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Nuovi divieti a dicembre

Bar e ristoranti a Natale

Limiti ai viaggi fra regioni

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Ristoranti chiusi a Natale e Santo Stefano, conferma probabile del coprifuoco dalle 22 alle 6 in tutt’Italia, negozi aperti fino alle 22 e blocco della mobilità tra tutte le regioni con deroghe per il rientro dei residenti e forse i dei congiunti che si ritrovano. Ma qui anche questa volta si vedrà che cosa si intende per congiunti, cioè quali familiari "stretti", secondo il governo, potranno ritrovarsi se vivono entro aree amministrative diverse. E quali sarebbero le date ritenute pericolose per gli spostamenti dei cittadini anche da una regione gialla a un'altra dello stesso colore.

Sono queste alcune delle misure che il governo prevede per il nuovo dpcm che il premier Giuseppe Conte vuole varare il 4 dicembre per minimizzare gli spsotamenti dei cittadini nel periodo natalizio. Quale sia il periodo individuato non è dato sapere, forse le nuove misure restrittive saranno articolate secondo un calendario “di rischio” stabilito da Roma.

Per esempio, la chiusura di bar e ristoranti in tutta Italia, a prescindere dalla situazione epidemiologica locale, il 24, il 25 e il 31 dicembre. Un’ipotesi è di estendere le giornate di chiusure nelle regioni che non siano nella fascia gialla di rischio covid.

Sul fronte piste da sci si conferma la linea di chiusura da parte del governo, mentre le Regioni fanno notare che senza un'intesa europea le località montane italiane subiranno un colpo dalla concorrenza straniera.

Il governo, fra l'altro, ha già anticipato che nel periodo natalizio si prevde di introdurre test covid o isolamento domiciliare al rientro per tutti gli arrivi, a rpescindere dal Paese straniero di origine (oggi queste misure sono in vigore solo i ritorni da una serie di nazioni, anche europee).

Sul pacchetto di nuovi divieti natalizi, a quanto è dato conoscere, le autonomie locali non avranno margini di manovra: come in precedenza, potranno solo eventualmente inasprire le misure in vigore.

Frattanto, il ministro delal salute, Roberto Speranza, ha deciso che da domani, domenica, Lombardia, Piemonte e Calabria passano alla fascia arancione lasciando quella rossa. Invece Liguria e Sicilia diventano gialle.



Paradossalmente, mentre il governo prepara un dicembre di maggiori divieti, migliorano i nuovi indicatori valutati ieri e nessuna area è entrata in una fascia di rischio maggiore, mentre le cinque menzionate passano a un livello inferiore.
L’rt nazionale scende all’1,08, avvicinandosi alla soglia di trasmissibilità di 1, sotto la quale il quadro epidemico è considerato sotto controllo .

In Calabria, intanto, il governo è riuscito al sesto tentativo a nominare un commissario che accetta l’incarico di guida del sistema sanitario regionale. La scelta non è caduta su un esperto di sanità ma su un uomo che ha alle spalle una carriera di lotta alla criminalità.
Si tratta di un ex commissario di polizia, questore e prefetto: Guido Nicolò Longo. classe 1953, laureato in giurisprudenza. Nell’ultimo periodo, prima della pensione, è stato prefetto di Vibo Valentia dal marzo 2017 al maggio 2018, quando si è congedato per sopraggiunti limiti di età. In precedenza Longo è stato dirigente della squadra mobile, della Dia, del Servizio centrale e questore di Caserta, Reggio Calabria e Palermo. Nel corso della sua carriera Longo è stato protagonista di importanti operazioni antimafia e dell’arresto di numerosi latitanti, da Leoluca Bagarella a Francesco Schiavone “Sandokan”.
Poche ore prima aveva rinunciato all’incarico Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico, medico in forza alla Protezione civile. Il premier Conte non ha accettato la richiesta di Miozzo di poter avere a disposizione un proprio team di lavoro scelto ad hoc e di poter operare in deroga ad alcune prerogative del potere politico. Insomma, a quanto si è inteso, voleva garanzie sulla propria libertà di azione nell’affrontare uno scenario bisognoso di cure urgenti.

Ora il Pd chiede che il prefetto, garante di legalità, sia affiancato da una squadra che abbia competenze specifiche sulla sanità

Sul fronte scuola fa discutere l’idea di una riapertura prenatalizia anche delle superiori, mentre ieri il governo ha lanciato anche una proposta definita dai sindacati «una provocazione». La ministra dei trasporti, Paola De Micheli si è espressa per la scuola anche di domenica: «Siamo in emergenza e credo sia necessario fare lezioni in presenza anche il sabato e bisogna far cadere ogni tabù come quello della domenica», ha detto, per dare una risposta al nodo dell’affollamento sui mezzi di trasporto se ci salgono anche gli studenti (e se l’offerta evidentemente non aumenta).

