Trentino, un anno di governo a guida Fugatti Ecco le pagelle a giunta e assessori

Un anno fa, il 27 novembre, Maurizio Fugatti teneva il primo discorso programmatico come presidente della Provincia. A dodici mesi esatti da quella seduta del Consiglio provinciale, si può provare a fare un bilancio del primo anno di governo della sua giunta. Esecutivo provinciale eletto secondo il motto salviniano di Prima gli italiani, declinato sul territorio con Prima i trentini.

Ecco allora i provvedimenti bandiera: via parte dei soldi per l’accoglienza ai migranti e addio a quella diffusa nei Comuni, dentro i 10 anni di residenza in Italia uniti ai 5 in Trentino per le prestazioni del welfare, a partire dal Reddito di cittadinanza preferito all’Assegno unico provinciale anche per ridurre la spesa pubblica locale e recuperare una decina di milioni di euro all’anno.

E, poi, ancora la riforma degli enti locali e il ritorno alla libertà per i Comuni di uscire dagli ambiti delle gestioni associate disegnati dalla giunta precendente. E il rilancio dell’attenzione alle valli, opposte a una politica accusata di Trento-centrismo sui servizi del centrosinistra autonomista prima al governo. Per questo la battaglia per riaprire il punto nascite di Cavalese è stata perseguita con tenacia fino al risultato di centrarlo.

Meno celeri le scelte su Tione o Arco, per i quali la riattivazione dei punti nascita ancora non c’è stata. Ma il segnale è stato lanciato e va nella direzione di dare voce e attenzione a coloro che si sono percepiti come “sconfitti” e lasciati indietro dalla politica del centrosinistra autonomista. A partire dai piccoli centri, appunto, per i quali è stata varata la contro-riforma istituzionale, con l’abolizione della legge Daldoss prevista nella finanziaria provinciale per il 2020 in discussione nelle prossime settimane in Consiglio provinciale.

Una riforma che è andata nella direzione di rispondere alle esigenze dei Comuni ribelli come ad esempio Segonzano o i municipi del Tesino, che in precedenza avevano contestato l’obbligo di mettere in comune dei servizi all’interno di ambiti decisi dalla Provincia. L’attenzione alle periferie contro quella alla città di Trento, continua con la volontà di dare a Rovereto un nuovo ruolo, nella ricerca (si ipotizza un trasferimento del Cibio) sia nello snodo infrastrutturale, con lo sbocco della Valdastico Nord proprio a sud della seconda città del Trentino.

E sulle infrastrutture Fugatti nel discorso di insediamento ha messo l’accento su tre collegamenti stradali. Il primo sull’A22, con la volontà di centrare il rinnovo della concessione che, però, dopo un anno resta ancora un miraggio, e con la volontà di realizzare la terza corsia. Il secondo riguarda appunto la Valdastico da completare, con la certezza che a pagarla saranno i vicini del Veneto, anche se il costo dall’avvio della consigliatura ad oggi è lievitato di molto da 2 a 3 miliardi di euro. Il terzo la statale della Valsugana per la quale è stato annunciato l’ampliamento a quattro corsie (due per senso di marcia) compatibile, secondo Fugatti, con la presenza della A31.

Ora dopo aver messo sul tavolo provvedimenti per dimostrare di essere la giunta della discontinuità su temi come il rapporto tra residenti e migranti e città e valli, serve però uno scatto sull’economia. Anche perché tra 2 anni, che volano, il bilancio provinciale subirà un crollo di 500 milioni delle risorse disponibili rispetto solo al 2018.


I VOTI ALLA GIUNTA FUGATTI

Maurizio Fugatti divide imprese e sindacati con le sue iniziative. L’attività su migranti e sociale non è piaciuta assolutamentea Franco Ianeselli, segretario generale della Cgil trentina. Mentre l’approccio alle grandi opere e al mondo economico della giunta piace a Gianni Bort, presidente della Camera di commercio.

