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Melone: «Contro le ingiustizie,

rivogliamo il nostro titolo sportivo»

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Continua la battaglia legale del Levico Terme dopo la retrocessione a tavolino decisa dalla Lega Nazionale Dilettanti. La società del presidente Sandro Beretta in questi giorni, come molte altre formazioni coinvolte, ha depositato il ricorso al Collegio di Garanzia del Coni. Abbiamo colto l'occasione per scambiare due chiacchiere in merito con il direttore generale Marco Melone.
«Mai come ora giornali e pagine web sono pieni di articoli più o meno bizzarri su cosa sarebbe meglio per il calcio italiano e provinciale - dichiara il dg gialloblù - probabilmente la mancanza del calcio giocato e il lungo lockdown hanno scatenato l'attenzione su aspetti calcistici più da sala riunione che da campo. Niente di male in tutto questo ci mancherebbe, sappiamo tutti che il calcio non è solo una passione, ma quasi un secondo lavoro indipendentemente che si tratti di un l'impiego da tifoso, da dirigente, da calciatore o altro. Quindi per chi vive un momento di apprensione calcistica come il sottoscritto, le letture non mancano e nemmeno gli spunti interessanti».
In questo periodo, rimanendo sulla questione retrocessioni e promozioni, si legge e si discute molto di «merito sportivo». Lei cosa ne pensa?
«Scorrendo i vari articoli, commenti e pareri mi ritrovo pure io a chiedermi che fine fa il merito sportivo in casi come questi? Cristallizzazione delle classifiche, classifica avulsa, algoritmo, tutti hanno la soluzione più o meno corretta a seconda delle proprie visioni e dei propri interessi. E dunque quale sarebbe il vero merito sportivo? Quello che fa retrocedere, togliendo il titolo sportivo per la classifica avulsa? Quello che fa retrocedere a tavolino con l'algoritmo? O quello che promuove le squadre con buona parte di stagione da giocare?»
E che risposte si dà?
«In tutto questo il merito sportivo non c'entra nulla! Tutte le società si sono iscritte a campionati che avevano regolamenti ben precisi, scanditi da comunicati ufficiali che non possono e non devono essere cambiati in corsa, soprattutto se ledono i loro diritti e la loro dignità. Un solo dato è certo: i campionati non sono finiti e senza la possibilità di concluderli non possono essere ritenuti validi. Sono assolutamente stupefatto di come non sia stata considerata in primis l'esigenza di non danneggiare le affiliate in una situazione drammatica dal punto di vista economico e gestionale.
Al contrario ci si è premurati alla svelta di creare una normativa ad hoc che permettesse di mescolare le carte travolgendo in nome dell'emergenza anche i diritti più elementari. Trentasei squadre sono state letteralmente defraudate a tavolino di un titolo sportivo acquisito negli anni con sacrifici, impegno e rispetto delle regole. Quel rispetto che dovrebbe essere a fondamento non solo del calcio di ogni dimensione, ma del vivere civile».
Quindi nel quartier generale termale la battaglia per la salvezza è ancora in atto?
«Per quanto mi riguarda continuerò a lottare insieme a tutta la società U.S. Levico Terme per la tutela dei nostri diritti, auspicando che per tutte le categorie dilettantistiche non vi sia alcuna retrocessione e confidando fino all'ultimo che le decisioni prese possano essere riviste e il merito sportivo torni davvero ad essere la nostra stella polare».

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