Negli ambienti sindacali c’è anche chi ha fatto qualche battuta: «Perché non a scuola di notte allora, invece che al mattino? Gli studenti come i panettieri. Gli autobus sono quasi vuoti, la ministra potrebbe pensarci... Ma servono gli autisti».

In ogni modo, dai presidi arriva subito un «no» secco: «Ritengo irrealistico pensare di allungare la settimana scolastica anche alla domenica mentre il sabato, per moltissimi istituti, è già giornata di lezione», afferma il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli.

Per tornare al Natale, a quanto pare sul coprifuoco per il cenone e sul divieto di spostamento tra le Regioni, il premier Conte non è convinto dalla linea «durissima» sposata dai ministri Pd e da Roberto Speranza.

E sul fronte economico, se rinuncia all’idea di un bonus natalizio per i lavoratori in cig, non cede alla richiesta dei Dem di collocare non a palazzo Chigi ma al ministero dell’economia il cuore operativo del meccanismo di gestione dei 207 miliardi attesi da Next Generation Eu. Più in generale, dai dossier Aspi ed ex Ilva, dai tavoli sul programma al Mes, il tentativo in corso è quello di imprimere una spinta e respingere l’immagine di un governo nel pantano. Ma le mediazioni con gli alleati di governo, mentre tra le ‘truppè cresce la voglia di rimpasto, in queste ore appaiono tutt’altro che facili.

La riunione fiume di ieri di Conte con i capi delegazione inizia alle 11 del mattino e va avanti fino a notte, tra molte interruzioni.

È una riunione a geometrie variabili, perché se Speranza, Alfonso Bonafede, Dario Franceschini e Teresa Bellanova restano sempre al tavolo, sui singoli dossier vengono invitati a unirsi i diversi ministri competenti

Da qui al 3 dicembre bisogna trovare una sintesi sulle misure anti contagio per il Natale e sulla data di riapertura delle scuole.

La tendenza emersa dall’incontro con le Regioni, che propongono a gennaio la fine della didattica a distanza, non mette d’accordo tutti: non solo tra i governatori il Dem Stefano Bonaccini spinge per la ripresa a dicembre, ma anche nel governo il M5s e Iv remano in questa direzione.

Quanto alle misure per il Natale, tutti d’accordo sulla necessità che sia «più sobrio» e non un gigantesco focolaio per la terza ondata. Il confronto con la Cei sulle funzioni religiose è in corso.

Ma Conte, come i renziani, sarebbe convinto che non si possa tenere anche a Natale e Capodanno il coprifuoco alle 22: vorrebbe fissarlo alle 23 o alle 24. Una decisione è rinviata a dopo un nuovo confronto con gli esperti del Cts.

Ma anche sugli spostamenti tra Regioni: non un liberi tutti né la possibilità di andare fuori in vacanza, ma i più «aperturisti» vorrebbero trovare un modo per permettere ai parenti stretti di stare insieme, sia pur in numero limitato (anche qui: quanti a tavola? Raccomandare un numero, ci si chiede, o evitarlo?).

Su tutt’altro fronte, il Recovery fund, il braccio di ferro è durissimo: Conte è deciso a tenere la cabina di regia a Palazzo Chigi, il Pd la vorrebbe al Mef (in stretto raccordo con la Ragioneria). Circolano ipotesi intermedie, di affidare la regia al ministro agli Affari Ue Enzo Amendola o creare una squadra «mista», tra Palazzo Chigi, ministero dell’Economia e ministero dello Sviluppo economico. «È evidente a tutti che ministeri, amministrazioni e burocrazia non sono adeguati, bisogna coinvolgere ingegneri, urbanisti, sociologi», dice dal Pd Andrea Orlando. Una nuova riunione di governo potrebbe tenersi comunque nel weekend, perché non si è neanche d’accordo su quali dovrebbero essere i soggetti attuatori (figure più tecniche o politiche?) e su come allocare i fondi, al di là dei vincoli europei a destinare il 37% all’ambiente e il 20% al digitale. Il tema si intreccia con quello del Mes, su cui restano altissime le tensioni nella maggioranza, nonostante si lavori tutti insieme per far passare il via libera alla riforma in Ue.

E si intreccia con quello programma di governo: i tavoli di lavoro dovrebbero consegnare ai leader i risultati del loro lavoro sull’agenda di legislatura entro la prima settimana di dicembre, ma il lavoro non decolla. Si registrano dissensi su temi come la scuola. E sulle riforme ci si è impantanati: su quali portare avanti e con quali tempi fare la legge elettorale dovranno decidere i leader. Conte li dovrebbe convocare nei prossimi giorni: prima, cercherà di trovare una sintesi sui dossier aperti con i ministri.

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