Libri: avvelenata la farfalla del Trentino

Un libro che ci parla di inquinamento, delle tristi ma all'apparenza territorialmente circoscritte pagine delle discariche di Roncegno e Sardagna, quindi dell'azione delle Acciaierie di Borgo Valsugana a cui si sono pure interessati i magistrati trentini. Ma in realtà il volume  «La farfalla avvelenata», Città del Sole, 15 euro, dei giornalisti Andrea Tomasi e Jacopo Valenti, appena uscito in libreria (sarà presentato il 18, alle 17, al Centro polifunzionale dell'Opera universitaria, dietro Sociologia) rappresenta invece un avvertimento a politici e popolazione trentina: una fase, quella dell'uomo solo al comando, in cui i controlli «democratici» si sono affievoliti sino a sparire in qualche caso, ha messo in crisi le ragioni stesse dell'autonomia

di Renzo Maria Grosselli

Un libro che ci parla di inquinamento, delle tristi ma all'apparenza territorialmente circoscritte pagine delle discariche di Roncegno e Sardagna, quindi dell'azione delle Acciaierie di Borgo Valsugana a cui si sono pure interessati i magistrati trentini. Ma in realtà il volume  «La farfalla avvelenata», Città del Sole, 15 euro , dei giornalisti  Andrea Tomasi e Jacopo Valenti , appena uscito in libreria (sarà presentato martedì 18, alle 17, al Centro polifunzionale dell'Opera universitaria, dietro Sociologia) rappresenta invece un avvertimento a politici e popolazione trentina: una fase, quella dell'uomo solo al comando, in cui i controlli «democratici» si sono affievoliti sino a sparire in qualche caso, ha messo in crisi le ragioni stesse dell'autonomia. Ad affermarlo è anche  Claudio Sabelli Fioretti  che nella prefazione al volume scrive: «La delega che i trentini consegnano nelle mani di chi li governa, che siano i principi della Chiesa o i principi della Margherita, non viene più usata per il buon governo ma per la causa del "lasciateci lavorare" fatta propria dalla classe dei politici e, a caduta, dei dirigenti privati. Tracotanza, presunzione, fastidio nei confronti dei controlli».
Di cosa parla «La farfalla avvelenata»? Racconta, con ricchezza di particolari e facendo riferimento sia alla documentazione giudiziaria e processuale, sia al dibattito nato sulla stampa locale, le tre inchieste ambientali condotte dalla procura di Trento in Valsugana e nel capoluogo, a partire dal 2008. Tomasi e Valenti si sono dedicati alla raccolta del massimo di informazioni sul «traffico di rifiuti» (che dovevano per legge essere «inerti» e che invece erano «avvelenati») dirottati verso le cave di Sardagna e Monte Zaccon (Roncegno) e, quindi, dell'impatto dei fumi prodotti dalle Acciaierie di Borgo su territorio e popolazione. Si tratta delle inchieste condotte dalla magistratura trentina (da un magistrato coraggioso,  Alessandra Liverani) denominate «Tridentum», «Fumo negli occhi» ed «Ecoterra». Il libro racconta i lunghi mesi di indagini da parte del Corpo Forestale dello Stato, i risultati delle perizie sui siti di deposito dei rifiuti e quelli delle intercettazioni telefoniche che in più di un caso hanno visto coinvolti amministratori e funzionari pubblici.
Prodotti altamente tossici che arrivavano nel Trentino del turismo, della Farfalla, anche da Veneto e  Lombardia, risultato di lavorazioni in stabilimenti siderurgici e della carta, di lavori minerari e sotto forma di rifiuti ospedalieri «pericolosi»: finivano vicino al capoluogo, a Sardagna, o in una valle popolosa e turistica come la Valsugana, senza nemmeno contromisure atte a limitare i danni (ad esempio, lo scorrimento dei liquidi verso le falde). Ciò accadeva mentre le entità di controllo, l'Appa, Agenzia provinciale per la protezione dell'ambiente, ma anche il Corpo forestale trentino, fornivano rassicurazioni all'opinione pubblica su quelle operazioni (e la cosa accadeva anche per quanto riguarda i fumi delle Acciaierie).
La «Farfalla avvelenata» insomma, non vuole essere solo il resoconto degli aspetti investigativi e processuali della vicenda dei rifiuti pericolosi ma sottolinea anche le incertezze della politica e le sue reazioni, morbide e contorte, all'allarme ambientale lanciato dal magistrato. Quella politica che avrebbe cercato soprattutto di rassicurare e sminuire, davanti alle richieste sempre più precise di quei Comitati popolari nati prima e dopo l'inizio delle inchieste.
Nel volume Tomasi e Valenti si chiedono  perché sia stato il Corpo forestale dello Stato a scoperchiare questa vaso di «monnezza», e non il Corpo trentino. Perché per molte delle analisi determinanti per le inchieste, la magistratura abbia fatto riferimento non all'Appa ma ad aziende sorelle di regioni limitrofe? E perché solo le segnalazioni, per anni inascoltate, dei cittadini, abbiano smosso i controlli? La domanda che esce con forza da «La farfalla avvelenata» riguarda più la funzionalità della democrazia in Trentino che la situazione dell'inquinamento ambientale. Qualcosa non ha funzionato per portare tratti importanti del nostro territorio a questo livello di inquinamento: i controllori non hanno controllato. Talvolta, le indagini lo confermerebbero, sono stati timidi, poco attenti, giungendo in qualche caso a facilitare la vita degli inquinatori. Meccanismi democratici da ridiscutere, dunque, che non possono più fare riferimento «ad un uomo solo al comando».
Una sola osservazione ancora, che riguarda alcuni contenuti della prefazione di Sabelli Fioretti. È proprio certo che la storia del Trentino non sia sufficiente a giustificare la sua autonomia? I trentini hanno lottato per questa a partire dall'Ottocento, al tempo austriaco, e hanno continuato a farlo con l'Asar e dopo. Del resto, basta vedere le disastrose condizioni della montagna veneta o di quella piemontese per capire, semmai, che anche altri territori di montagna ne avrebbero avuto bisogno per non soccombere ai diktat della pianura. La domanda forse è diversa. Se la sono meritata i trentini, in questi ultimi anni, la loro autonomia? «La storia dei rifiuti velenosi e dei fumi delle Acciaierie - scrive Sabelli Fioretti - entra a gamba tesa sul tema della responsabilità, della diversità del Trentino».

 

 

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