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I Solesin sono a Parigi per Valeria

L'incontro con Andrea Ravagnani

Il giovane di Dro ha abbracciato i genitori della fidanzata morta al Bataclan

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L'incontro fuori dal centro di medicina legale di Parigi tra i genitori di Valeria Solesine il fidanzato trentino Andrea Ravagnani

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Da ieri pomeriggio i genitori di Valeria Solesin sono a Parigi. Alberto e Luciana hanno lasciato la loro abitazione di Venezia in mattinata, raggiungendo l’aeroporto per imbarcarsi alla volta della capitale francese. Sembra invece non essere partito il fratello di Valeria, Dario, che alla stampa veneziana ha detto di voler restare a casa per preparare il ritorno della salma e il funerale della giovane vittima italiana nella strage del teatro Bataclan.

I due coniugi veneziani già ieri sera hanno espletato la tragica formalità del riconoscimento e oggi parteciperanno ad una cerimonia commemorativa all’Università «La Sorbona».

Hanno già incontrato Andrea Ravagnani, il trentenne di Dro scampato assieme alla sorella Chiara e al fidanzato di lei Stefano, al massacro venerdì e ora bloccati in Francia in attesa che le autorità medico-legali diano il «nulla osta» al ritorno del corpo di Valeria in Italia. Aspetto questo sul quale si sta impegnando anche la Farnesina nel tentativo di stringere i tempi.

Sembra anche confermato - ma sul punto non ci sono certezze assolute - che il fidanzato Andrea non rientrerà in Italia, e quindi anche a Dro, senza la sua Valeria. Tempi quindi incerti, che vanno dalle 24 ore nel caso migliore, alla settimana in quello peggiore. «Anche Chiara - diceva ieri da Dro la zia, Flavia Angeli - vuole restare a Parigi assieme ad Andrea. Doveva rientrare già domenica sera assieme al suo fidanzato Stefano, ma preferisce restare là per stare accanto a suo fratello. Se non ci saranno tempi troppo lunghi penso rientreranno tutti insieme direttamente a Venezia».

Sono in molti, in Trentino come in Laguna, ad attendere notizie certe. Gli amici di Dro, ad esempio, stanno organizzando un pullman per partecipare alla cerimonia funebre di Valeria Solesin. Cosa non proprio facile, di fronte all’incertezza sui tempi del rientro. Gli stessi amici di Andrea e Chiara, ma anche dei genitori Ravagnani (Corrado e Marina) lunedì sera sono stati protagonisti di un momento intenso ed emotivamente toccante.

Dopo la veglia di preghiera in chiesa a Dro e il falò acceso in piazza Repubblica (duecento le persone presenti, con la lettura del messaggio del Papa, del Presidente della Repubblica e del sindaco Fravezzi) una trentina di amici più cari ha voluto trascorrere un po’ di tempo con i Ravagnani nella loro abitazione. La zia è anche riuscita a scattare una foto «panoramica» con tutti i presenti e ad inviarla ad Andrea e Chiara a Parigi. «Una sorta di abbraccio virtuale, un gesto che hanno apprezzato molto - dice Flavia Angeli - e io sono finalmente riuscita  scambiare qualche parola con i miei nipoti. Il “Ciao” di Andrea mi ha colpito profondamente».

I due fratelli trentini non sono comunque da soli a Parigi. Attorno a loro hanno molti amici francesi e anche italiani che vivono nella capitale. Inoltre da Trento sarebbero partiti, proprio ieri, alcuni amici dei due ragazzi con l’intenzione di raggiungerli a Parigi. 

A stringersi alla famiglia Ravagnani è anche il sindaco di Dro, Vittorio Fravezzi: «Voglio esprimere il mio affetto ai familiari di Valeria, e alla famiglia Ravagnani, in particolar modo ad Andrea e Chiara che hanno vissuto e stanno vivendo momenti drammatici. La scomparsa di Valeria non ha colpito soltanto l’Italia, ma tutto il mondo civile. Valeria era una ragazza speciale, che, oltre ad essere una studentessa modello, aveva scelto di aiutare gli altri, le fasce deboli della società. Non la ricorderemo soltanto noi, ma l’Italia intera. Il dolore della famiglia di Valeria e di tutte le famiglie delle vittime è il dolore di ognuno di noi.

Voglio ringraziare don Stefano, l’intera parrocchia di Dro e tutti coloro che, nei giorni passati, hanno promosso manifestazioni spontanee per testimoniare la propria vicinanza al popolo francese ed alle famiglie delle vittime».

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