Glifosato: perché l'Italia vuole farne a meno

di Emma Dann

Il 22 agosto scattano in Italia le restrizioni al commercio e le modifiche all’impiego del glifosato, con l’entrata in vigore del decreto del Ministero della Salute del 16 agosto.

Il glifosato è una molecola derivata dall’aminoacido glicina usato come diserbante a largo spettro: questo agisce contro numerose piante infestanti, inibendo l’azione di un enzima coinvolto nella sintesi di certi aminoacidi nei vegetali. Inizialmente brevettato dalla multinazionale Monsanto, è ora ampiamente utilizzato in diserbanti e fitofarmaci di diverso tipo e provenienza.

Questa sostanza è stata messa sotto i riflettori dallo IARC il 20 marzo 2015: la International Agency for Research on Cancer è l’agenzia dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che si occupa di promuovere la cooperazione e di coordinare le diverse ricerche in campo oncologico per identificare le sostanze che causano tumori. Lo IARC non si occupa quindi di condurre nuovi studi, ma di fare valutazioni in base alla letteratura scientifica già esistente. Questo porta a stilare la famosa lista di potenziali cancerogeni che così spesso è al centro di ansiogene tempeste mediatiche - ricordate le carni rosse?.

In particolare lo IARC ha stabilito che il glifosato è un «probabile cancerogeno». La classificazione è basata su «limitata evidenza» negli esseri umani e «prove sufficienti» negli animali da laboratorio.

Altre organizzazioni, però, analizzando la stessa letteratura, sono giunte a conclusioni opposte - per dirne una la stessa OMS, congiuntamente alla FAO, ha affermato nello scorso maggio che è improbabile che il glifosato causi il cancro.

Inoltre, lo IARC identifica sostanze potenzialmente cancerogene, ma non i livelli di esposizione rischiosi. Nella stessa categoria del glifosato c’è ad esempio l’alcol etilico che si trova nel vino ogni giorno sulle nostre tavole.
Tuttavia questo diserbante sembra prestarsi perfettamente ad entrare nel mirino del dibattito mediatico sia per il suo estensivo utilizzo - e relativi interessi economici - che per il suo legame con la diffusione di piante OGM, altro storico «nemico» degli ambientalisti. Esistono infatti colture ingegnerizzate per resistere al glifosato, in modo che questo agisca con successo solo sulle piante infestanti.

Secondo i detrattori degli OGM, la loro diffusione rischia di portare ad un aumento sostanziale dell’uso di diserbante; dall’altra parte, però, l’uso efficace degli erbicidi a base di glifosato limita l’utilizzo di pratiche di sradicazione meccanica degli infestanti, che impoveriscono i terreni, e di pesticidi sensibilmente più tossici per l’uomo. Il peso dei rischi è più complesso di quanto sembri.
Certo è che in Italia di OGM non si discute, dato che non ne è permessa la coltivazione. Sarà però vietato l’uso di prodotti fitosanitari con glifosato nelle aree «frequentate dalla popolazione o da gruppi vulnerabili quali parchi, giardini, campi sportivi e zone ricreative, aree gioco per bambini, cortili ed aree verdi interne a complessi scolastici e strutture sanitarie».

Secondo il biologo, esperto di sicurezza alimentare e tutela della salute, questa è una mossa precauzionale che, in attesa di nuovi studi e conferme, difficilmente risolverà i tanti problemi del sistema agricolo europeo rivolto alla massimizzazione del profitto.

Altre fonti e approfondimenti:

http://www.lastampa.it/2016/04/21/scienza/benessere/glifosato-il-diserbante-che-ha-messo-in-allarme-leuropa-4p66lBEOuCcSqPgwn0kMsJ/pagina.html
https://www.washingtonpost.com/lifestyle/food/its-the-chemical-monsanto-depends-on-how-dangerous-is-it/2015/10/04/2b8f58ee-67a0-11e5-9ef3-fde182507eac_story.html

 

 

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