«A fronte di misure da cortina fumogena sul prima i Trentini - afferma Ianeselli - c’è un Pil provinciale che non si distingue dall’andamento nazionale che è a rilento. E la preoccupazione è questa e dovrebbe esserlo per tutti. Invece sono stati fatti dei provvedimenti che lacerano la comunità come quelli sull’Itea con la sanzione per tutta la famiglia se uno sbaglia. O sono state prodotte misure discriminatorie come quella sul Cinformi per i trentini, dividendo popolo vero dal popolo finto in maniera propagandistica e senza considerare gli aspetti di dettaglio. Ma dietro la cortina fumogena dei provvedimenti propagandistici se non c’è poi la crescita economica a avere beneficio non è nemmeno quel popolo che la Lega dice di voler difendere e sostenere». Col paradosso ad esempio che ora basteranno per i residenti in Italia da 10 anni due anni e non più tre per avere diritto a una quota di welfare, cosa che «dovrebbe far riflettere chi si dice autonomista da sempre come Kaswalder».

Soddisfatto invece Bort: «Il giudizio è in linea di massima positivo, perché gli aspetti del programma di Fugatti sposano il nostro approccio come mondo delle imprese. Vaia si sta superando, la reazione è stata positiva e gli interventi tempestivi, le iniziative sulla sicurezza
si stanno portando avanti e c’è sensibilità diversa rispetto al passato. Sulla mobilità c’è l’ok a favore della Valdastico, c’è attenzione a diverse questioni dall’interramento della ferrovia alla Valsugana». Bort stimola la giunta poi sul rilancio dell’aeroporto di Verona, sul polo dello sci tra Campiglio e la Val di Sole, su un Not che dovrebbe essere a servizio di Trento e Rovereto.


 

MIRKO BISESTI: esami di riparazione e vip nei musei

Il debutto un anno fa alla guida dell’assessorato a istruzione e cultura non era stato dei più felici, con quel post su Facebook con il selfie davanti al Dipartimento della conoscienza, con la “i” galeotta, frutto forse di un errore di digitazione ma che aveva fatto sorridere. Poi Bisesti si è messo al lavoro e in campo scolastico ha annunciato l’intenzione di modificare la peculiarità trentina reintroducendo gli esami di riparazione a settembre con possibilità di bocciatura per chi non recupera i debiti formativi. Una novità non ancora concretizzata e che ha suscitato un dibattito destinato ad ampliarsi quando la proposta sarà messa sul tavolo. Annunciata e attuata in tempi brevi invece la reintroduzione del Sovrintendente scolastico, una figura di cui però non si colgono ancora le reali potestà e competenze.

In campo culturale Bisesti ha puntato sui nomi di richiamo per la guida dei due gioielli museali trentini, mettendo Vittorio Sgarbi al vertice del Mart e Stefano Zecchi al Muse. Una scelta che qualcuno ha visto come una delega per elaborare una linea di politica culturale che non c’è. Il risultato è stato senza dubbio quello di accendere i riflettori sulle due istituzioni ma anche di mettere le due personalità in contrapposizione per l’utilizzo di Palazzo delle Albere. Alla fine Bisesti ha salvato capra e cavoli con la decisione salomonica di accontentare (o forse scontentare) entrambi affidando loro un piano a testa.

LA PAGELLA: aperto al dialogo ma il Sovrintendente non convince

È presidente della Consulta provinciale degli studenti da appena 15 giorni Leonardo Divan ma dell’operato e dell’approccio dell’assessore all’istruzione Mirko Bisesti si è fatto un’ottima idea. «È sempre disponibile al confronto - spiega Divan - e mi piace sottolineare come sia il primo assessore che visita di persona tutte le scuole del Trentino e in ognuna di esse non si ferma solo a parlare coi dirigenti ma incontra gli studenti».

Giudizio sospeso invece per quanto riguarda le proposte di riforma lanciate dall’assessore con la revisione del sistema dei debiti formativi e degli esami di riparazione. Bisesti come noto ha annunciato di voler reintrodurre la bocciatura a settembre per chi non recupera i debiti. «Un tema che non abbiamo ancora affrontato e che avremo modo di approfondire» commenta Divan.

NO

Bocciato per la reintroduzione della figura del Sovrintendente scolastico, che non ha centrato l’obiettivo. Pietro Di Fiore, segretario della Uil scuola, è sempre stato un sostenitore di una figura di vertice della scuola trentina che avrebbe dovuto a suo giudizio avere gli strumenti e le competenze per fungere da garante dell’autonomia scolastica. «In realtà - sostiene il sindacalista - è stata nominata una signora che ha preso possesso del suo ufficio ma non sembra avere alcuna competenza e rischia di occupare solo una poltrona dirigenziale, ben pagata, in più».

