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Mvt - Il campione trentino di tutti i tempi

Nuova sfida: Corradini vs Bisesti

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Nuova sfida tra campioni del nostro sondaggio “Mvt - Il campione trentino di tutti i tempi”: oggi è tra il campione di sci orientamento e corsa orientamento Nicolò Corradini e il campione di tamburello Paolo Bisesti. 

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NICOLO' CORRADINI. Ha toccato per 4 volte il tetto del mondo, partecipando a 10 campionati iridati e collezionando oltre cento vittorie in carriera, tra cui 19 titoli tricolori assoluti. Nicolò Corradini, poliziotto di Castello di Fiemme (ora in pensione e gestore di un apprezzato agritur), è stato da metà anni ‘80 e sino all’inizio del nuovo Millennio il miglior interprete azzurro della disciplina dello sci-orientamento, unendo velocità sugli sci di fondo, capacità di muoversi con precisione nella natura innevata ed interpretare al meglio il percorso contraddistinto dalla tipiche «lanterne». «Ho iniziato a praticare lo sci di fondo in modo agonistico solo a 17 anni (prima ho frequentato l’istituto agrario di S. Michele e lavorato nell’azienda zootecnica di famiglia) - spiega Nicolò Corradini - erano i tempi in cui in Valle di Fiemme si viveva nel ricordo delle imprese di Franco Nones e si faceva il tifo per i fratelli Bice e Giorgio Vanzetta. Sono entrato nelle Fiamme Oro di Moena nel 1982, seguito per tanti anni da Valerio Gianmoena, grande maestro di sport e di vita».
Un inizio non facile ma subito la dimostrazione di grande doti sugli sci stretti (tante le gare disputate in Coppa Italia e Coppa Europa con un 4° posto alla Marcialonga) ed uno spiccato «senso dell’orientamento». «Ho partecipato a dieci Mondiali di sci-orientamento (la prima volta nel 1986 in Bulgaria) e a tre mondiali estivi di corsa-orientamento, vincendo l’unica “prova dimostrativa olimpica” tenutasi per le Olimpiadi di Nagano nel 1998 - racconta -. Il primo titolo mondiale ottenuto sulle nevi dell’Alta Val di Non resta la vittoria più bella ed inaspettata, vissuta tra tanti tifosi e pochi mesi dopo la nascita della piccola Anna (seguita da Stefania e Francesco)». La carriera di Nicolò Corradini è stato un crescendo di affermazioni sportive, diventando il primo sci-orientista a conquistare quattro titoli iridati in tre diversi Mondiali in contesti molto diversi: dai pendii della Val di Non, alle colline olimpiche di Lillehammer alla siberia russa di Krasnojarsk (primato iscritto nel Guinness World Record). «Il rammarico più grande è la mancata partecipazione ad una rassegna Olimpica, e forse aver mancato il titolo nella prova long in Russia perché mi rubarono gli sci da gara poco prima del via. Comunque conquistai il titolo iridato il giorno dopo nella middle» conclude Corradini, impegnato sia nella Giunta nazionale Coni (rappresentante degli atleti tra il 2006-2012) sia nella federazione internazionale (Jof) per dare visibilità e riconoscimento all’orienteering: sport che conta oggi 3 milioni di praticanti in oltre 70 Nazioni, garantendo tutela dell’ambiente, sostenibilità e fair-play.
«Ho trasmesso la passione per lo sci-orientamento ai miei figli, e Stefania ha ottenuto il 4° posto ai Mondiali Junior nel 2016 ed è stata due volte 7ª alle Universiadi 2019 in Russia, dove la disciplina è stata ammessa per la prima volta in modo ufficiale».

PAOLO BISESTI. 

È uno degli sport più antichi al mondo, praticato già dai Romani e in tempi più recenti dai reali di Casa Savoia. In Trentino il tamburello ha grandi tradizioni e atleti come Paolo Bisesti che ne hanno fatto la storia.
Come ha cominciato?
«In casa mia lo sport l’abbiamo sempre praticato con passione. Mio padre Luigino ai suoi tempi vinse 33 gare da dilettanti tanto da meritare il passaggio nei professionisti. Per quanto mi riguarda, fin da piccolo ero sempre in piazza ad Aldeno dove si giocava a calcio o a tamburello visto che era lo sport di paese. Ho iniziato presto e a 15 anni ho debuttato in Serie A giocando fino a 40 anni».
Ai suoi tempi era quasi un professionista.
«Per la mentalità di sicuro, per i soldi no di certo. Dal punto di vista della preparazione ho sempre cercato di non sgarrare: avendo avuto allenatori che venivano dal volley c’era confidenza con diete, tabelle di allenamenti e recuperi. A me non pesava la disciplina perché mi piaceva e sul campo vedevo i risultati».
Ha avuto un modello a cui ispirarsi?
«Il giocatore di tamburello più forte di sempre è stato il veronese Renzo Tommasi, di cui in camera avevo l’autografo. Come persona e come compagno non posso non ricordare Walter Marcazzan».
Lei pratica altri sport?
«Da giovane vivevo di sport. A fine carriera per tenermi in forma ho iniziato a praticare sci di fondo. Mi sono appassionato e da quando ho smesso ho completato 11 volte la Marcialonga con il 504esimo posto come migliore risultato in 3h e 50’. Inoltre io e mia moglie siamo grandi appassionati di biathlon e tifosi di Dorothea Wierer».
Dalla “balonzina” (nome antico del tamburello) alla carabina, il passo non è breve.
«Eppure è uno sport che mi piace perché fino all’ultimo rettilineo non c’è mai la sicurezza della vittoria».
Qual è stata la soddisfazione più grande della sua carriera?
«Per la prima chiamata in Nazionale ero agitatissimo, ma i ricordi più belli sono legati a due scudetti. Quello del 1990 con l’Aldeno perché era il nostro primo titolo e il secondo scudetto che arrivava in Trentino dopo quello della Volani Rovereto di pallamano. Probabilmente siamo stati i primi a portare la farfalla del Trentino sulla maglietta: c’era un bel seguito e anche sui giornali ci dedicavano tante pagine. Veniva a vederci anche l’allora presidente della Provincia Malossini. Il secondo momento è la stagione 1998 con il Castellaro. Con me c’erano altri due trentini: Manuel Beltrami e l’allenatore Quinto Leonardi. Abbiamo vinto tutto quello che si poteva vincere».
E se invece di parla di delusioni?
«Il fatto che il tamburello non sia sport olimpico».
Come mai rispetto a quegli anni il tamburello ha perso prestigio?
«Forse perché è uno sport di paese, anche se ha radici storiche. In tv hanno anche provato a lanciarlo, ma non ha suscitato grande interesse».

 

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