Ma la scuola e la cultura valgono meno dello sci?

Caro direttore,
si parla tantissimo della riapertura delle piste per salvare la stagione dello sci. Da parte mia preferirei salvare la stagione del teatro, ma mi sa che gli interessi economici in ballo sono ben diversi.

E si parla di riaprire di in totale sicurezza…e le scuole? Medie, superiori e università stanno ancora aspettando: sono tanti mesi che i ragazzi vogliono tornare a studiare in presenza, in sicurezza e con dignità, con un programma di scaglionamento degli ingressi e un servizio di trasporto pubblico ampliato e meglio organizzato.

La mia nipotina di sei anni, che frequenta la prima elementare, in una giornata di tempo pieno porta la mascherina per sei ore, e ieri mi ha detto: «Sai nonna, in mensa hanno messo il plexiglass e stiamo zitti perché non riusciamo a sentirci. Ma io dovevo dire una cosa alla mia amica e gliel'ho detta da sotto il tavolo.»
E io dovrei rammaricarmi per le piste vuote?

Tiziana Ballardini


 

Siamo un Paese (un po') nel pallone

No, non deve rammaricarsi. L'economia ha bisogno oggettivamente di ripartire (e l'inverno da queste parti è un motore fondamentale), ma la cultura, intesa in senso ampio (con la scuola molto ma molto inclusa), non può certo star ferma. Lottiamo prima di tutto per la salute, ma dandoci delle chiare priorità.

E ricordancoi fra l'altro che gli studi dimostrano che non è certo la scuola il luogo del contagio (anche se i trasporti e tutto quello che accade fuori dalle aule, a cominciare dagli assembramenti che tutti abbiamo visto, preoccupa).

A proposito di priorità: se può consolarla - o farla arrabbiare di più, visto che il mio è puro sarcasmo - tutti si sono battuti, già nel corso della prima ondata pandemica, per non fermare il campionato di calcio. Sarà certo meno pericoloso di altre cose, considerato che non c'è il pubblico, ma dal punto di vista simbolico fa pensare che... siamo un Paese (un po') nel pallone.

lettere@ladige.it

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