Alcune cose introdotte da Bisesti invece Di Fiore le ha apprezzate. Ad esempio la scelta di abbassare il numero massimo di studenti per classe. Ma anche la modifica del Clil con un percorso più attento allo sviluppo delle professionalità. Positivo anche l’impegno di rivedere i criteri di mobilità dei dirigenti.


GIULIA ZANOTELLI: sì alla caccia, anche agli orsi “cattivi”

Sei mesi dopo essere stata eletta alla camera dei deputati, superando a sorpresa nel collegio di Trento e della sua valle di Non l’attuale vice sindaco del capoluogo Mariachiara Franzoia, Giulia Zanotelli, giovane attivista della Lega sempre presente e attiva nei gazebi, si è ritrovata nella stanza dei bottoni della Provincia. Un posto nuovo e impegnativo in cui si è messa a lavorare con impegno, mostrando voglia di imparare e capacità di ascolto.

Il primo importante provvedimento nel settore della caccia ha mostrato subito da che parte sta andando a eliminare con un tratto di penna il Comitato faunistico, luogo di confronto e approfondimento che dava voce anche agli ambientalisti. Sulla questione dei grandi carnivori, orsi e lupi che con la loro diffusione mettono in pericolo zootecnia e alpeggi, l’assessore è allineata con il governatore Fugatti che ha fatto della “caccia” a M49, l’orso problematico diventato un incubo nelle Giudicarie, una ragion di stato, salvo poi una volta catturato farselo sfuggire e lasciarlo andare libero come avanguardia ursina nella parte orientale della provincia.


In agricoltura Zanotelli si batte per sostenere la fragile, nel contesto europeo, specificità del settore dando dove possibile seguito alle istanze della categoria. Uno degli ultimi provvedimenti è la nuova legge sull’agriturismo, che sburocratizza il settore e dovrebbe favorire, sulla carta, la valorizzazione dei prodotti locali.

LA PAGELLA: piace ai contadini, gli animalisti non la sopportano

«È un assessore aperto al dialogo e da cui abbiamo sempre trovato ascolto, a partire dai problemi delle distanze nell’utilizzo in campagna degli anticrittogamici ai grandi carnivori passando per la piaga della cimice asiatica». Gianluca Barbacovi, presidente della Coldiretti trentina, esprime un giudizio positivo sull’operato di Giulia Zanotelli. Un campo di prova importante sarà nel prossimo futuro la partita della Politica agricola comune, quella Pac che preoccupa i territori di montagna come il nostro che guardano alle scelte di Bruxelles per poter continuare a esprimere un’agricoltura e una zootecnia di avanguardia e di qualità, anche a tutela dell’ambiente.

«Per avere nuovi piani di sviluppo rurale all’altezza conterà molto l’atteggiamento del governo ma anche a livello locale serve un impegno importante» ricorda Barbacovi, che si dice comunque fiducioso.

NO

Con uno dei suoi primi provvedimenti l’assessore Zanotelli, competente anche in materia di caccia, si è subito attirato le antipatie del movimento animalista eliminando il Comitato faunistico, organismo consultivo che dava voce anche a chi le doppiette le vede come il fumo negli occhi. «Ha fatto di tutto per toglierci anche la possibilità di esprimerci» sbotta Sergio Merz, presidente della Lega per la protezione degli uccelli.

Che attacca l’assessore leghista anche per le sue posizioni su orsi e lupi, in linea con quelle del presidente Fugatti che vorrebbe avere mano libera nel togliere di mezzo i soggetti problematici che possono creare pericoli e dare fastidi ad agricoltori e allevatori: «La questione dei grandi carnivori deve essere affrontata partendo dal presupposto che la convivenza è necessaria, invece questa giunta sembra ritenerla impossibile» commenta Merz.

ROBERTO FAILONI: Un cda per la Trentino Marketing

È annunciata a brevissimo, dopo un anno di rodaggio alla guida dell’assessorato al turismo, la riforma organica del settore della promozione promessa un anno fa dall’assessore Roberto Failoni nel momento del suo insediamento.

