagna ...

“Spiriti d’inverno” è tutto questo. È il racconto di un viaggio sulle Alpi iniziato dall’autore dieci anni fa, che raccoglie in questo diario cinquantaquattro mascherate alpine, dal Piemonte al Friuli Venezia Giulia passando per la Valle d’Aosta, la Lombardia, il Trentino Südtirol e il Veneto alla ricerca dell’attimo in cui questi spiriti si manifestano.
Stefano Torrione, l’autore, ha presentato il suo libro nella sala comunale di Palù/Palai.

Ospite d’onore Giovanni Kezich, direttore del Musei degli Usi e Costumi della gente trentina che con un’interessantissima introduzione ha contestualizzato l’opera, raccontando di questo “ritorno degli spiriti” cha accomuna, dall’autunno fino a primavera, molte comunità rurali del nostro continente.

Veniamo perciò a sapere che le mascherate, seppur concentrate maggiormente nel periodo di carnevale, sono diffuse anche in altri momenti dell’anno: dalle feste dei Santi di inizio novembre, ai giovedì dell’avvento, a San Nicolò e in molte altre occasioni.
L’inverno è la stagione degli spiriti che diventano parte della comunità e sono l’occasione per un “collettivo girar pagina in cui, protetti dalle maschere, si può archiviare il passato prima che il futuro abbia inizio”.

Stefano Torrione ha inteso questa, come tutte le presentazioni del libro, come un modo per ritornare alle comunità un po’ di ciò che lui, con le sue immagini, ha un po’ “rubato”. Un modo per ringraziare le comunità per il dono che gli ha fatto. La sua presentazione, così densa di contenuto, ci ha permesso di leggere la sua opera da un altro punto di vista. Grazie alle parole con cui ci ha raccontato le immagini, siamo diventati un po’ più partecipi della sua opera, del suo modo di lavorare e di quello che lui, con le sue immagini, cerca di cogliere e di raccontare. Quell’attimo in cui lo spirito si manifesta e la maschera diventa lo strumento in cui possiamo diventare, per un momento, qualcosa d’altro.

Lorenza Groff

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