Salta al contenuto principale

Il giro d'affari dei cosmetici

in Italia vale più di 11 miliardi

(lo dice Nadio Delai nel Report)

Chiudi
Apri
Tempo di lettura: 
2 minuti 34 secondi

Il settore della cosmetica e della bellezza «vuole liberarsi, paradossalmente, dalla sindrome del brutto anatroccolo». A dirlo è Renato Ancorotti, presidente di Cosmetica Italia, l’associazione nazionale delle imprese cosmetiche che riunisce oltre 540 aziende, dalle pmi alle multinazionali, rappresentative del 90% del fatturato del settore. E lo fa sui dati di unoi studio sui trend realizzato dal siociologo trentino Nadio Delai.

Un fatturato che, anche nel 2018, ha un segno positivo: stando ai dati consuntivi presentati in occasione dell’assemblea annuale e del Beauty Report 2019, a Milano, vale 11,4 miliardi di euro (+ 2,1% rispetto al 2017), di cui il 42,1% destinato all’export con un valore che sfiora i 4,8 miliardi di euro (+3,8% rispetto al 2017).

Di questo fatturato, le imprese cosmetiche investono il 7% in innovazione e tecnologie, una «case history virtuosa nel panorama manifatturiero italiano». Per questo «alle istituzioni, italiane ed europee, chiederemo di tenere a mente questa fotografia: i tempi sono maturi per essere rappresentati accanto alle altre eccellenze del made in Italy, come la moda o il food», ha concluso Ancorotti.

Al centro del «Beauty Report» di quest’anno, l’approfondimento di Ermeneia presentato da Nadio Delai, la progressiva disintermediazione sul fronte delle vendite - che si avvicinano sempre più all’e-commerce - e un futuro sempre più digitale delle imprese, che trasforma la gestione e produzione aziendale (dalle modalità organizzative al profilo delle risorse umane, dagli investimenti allo stesso modello di business).

«Il 74% delle aziende intervistate ha confermato che l’e-commerce è un canale da utilizzare in parallelo agli altri, una forma ibrida da utilizzare sia per aumentare le vendite che per far conoscere il proprio brand», ha spiegato Delai.

L’intensità di utilizzo delle vendite tramite il web, dal 2011 al 2019, è passata dal decimo posto (con l’8,9% dell’impiego dichiarato dalle aziende) al secondo posto (39,8%) nel 2019.

Sul piano del digitalizzazione aziendale, di cui l’e-commerce è solo una componente, il settore risulta sempre più «sensibile: quasi il 60% delle aziende intervistate ha dichiarato di essere già impegnata sul piano della progettazione o della realizzazione effettiva, pur con stadi di avanzamento diversi», ha chiarito ancora il presidente di Ermeneia. «In parallelo, è stata confermata un’elevata consapevolezza sul tema della digitalizzazione» dal momento che «oltre il 94% degli intervistati ha affermato che la digitalizzazione è in grado di dare un contributo importante a livello di efficienza e di competitività dell’impresa proprio grazie all’interconnessione di impianti, persone e informazioni», ha concluso Delai.

Dal punto di vista dei consumi, analizzati dal Centro Studi dell’associazione, i prodotti che non mancano mai nella beauty routine degli italiani, sono quelli per il viso (17,2% dei consumi); in particolare creme antietà e maschere, vero trend del 2018 con una crescita di oltre il 20%. Per quanto riguarda il make up, invece, fondotinta, mascara e rossetti sono ai primi posti delle diverse categorie trucco (rispettivamente viso, occhi e labbra). In totale i consumi di cosmetici nel 2018 valgono i 10.152 milioni di euro (+1,3%). «I trend ovviamente dipendono dai comparti, ma c’è certamente un aumento nello skin-care e in generale la tendenza a fare prodotti sempre più vicini alla natura sia dal punto di vista della sostenibilità delle formulazioni che della produzione e del packaging», ha detto Ancorotti.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?

L'utilizzo della piattaforma dei commenti prevede l'invio di alcune informazioni al fornitore del servizio DISQUS. Utilizzare il form equivale ad acconsentire al trattamento dei dati tramite azione positiva. Per maggiori informazioni visualizza la Privacy Policy