L’albergatore amico di Salvini, che ospita regolarmente nelle numerose trasferte a Pinzolo del Capitano leghista, vuole portare la categoria nella stanza dei bottoni, allargando il board di Trentino Marketing da un amministratore unico a un consiglio di amministrazione. Le Aziende di promozione turistica sul territorio saranno invece incentivate a diminuire di numero per aumentarne la potenza di fuoco.

All’inizio del suo mandato Failoni aveva annunciato di voler orientare il mercato turistico verso una clientela di qualità e con buona capacità di spesa, obiettivo da perseguire aumentando la qualità e il numero di stelle degli alberghi e dell’offerta complessiva.
Per annunciare la riforma delle Apt l’assessore ha sposato uno stile berlusconiano postando un videomessaggio sul suo profilo Facebook ma assicurando anche di essere pronto a un ampio confronto con gli operatori turistici ma anche col “resto del mondo”. Tra le note positive di questo primo anno di lavoro va annoverato il coinvolgimento del Trentino tra le località che ospiteranno le Olimpiadi invernali del 2026.

LA PAGELLA: riforma ok, ma il modello di sviluppo è sbagliato

È positivo il giudizio di Gianni Battaiola sul primo anno di lavoro dell’assessore e collega albergatore Roberto Failoni. Il presidente dell’Asat attende di vedere nero su bianco l’annunciata riformadel settore promozionale ma per quel che se ne sa il pollice è rivolto verso l’alto. «Fa piacere - spiega - che l’assessore abbia inserito il codice unico di prenotazione e che abbia promesso di allargare la guida di Trentino Marketing agli operatori». Bene anche la Trentino Guest Card uguale per tutti e il mantenimento del tavolo azzurro che riunisce le categorie del turismo.
Voto positivo anche da parte da Stefano Ravelli, amministratore di Apt Valsugana Lagorai Terme Laghi, soprattutto per una cabina di regia alla guida di Trentino Marketing. Più complicata la partita della riforma delle Apt su cui failoni è atteso al varco.

NO

«Mi pare che si continui a cavalcare l’attuale modello di sviluppo turistico e credo che bisognerebbe fare uno sforzo in più sull’effettiva sostenibilità del sistema». Giorgio Daidola, docente universitario di economia ma anche appassionato escursionista esperto di montagna, perde la pazienza quando sente parlare della necessità di nuovi bacini idrici per l’innevamento artificiale. «Forse - dice - bisognerebbe pensare a qualcosa di nuovo perché questo modello di turismo invernale rischia di collassare».

Un modello su cui peraltro anche i predecessori di Failoni hanno sempre spinto. Il giudizio si trasforma in positivo invece quando si parla di progetti come la Translagorai o per la posizione sui grandi carnovori. «È stato un errore reintrodurre l’orso: fa danni e disincentiva l’escursionismo».

ACHILLE SPINELLI: polo ricerca e nuovo Progettone

Achille Spinelli è l’assessore esterno della giunta Fugatti, scelto direttamente dal presidente della Provincia senza essere passato dal voto popolare. Poco dopo il suo insediamento si è trovato a gestire l’avvento del reddito di cittadinanza e la sua integrazione con il sistema di welfare trentino incentrato sull’assegno unico. Ha rinunciato ai cosiddetti navigator della riforma nazionale considerando il sitema dell’Agenzia del Lavoro sufficiente anche se maggiormente orientabile sulla messa in contatto tra domanda e offerta. Recentemente ha detto di voler metter mano al cosiddetto Progettone per evitare che si trasformi in un parcheggio degli elefanti, dove disoccupati senza prospettive possano arrivare all’età da pensione, ma diventi invece un settore di sosta momentanea per chi fatica a ricollocarsi senza rinunciare a percorsi di aggiornamento e formazione che possano trovare sbocchi positivi sul mercato del lavoro.

Nel settore della ricerca il tentativo è quello di valorizzare il Polo Manifattura di Rovereto come volano per le aziende e nella città della Quercia vorrebbe trasferire anche il Cibio. Dove ha calato la mannaia, forzando la mano per un cambio al vertice prima della scadenza naturale, è in Trentino Digitale, società che vorrebbe maggiormente a servizio del settore pubblico e meno orientata al mercato dove possono operare con maggiore efficacia i privati.

