«No alle fusioni nel calcio. E non è questione di soldi»

di Guido Pasqualini

46781_94092.jpgIl tema - «fusioni sì, fusioni no» - fa discutere e, come sempre accade in Italia, divide le fazioni in due, guelfi e ghibellini. Tutto è nato dalla presa di posizione del comitato trentino della Figc, che si è dichiarato del tutto contrario alle fusioni tra le società di calcio, arrivando a chiedere al prossimo presidente della Lega nazionale dilettanti (il successore di Tavecchio verrà eletto luendì prossimo) di impegnarsi per abolirne addirittura l'istituto. Sono arrivate le prese di posizione della Solandra (ecco la lettera inviata al presidente Pellizzari), quella del presidente del Quercia Rovereto Carlo Giordani e quella del presidente della Vipo Trento Marco Sembenotti.

 

Al presidente della Figc trentina Ettore Pellizzari abbiamo chiesto il motivo di una presa di posizione così netta.
«Al prossimo governo della Lnd - risponde - abbiamo presentato un programma in ventisei punti e quello riferito alle fusioni non è certamente il più importante. Si è confermata la posizione politica da sempre espressa dal nostro Consiglio direttivo che durante l'assemblea è stata suffragata da Felice Belloli,  prossimo presidente della Lnd».

ettore pellizzari figcPresidente Pellizzari, non tutte le società trentine sono però d'accordo.
«La nostra posizione politica è di salvaguardia dell'intero movimento calcistico dilettantistico. Riteniamo che il patrimonio rappresentato dalle numerose società presenti sul nostro territorio non vada disperso. Abbiamo verificato che l'istituto della fusione nella maggior parte dei casi non porta ad alcun beneficio per le società coinvolte, anzi. Fatte le debite eccezioni, una fusione comporta l'espulsione dall'attività sportiva di tanti giovani, naturalmente i meno dotati e la morte di una società».

 

Ciononostante, anche in tempi recenti, alcune  società sono andate contro il vostro diktat, fondendosi. E danno un giudizio positivo della loro esperienza.
«Bisogna fare un passo indietro. Dagli anni ‘70 agli anni ‘90 del secolo scorso nuove società di calcio venivano fondate con una facilità davvero sorprendente. Allora le fusioni non costituivano certo un problema: una società spariva e un'altra nasceva al suo posto. Oggi è molto diverso, quasi nessuno più si avventura nella fondazione di una società sportiva perché troppe sono le responsabilità di ogni genere che il legislatore ha caricato sul volontariato sportivo. In questa situazione è più che doveroso operare politicamente per cercare di non far sparire alcuna società».

Nella sua relazione lei sottolinea che, a seguito delle fusioni, «non mancherebbero ricadute negative anche sul bilancio economico». E la Solandra, nella lettera pubblicata dal nostro giornale, sostiene che si tratta esclusivamente di una questione di soldi.  
«Chi afferma questo sbaglia e comunque dimostra di non possedere argomenti validi. Quanto al bilancio, è chiaro che se vengono a mancare cinque società quel mancato introito andrà recuperato su tutte le altre. Peraltro, durante l'assemblea, ho documentato come negli ultimi dieci anni il Consiglio direttivo del Comitato abbia proceduto a una significativa riduzione - circa un terzo - degli oneri economici a carico delle società calcistiche.Ora ci batteremo anche contro l'iniquo taglio delle risorse finanziarie operato dal Coni a danno della Figc».

Cosa risponde all'accusa di favorire il campanilismo nel momento in cui invece le Casse rurali si accorpano e i Comuni si fondono?
«Nel gioco di squadra il campanilismo costituisce l'essenza e la bellezza dello sport. Chi poi non capisce che la fusione dei Comuni e delle banche sono situazioni totalmente diverse da quella delle fusioni delle società sportive, vuol dire che non è minimamente in grado di approfondire l'analisi che riguarda questi processi»».

A livello di vertice il nostro calcio è in grande difficoltà: in serie D le tre squadre trentine navigano nei bassifondi della classifica. Le fusioni non potrebbero migliorare la situazione?
«Nient'affatto, anzi le fusioni la farebbero peggiorare anche su questo versante. E comunque noi abbiamo istituzionalmente la finalità di valorizzare il calcio giovanile e dilettantistico, senza mire per il professionismo che eventualmente deve seguire percorsi di carattere imprenditoriale indipendenti dalla nostra politica. Dobbiamo promuovere e diffondere lo sport di base, nel nostro caso il gioco del calcio; per questo è necessario salvaguardare e potenziare il sistema rappresentato dalla capillare diffusione delle società sportive. Dovrebbe essere in primis anche l'obiettivo della nostra classe politica dirigente che spesso si riempie la bocca di retorica esaltando la funzione sociale e formativa dello sport di base, invece alla prova dei fatti opera spesso in senso contrario, dimostrandosi inaffidabile».

 

Pellizzari: «Le fusioni? Vanno abolite»

La replica della Solandra

La replica di Carlo Giordani

La replica di Marco Sembenotti

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