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Salta lo «scudo» per il bilancio

della nostra autonomia: critiche

di Rossini e PD trentino

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Il governo ritira in Commissione bilancio e finanze della Camera l’emendamento al decreto crescita che intendeva difendere le entrate di Trento e Bolzano da riduzioni delle tasse come quella della flat tax. In questo modo, visto che oggi parte la discussione sul decreto crescita col governo che porrà la fiducia, la proposta non potrà essere recuperata.

L’emendamento presentato al decreto legge crescita era stato portato avanti dalla delegazione parlamentare trentina e sudtirolese e fatto proprio dai relatori al Dl Crescita del governo. Si tratta della richiesta al governo di tenere conto, nelle misure che colpiscono le entrate fiscali delle due Province e della Regione Trentino Alto Adige, degli accordi precedenti siglati tra l’Autonomia speciale regionale e lo Stato rispetto al contributo che Trento e Bolzano hanno garantito e garantiscono in termini di risanamento dei conti pubblici.

L’emendamento presentato riguardava l’articolo 33 del decreto crescita. Con il testo si sarebbe inserito dopo l’articolo 79 dello Statuto speciale di autonomia (ovvero il decreto del presidente della Repubblica numero 670 del 31 agosto del 1972) l’articolo 79 bis. Che prevedeva, nel testo originario, il fatto che «nel caso di modifiche della disciplina statale relativa ai tributi erariali, ivi compresi i tributi propri derivati che potrebbero produrre effetti negativi sulla finanza della regione Trentino-Alto Adige e delle province autonome di Trento e di Bolzano, sono attivate procedure di monitoraggio degli effetti finanziari al fine di adeguare le misure del concorso posto a carico della regione delle province autonome di Trento e di Bolzano al perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica in termini di saldo netto da finanziare».

«Un’occasione persa per salvaguardare la nostra autonomia finanziaria» dichiara la deputata autonomista Emanuela Rossini dopo che è stata ritirata dal governo Lega-M5stelle «la clausola di neutralità fiscale che avrebbe protetto la nostra finanza regionale. Quello che il nostro territorio chiede al governo é di poter prevedere un meccanismo a salvaguardia del nostro bilancio provinciale qualora manovre statali sui tributi erariali dovessero comportare effetti negativi su quelle entrate che ci spettano per statuto. La nostra Autonomia senza una protezione finanziaria resta esposta al vento del paese, un paese che sta contrapponendo, al suo interno, due visioni contrastanti: da un lato, con il M5stelle, un centralismo rigido e di controllo; dall’altro, sul fronte Lega, un progetto di autonomie differenziate costruite solo sui finanziamenti, non sulle competenze amministrative. In questo clima la nostra Autonomia rischia di venir livellata sul piano finanziario, perdendo la sua vera forza contrattuale nel dialogo con l’entità statale, che sta nella sua storia governativa, nel suo modello amministrativo e di politiche territoriali, la sua flessibilità ed i risultati ottenuti per il paese. Perdere questo profilo sarebbe un prezzo troppo alto per la nostra terra, non solo per ciò che si perde ma sopratutto per ciò che non si potrà fare».

Sul tema, interviene anche il PD: «Il tema dell’autonomia, la sua tutela e il suo sviluppo sono finiti rapidamente ai margini dell’agenda e della retorica politica della Giunta Fugatti. Mai come ora l’autonomia del Trentino sembra essere in pericolo». Lo si legge in una nota del Partito Democratico del Trentino, in relazione allo stralcio, da parte di Lega e Movimento 5 stelle, dell’emendamento al decreto crescita portato avanti dai parlamentari trentini e altoatesini in Commissione bilancio alla Camera per tutelare il bilancio locale in caso di modifica della disciplina erariale.

«L’emendamento chiedeva al governo di tenere conto degli accordi precedenti siglati tra province e Stato, a salvaguardia del nostro bilancio e delle prerogative della nostra autonomia.
Ma come detto è stato ritirato, e questo nonostante il colloqui tra Fugatti e il ministro Tria in occasione del Festival dell’economia, a dimostrazione della totale ininfluenza di Fugatti. Questo passaggio ci dimostra invece ancora una volta come la Giunta Fugatti sia, anche a causa della sua subalternità al governo romano e al leader della Lega Matteo Salvini, del tutto incapace di tutelare e potenziare l’autonomia», conclude la nota.

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