LA PAGELLA: poca innovazione e poche politiche attive nel lavoro

Andrea Grosselli da presidente del Fondo di solidarietà del Trentino, strumento di sostegno previdenziale per migliaia di dipendenti e di piccole imprese, promuove la giunta provinciale e l’assessore al lavoro Achille Spinelli che nel loro primo anno di lavoro hanno sempre sostenuto le progettualità del Fondo e adempiuto agli obblighi in capo all’ente pubblico per garantirne la funzionalità.

Il suo sì però sbiadisce, a dir poco, nel momento in cui Grosselli indossa l’abito da sindacalista e responsabile delle politiche del lavoro della Cgil. «Il problema - spiega - è che questa giunta fa fatica a scegliere. Anche nelle politiche di incentivo allo sviluppo notiamo un deficit di capacità innovative. Ci saremmo aspettati scelte che favorissero la crescita economica e il lavoro invece notiamo al contrario una tentazione di ridurre gli investimenti e questo è preoccupante».

NO

«Non mi pare di aver visto nel settore del lavoro politiche attive particolarmente innovative e grandi segni di discontinuità rispetto al passato, e per la verità neanche politiche passive. Capisco che le partenze non sono mai facili ma per il momento direi che il giudizio in questo campo per la nuova giunta e l’assessore è “non classificabile”».

Questo il voto del docente universitario Antonio Schizzerotto, che anche nel settore della ricerca non vede grossi scatti in avanti. Se infatti un tentativo di integrazione del sistema della ricerca è effettivamente in atto quelli che sembrano mancare sono i finanziamenti che non segnano scatti in avanti degni di nota. E senza investimenti non si va lontani. «Ma la grande assente - aggiunge - è una politica industriale di carattere sistemico. È vero che l’export da segnali positivi ma non vedo politiche in grado di attirare le imprese in Trentino».


 

STEFANIA SEGNANA: pugno suro su Itea, apre ai no-vax

La riapertura del punto nascite dell’Ospedale di Cavalese è il provvedimento più importante preso dall’assessorato alla sanità guidto da Stefania Segnana. Assieme a quello che riguarda il cosiddetto efficientamento dei costi della sanità trentina e che porta a un taglio di 120 milioni di euro in tre anni della spesa.
Sul fronte della edilizia popolare, che ricade sotto le sue competenze, poi, si è andati verso una stretta dei comportamenti scorretti degli inquilini Itea con l’introduzione di una sorta di patente a punti per chi occupa le case pubbliche.

Per ora rimane una intenzione, senza una reale ricaduta, quella di togliere l’obbligo di vaccinazione ai bambini da 0 a 6 anni che intendono essere mandati dalle rispettive famiglie ai nidi o alle scuole dell’infanzia. La motivazione per cui Segnana ha proposto di far entrare nelle scuole dell’infanzia anche coloro che non sono vaccinati, riguarda il fatto che nella nostra provincia si sia tornati sopra il 95% di vaccinati con la conseguenza di avere riattivato il cosiddetto effetto gregge che tutela anche i non vaccinati quando gli immunizzati alle malattie come il morbillo ad esempio superano una certa percentuale.
Sul piano della cooperazione sociale, resta invece in bilico la questione della messa a gara pubblica di servizi come l’assistenza agli anziani o alle persone ai margini, contro cui si sono rivoltate le realtà del comparto come Punto d’Incontro.

LA PAGELLA: bene i parti a Cavalese, ma i tagli lasciano perplessi

Alessandro Arici, di Parto per Fiemme, apprezza il comportamento dell’assessore e della giunta che ha portato alla riapertura del punto nascite di Cavalese. «Premetto che siamo apartitici - sottolinea Arici - e partiamo dal principio che se mi si dice una cosa e viene fatta, ho la tendenza a parlare bene alle persone. Da questa giunta ci è stato detto che la sala operatoria andava realizzata per aprire il punto nascita e la sala è stata fatta nei tempi. Si poteva fare anche nei due anni e mezzo di sospensione, e non avremmo dovuto ridurre le attività dell’ospedale. Non si può incolpare l’attuale governo per aver ridotto l’attività dell’ospedale». Per Arici «grazie alla presenza dell’anestesista del punto nascita, sono state salvate già cinque persone dal primo dicembre 2018 che non erano partorienti. Ci è poi stata tolta l’ansia di non sapere se si arriva o meno all’ospedale di Trento in tempo».

