Parma calcio, niente soldi. Chiesto il fallimento

Sarebbe stato a Maribor, in Slovenia, per un summit con i vertici della Raiffeisen Bank e poi nella sede della sua società, la Mapi Group, a Nova Gorica, ma di bonifici nemmeno l'ombra. «Domani, domani, domani», ha ripetuto meccanicamente per tutta la giornata il presidente del Parma Fc Giampietro Manenti che, a chi lo contattava, ha parlato di «diligence legale e fiscale in corso. L'intoppo è l'udienza chiesta dalla Procura. Ho informato i miei legali, vediamo come affrontarla». Ora la «colpa» del mancato pagamento degli stipendi sembra essere il passaggio deciso dai magistrati di Parma che hanno richiesto per il club emiliano il fallimento.


«Risulta una situazione di inadempienza verso l'erario che difficilmente potrebbe essere risolta con una regolare solvibilità e quindi si è ritenuto di azionare la procedura - ha confermato oggi il procuratore di Parma Antonio Rustico -. Sarà sentito il debitore, il quale sette giorni prima dell'udienza (fissata per il 19 marzo) dovrà presentare i bilanci e fare l'elenco dei crediti e i debiti che ha nei confronti dei terzi, in modo da mettere il Tribunale nelle condizioni di decidere se arrivare alla dichiarazione di fallimento o meno. È chiaro che l'imprenditore ha anche gli strumenti per paralizzare la procedura, riuscendo a pagare, anche in maniera dilazionata».


Manenti rischia di dover dimostrare in meno di un mese di poter sborsare 97 milioni, i debiti indicati nell'ultimo bilancio di cui poco meno di 17 con l'erario. «Indagine penale? Mi avvalgo della facoltà di non rispondere - ha concluso il procuratore -. La legge prevede che le indagini penali seguano una eventuale dichiarazione di fallimento». E se il Parma alla fine fallisse? Il campionato finirà comunque regolarmente perchè, spiega l'avvocato Paolo Malvisi, membro dell'associazione italiana avvocati dello sport, se «la sentenza dichiarativa del fallimento intervenisse nel corso del campionato ed autorizzato l'esercizio provvisorio dell'azienda ex art.104 Legge Fallimentare, gli effetti della revoca dell'affiliazione del Parma alla Figc decorrerebbero dalla data di scadenza fissata per la presentazione della domanda di iscrizione al campionato successivo (nella specie nel giugno del 2015)». Il curatore o i curatori fallimentari avrebbero poi tutto l'interesse a far scendere in campo la squadra per recuperare risorse economiche dagli incassi dello stadio, tutto questo per tutelare gli interessi dei debitori. Ma chi scenderà in campo sino a fine stagione? Se i giocatori dovessero chiedere la messa in mora potrebbero, passati altri venti giorni senza stipendi, ottenere lo svincolo e a quel punto lasciare il Parma senza squadra. O meglio gli emiliani potrebbero finire la stagione con la formazione Primavera, magari con Hernan Crespo in panchina al posto di Roberto Donadoni che potrebbe anche lui abbandonare la nave che affonda.


«Ma noi per ora andiamo avanti con la nostra linea, aspettiamo il fine settimana e poi ci muoviamo - ha comunque ribadito il capitano crociato Alessandro Lucarelli - Novità? Non ce ne sono rispetto a ieri, speriamo che arrivino gli stipendi altrimenti faremo quello che abbiamo deciso».
Ma a Parma ormai tutti pensano che il finale di questa incredibile vicenda sia il crac e la ripartenza dalla serie D, con i trenta dipendenti del club (che vivono con stipendi decisamente diversi da quelli dei giocatori) senza un posto di lavoro. Una situazione complessa che oggi è costata al direttore generale Pietro Leonardi un nuovo ricovero in ospedale per una leggera ipertensione cardiaca. Insomma Parma Fc ad un passo dal baratro, sempre che Giampietro Manenti dalla Slovenia non torni con una borsa piena di milioni.

comments powered by Disqus