Wawrinka, il rovescio di Dio a Parigi Djokovic si deve arrendere, addio gran Slam

Chi può fermare Djokovic? La risposta è arrivata da Parigi: Wawrinka. Anche quest’anno Nole resta a mani vuote: il Roland Garros per lui è una chimera, l’unico titolo dello Slam assente nella sua bacheca (ne può contare otto). “Stan The Man” lo ha battuto in quattro set: 46 64 63 64 in tre ore e 12 minuti.

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Che per il 28enne serbo non sarebbe stata una passeggiata era prevedibile: nelle ultime quattro sfide a livello di Slam, Wawrinka lo aveva sempre costretto al quinto set battendolo nei quarti a Melbourne lo scorso anno. Segno che Djokovic soffre il tennis potente dello svizzero, capace di fare a fette il campo (e l’avversario) con un rovescio da favola giocato a un mano: il migliore nel circuito. Nole tuttavia ha pagato probabilmente la tensione di vedersi ad un passo dal traguardo: era il grande favorito di questa finale. Lo era perché durante il torneo aveva travolto Nadal, ex padrone della terra rossa parigina, e battuto Murray, pur costretto al quinto set dallo scozzese dopo aver vinto i primi due a aver esagerato nel prendersi gioco dell’avversario pagando dazio. E lo era perché sin qui la sua era stata una stagione strepitosa: aveva vinto gli Australian Open e dominato i quattro Masters 1000 ai quali ha partecipato (Indian Wells, Miami, Monte Carlo e Roma). Manca all’appello Madrid, ma solo perché quella settimana ha deciso di riposare. Veniva da una serie positiva di 28 vittorie consecutive, 16 nel 2015 contro un top ten (l’unica sconfitta a Dubai contro Federer lo scorso febbraio). Invece sul più bello si è sciolto e neppure contro il rivale di sempre, quel Nadal con il quale aveva perso le due precedenti finali giocate in Francia (2012 e 2014).

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Aveva iniziato bene il serbo: 6-4 il primo set con break su un doppio fallo di Wawrinka sul 3-3. Troppe però le palle break concesse allo svizzero nel secondo parziale: due annullate al quarto game, una al sesto e ancora una all’ottavo. Quasi ovvio capitolare sotto 5-4: 64 per Stan e tutto da rifare. Il match è girato dalla parte dello svizzero in quel preciso momento: Nole deve aver visto un muro invalicabile davanti: altrimenti non avrebbe rotto la racchetta come tarantolato. Ha cominciato ad accorciare pericolosamente i colpi, mentre da parte sua Wawrinka lo incalzava con il rovescio incrociato aprendosi il campo e chiudendo con il diritto. Break dello svizzero al sesto game, quindi 63. Stan è partito male nel quarto set: sotto 3-0, ma ha recuperato il break di svantaggio al termine di uno scambio lunghissimo, che ha tenuto in apnea il pubblico del “Philippe Chatrier”: diritto in rete di Djokovic e riaggancio dello svizzero, che poi sul 3-3 ha avuto altre due palle break. Annullata la prima, sulla seconda il serbo si è salvato con una volée di rovescio sontuosa per poi portarsi sul 4-3 con un’accelerazione vincente di rovescio. Quindi è toccato a Wawrinka annullare tre palle break di fila (4-4). Per cercare di portare dalla sua parte l’inerzia della sfida Nole ha anche provato per un paio di volte il serve and volley annullando una prima palla break, ma si è arreso su un passante di rovescio pazzesco del rivale. Stan è andato a servire per il match e non ha fallito chiudendo al secondo match point con l’ennesimo rovescio vincente lungo linea: è lui il campione del Roland Garros.

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Per Wawrinka, ex svizzero di riserva cresciuto all’ombra di King Roger Federer (praticamente una condanna) è il secondo titolo Slam nel giro di un anno e mezzo: il primo lo aveva conquistato nel 2014 agli Australian Open. Per Djokovic è l’ottavo ko nelle 16 finali di major giocate: un bilancio del 50 per cento non esaltante. Solo Ivan Lendl ha fatto peggio: 8 trionfi e 11 sconfitte.

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