NO

«La giunta non si può dire non sia sul pezzo, ossia guarda alla sanità con attenzione. Ma il problema è che hanno dei comportamenti imprvedibili con delle uscite che lasciano sconcertati». Marco Ioppi, presidente dell’Ordine dei medici, è critico con il metodo con cui la giunta provinciale e l’assessorato di Stefania Segnana sta affrontando la riforma della sanità.

«La norma sull’efficientamento» ossia i tagli di 120 milioni di euro in tre anni al comparti, spiega Ioppi «ci lascia davvero confusi, anche perché non si capisce bene dove vogliano andare e cosa intendano fare». Per Ioppi «serve un canale di comunicazione che dovrebbe essere più oliato con i medici e gli operatori del settore. Continuiamo a dire che noi siamo un ente sussidiario dello Stato e abbiamo il dovere di migliorare l’assistenza sanitaria. Loro dovrebbero ascoltare di più le nostre proposte, poi possono agire come credono».


 

MARIO TONINA: cambia la Via, ok per Translagorai

Recupero di 200 alberghi fatiscenti o chiusi sul territorio provinciale attraverso una modalità più semplice per cambiare la destinazione d’uso. Il progetto per arrivare a ridurre l’uso della plastica monouso vergine dagli uffici provinciali. Conferma della legge Gilmozzi sullo stop alle seconde case.
Ma anche il sostegno al progetto Translagorai, definito strategico da lui stesso, e la lotta a orsi e lupi considerati non compatibili con le attività umane in montagna e nelle zone alpine. Mario Tonina (Progetto Trentino), come assessore provinciale all’ambiente, ha fatto discutere gli ambientalisti, trovando invece il sostegno delle imprese e dei cacciatori. Altra norma che è stata approvata è quella che ha riformato la Via (Valutazione di impatto ambientale) per sostituirla con il Provvedimento autorizzatorio unico provinciale (Paup).

La grande sfida su cui Tonina si sta misurando è quella del disegno di legge sull’assegnazione delle centrali idroeletriche, la cui scadenza è nel 2022, ma che potrebbero essere spostate al 2023.
La partita è di quelle decisive per l’assetto finanziario e ambientale della nostra provincia: le 17 concessioni idroelettriche, infatti, sono in capo a Dolomiti Energia e producono una serie di benefici economici sia per la spa controllata da Provincia e dai Comuni di Trento e Rovereto sia per i Comuni e i Bim che si vedono assegnati una serie di canoni e sovracanoni da decine di milioni di euro all’anno.

LA PAGELLA: promosso dai costruttori, bocciato dai ragazzi di Fff

«Non posso che dare un giudizio positivo dell’operato di Tonina. Come settore delle imprese edili, dobbiamo dire che le azioni vanno nella direzione giusta. Purtroppo, come era già accaduto con il suo predecessore, Carlo Daldoss, a fronte della cornice provinciale che semplifica il quadro autorizzativo per le costruzioni, non c’è risposta adeguata da parte dei Comuni e della burocrazia provinciale». Giulio Misconel, presidente dell’Ance del Trentino (che riunisce le imprese edili della provincia del settore industriale) dà un parere positivo sull’operato di Tonina.

A partire dal provvedimento per recuperare gli alberghi abbandonati, rendendo più semplice la modifica della destinazione d’uso degli stessi. Per continuare con quello sul recupero dei centri storici rifinanziato. Per continuare con la semplificazione della Via che si trasforma in un Provvedimento autorizzativo unico.

