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Bolzano senza "Alto Adige":

alla fine Kompatscher

cede e cambia la legge

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Il Consiglio provinciale di Bolzano modificherà il ddl 30 che ha scatenato polemiche perchè al comma 1 sostituisce la parola «altoatesino» con «della provincia di Bolzano» e al comma 2 cambia «Alto Adige» con «provincia di Bolzano». La nuova legge dovrà quindi passare di nuovo dal voto dell’aula. Il governatore Arno Kompatscher ha ammesso essersi trattato di un errore: sul caso, infatti, si sono scatenate le polemiche ed il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, aveva minacciato l’impugnazione del testo.

«Non c’è male senza bene. Forse tutto questo dibattito è servito per una maggiore consapevolezza del fatto che quando si affrontano queste tematiche bisogna essere molto attenti a non toccare le sensibilità delle persone senza coinvolgerle. Quando si vuole cambiare o innovare qualcosa, le uniche cose di cui abbiamo bisogno sono dialogo e rispetto. Vale per la toponomastica e anche per questa situazione», è il commento di Arno Kompatscher.
Il governatore altoatesino ammette che «a colpi di maggioranza non si risolve niente e neanche facendo i furbi. Certo avremo dovuto controllare meglio l’emendamento», ha aggiunto Kompatscher riferendosi all’aggiunta proposta dal partito della destra tedesca Sued-Tiroler Freiheit al testo poi approvato anche dalla Volkspartei.

«È chiaro che i termini presenti nei testi in italiano e tedesco non corrispondono. La legge di per sè non è incostituzionale. Quello che se mai è incostituzionale è l’incongruenza tra termini usati nei due testi - afferma Kompatscher -. Il Governo potrebbe eventualmente impugnare il testo in tedesco in modo da far sostituire “Südtirol” con “Provinz Bozen”. Ma io vado oltre: in tutte le leggi che noi facciamo in Consiglio provinciale i testi devono coincidere e questo sicuramente la maggioranza del Consiglio si farà carico di farlo. Questo è l’impegno che ci siamo assunti».

Intanto, alle reazioni dei giorni scorsi, si aggiunge quella del coordinamento provinciale di Noi per l’Alto Adige, che ha lanciato una raccolta di firme per arrivare ad un referendum abrogativo del disegno di legge 30. «La nostra proposta nasce non da una necessità di ribadire una nomenclatura che non ha più ragione di essere variata, ma soprattutto nel chiedere rispetto per una parte della popolazione dell’Alto Adige-Suedtirol che è, non solo formalmente, ma anche effettivamente, sottorappresentata dal punto di vista della rappresentanza politica e nei processi decisionali fondamentali di questa terra, di cui questo fatto ne è semplicemente una dimostrazione», dicono i promotori.

Nel frattempo, si è aggiunta un’altra grana. Il caso «Alto Adige» e quello dei medici senza alcuna conoscenza della lingua italiana approdano in Parlamento. Una richiesta di chiarimenti al governo - d’intesa con il consigliere regionale e provinciale de L’Alto Adige nel cuore-Fratelli d’Italia, Alessandro Urzì, informa una nota - è stata depositata dalla leader di Fdi Giorgia Meloni e dal capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Francesco Lollobrigida. L’interrogazione urgente è rivolta al presidente del Consiglio Giuseppe Conte ed al ministro per gli affari regionali Francesco Boccia.

L’atto ispettivo di Fratelli d’Italia punta quindi l’indice sulla parte della legge altoatesina che riguarda la denominazione «Alto Adige», al centro delle polemiche, ma anche sul passaggio relativo ai titoli per praticare la professione medica in Italia che - si legge nella nota - «sarebbero elusi dalle normativa emanata dalla semplice legge provinciale».
«Si è introdotta una ulteriore misura di separazione dell’Alto Adige dal sistema nazionale, denunciano Meloni e Lollobrigida, si autorizzano, con legge provinciale, i medici che conoscano solo la lingua tedesca all’esercizio della professione attraverso il proprio ordine o collegio professionale nell’ambito della provincia di Bolzano, riconoscendo sì la parificazione fra le lingue italiana e tedesca dettata dall’articolo 99 dello Statuto di Autonomia ma ignorando che ai sensi del medesimo Statuto è l’italiano “la lingua ufficiale dello Stato” e che come tale essa debba essere conosciuta».

Al Governo viene chiesto se intenda impugnare questa norma che, sostengono gli interroganti, «travalica l’ambito legislativo della Provincia di Bolzano limitando l’applicazione dello Statuto, nella parte in cui riconosce il primato della lingua italiana che non può essere limitato con una semplice legge provinciale creando una sorta di extraterritorialità dell’Alto Adige rispetto al resto del territorio nazionale».

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