Fiorentina - Juventus, storia di un grande... odio

Ora che Andrea Pirlo è tornato a disegnare traiettorie vincenti, decidendo allo scadere il derby, i tifosi della Fiorentina sono un po' in apprensione in vista della sfida di venerdì con la Juve: nell'ultimo confronto, a un passo dai quarti di Europa League, i viola sono stati eliminati infatti nel marzo scorso proprio dalla punizione gioiello del regista azzurro. Un motivo in più per dare sostanza alla solita sfida al veleno tra avversarie che si detestano. La Juve vola sorniona in testa al campionato per il quarto anno di fila, la Fiorentina si sta timidamente riprendendo da un inizio di stagione deludente. Ma i bianconeri sanno bene che venerdì al Franchi dovranno penare assai per proseguire la loro striscia positiva perché club e tifoserie si detestano dallo scudetto 1982, che secondo i viola è stato scippato, con il corollario dei veleni della finale di Coppa Uefa del 1990 e del successivo, traumatico passaggio di Baggio da Firenze a Torino fonte di momenti di guerriglia urbana.


A Firenze l'astio è così radicato che dopo lo strappo-Baggio tutti i giocatori bianconeri che passano in viola (Torricelli, Gentile, Maresca, Di Livio, Matri) devono sottostare a una cerimonia goliardica, la cosiddetta degobbizzazione. Ma c'è un motivo più antico per tante insofferenza e parte da un 11-0 che la Juventus infligge alla Fiorentina il 7 ottobre 1928 contro una squadra di dilettanti.

Il secondo episodio acuisce il risentimento: il 22 febbraio 1953 i bianconeri rifilano un 8-0 a una Fiorentina in nove per gli infortuni di Cervato e Virgili. Poi si rischia la tragedia nel 1957, l'anno dopo dello scudetto viola: Virgili segna il gol vittoria e la pressione dei tifosi fa crollare la ringhiera della Maratona: un centinaio di feriti, gara interrotta e poi conclusa. Nel 1960 c'è un testa a testa scudetto: nonostante la vittoria a Torino i viola chiudono a -2 dalla Juve. Poi nella finale di Coppa Italia i bianconeri si impongono 3-2 ai supplementari: gol di Boniperti deviato dopo una rimonta in dieci per rosso a Sivori.


La rivincita nel 1969: con la vittoria a Torino, spinta decisiva per il secondo scudetto viola. Poi c'è il trauma del 1982: squadre appaiate all'ultimo turno. A Cagliari viene annullato un gol buono di Graziani, a Catanzaro viene dato un rigore dubbio che Brady trasforma. Zeffirelli dà del mafioso a Boniperti (gli costerà 40 milioni). Sale sulla ferita a maggio 1990, finale di Coppa Uefa: 3-1 per la Juve all'andata con arbitro sotto accusa ("Ladri" urla lo stopper viola Pin ai microfoni Rai), 0-0 al ritorno. Il giorno dopo Baggio viene ceduto alla Juve, sommosse in citta'. L'anno dopo Divin Codino a Firenze si procura un rigore ma non lo tira, De Agostini lo sbaglia, i viola vincono e Baggio esce dal campo con una sciarpa viola. Nel 1994 Juve da 0-2 a 3-2 (con doppietta di Vialli e perla di Del Piero) sulla strada dello scudetto.

Poi nel 1997 Conte segna un gol e fa il verso a Batistuta. Quando torna nel 2012 fioccano ironiche parrucche sugli spalti, ma alla fine ride la Juve: 5-0. Poi altri dispetti e ripicche di mercato: il bulgaro Berbatov è atteso a Firenze per firmare, ma viene lusingato dalla Juve, poi sceglie il Fulham. Della Valle parla di "interferenza vergognosa e dilettantesca" e Jovetic non va a Torino. Sul campo la Fiorentina nell'ottobre dell'anno scorso rimonta e batte 4-2 la Juve alla sua unica sconfitta italiana, con tripletta di Rossi. Segue la scarica di insulti di Della Valle con Elkann prima e con Marchionne e Agnelli poi. Le cause sono altre, ma è inevitabile che gli strascichi si riverberino anche sui rapporti tra le due squadre. La Juve fa l'ennesimo sgarbo eliminando nel marzo scorso i rivali dalla Europa League con Andrea Pirlo. Dopo nove mesi torna la sfida che Firenze sente di più: Tevez e compagni sanno che sarà un'impresa tornare a casa con i tre punti prima della decisiva sfida Champions con l'Atletico.

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