NO

I giovani trentini di Fridays for Future, il movimento globale contro il cambio climatico, non le mandano a dire alla giunta. «Abbiamo già organizzato quattro grandi manifestazioni con corteo nel 2019 – dice uno dei portavoce, Alberto Dal Lago, 19 anni del Liceo Rosmini di Trento – e ci sentiamo presi in giro. Dopo aver visto che abbiamo manifestato in diecimila, la politica si sente in dovere di esprimerci appoggio e solidarietà, ma poi gli schemi sono sempre quelli. Consumo di territorio, progetti di nuove autostrade che bucano le montagne, come la Valdastico, realizzazione di bacini idrici artificiali in montagna a beneficio delle piste da sci. È possibile un turismo dolce e rispettoso. Sinceramente non vediamo interlocutori credibili per le nostre istanze nel presidente Fugatti e nell’assessore all’ambiente Tonina, perché l’interesse economico prevale sempre sulla qualità dell’ambiente».


MATTIA GOTTARDI: sui servizi alleanze libere dei Comuni

Un sostegno ai Comuni che, per questioni oggettive, sono in disavanzo corrente. Una revisione dei finanziamenti procapite agli enti locali trentini per evitare che, come capita già oggi, si sia arrivati a Comuni con gli stessi abitanti che hanno finanziamenti procapite diversissimi tra loro. La rivoluzione del protocollo di finanza locale e delle norme sulle gestioni associate è il provvedimento chiave dell’assessore Mattia Gottardi.

Per quanto riguarda i grandi Comuni sopra i 10.000 abitanti (Trento, Rovereto, Pergine, Arco e Riva) il taglio stimato è di 600.000 euro in cinque anni (circa 200.000 euro a Trento a scalare in proporzione fino a 50.000 euro a Arco). I cinque Comuni fanno 10 milioni di euro di avanzo annuo e la riduzione intende riportare in equilibrio i costi per i servizi (41%) e quanto prendono dal perequativo (oggi il 44%, tra cinque anni sarà il 41%).

Sulle gestioni associate la legge di stabilità trentina prevede all’articolo 6 la riforma delle alleanze tra Comuni sui servizi, con l’obiettivo di superare l’obbligo di gestione associata delle funzioni comunali. «A seguito dell’abrogazione dell’obbligo di gestione associata le convenzioni stipulate» «continuano ad operare, ferma restando la possibilità per i comuni di modificarle o di recedere dalle stesse». Se i Comuni decidono all’unanimità la gestione si scioglie subito, altrimenti ci sarà un periodo di transizione di sei mesi.

LA PAGELLA: i piccoli municipi felici, i grandi chiedono realismo

«La norma sulle gestioni associate dell’attuale giunta rispetta il principio per cui l’Autonomia va rispettata, non solo quanto riguarda il rapporto tra la Provincia e lo Stato, ma anche quella che parte dal basso, ossia dai Comuni». Considera positivamente l’attività della giunta sulle gestioni associate, e quella della Provincia leghista nel suo complesso, Pierangelo Villaci, sindaco di Segonzano. «Abbiamo sempre detto che non si possono associare tutti i servizi comunali, ma i Comuni hanno sempre avviato alleanze dalla vigilanza urbana in giù. Abbiamo sempre messo in atto delle collaborazioni, ma ma dover associare tutti i servizi dei Comuni con gli ambiti imposti dalla giunta non andava bene. Quella avviata dalla Provincia è un passo per dimenticare finalmente e definitivamente la legge Daldoss. Con questa giunta c’è una attenzione maggiore verso le Comunità e i Comuni».

NO

«La libertà per i Comuni su come realizzare le gestioni associate va bene, come pure il fatto che restino premi per chi deve collaborare e incentivi per chi vuole fondersi. Attenzione però a non far passare il messaggio che tutti i Comuni possono fare tutto da soli, sarebbe una barzelletta e un’illusione come altre che, non è colpa giunta Fugatti, sono state lanciate da questo esecutivo ma che poi, per la scarsità di risorse economiche, non sono state portate a termine». Alessandro Betta, sindaco di Arco, lancia un messaggio di «responsabilità» sulla riforma delle gestioni associate. «Va bene parlare di libertà, ma va detta la verità ai piccoli Comuni e cioè che è difficile, da soli, avere le persone per affrontare quella complessità che ormai riguarda tutti gli enti locali. E con meno risorse non è che sui servizi offerti ai cittadini si potrà fare di più, e ciò vale anche per i Comuni maggiori che sono destinati a collaborare». 

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