Mi piace guardare anche alla speranza

Un lettore ci scrive che l'importante è avere speranza, e che gli anni "neri" ci sono sempre stati, seuiti dalla rinascita. La risposta del Direttore.

Mi piace guardare
anche alla speranza

Egregio Direttore, desidero condividere tramite il Suo giornale questo mio pensiero. Tra le reputazioni che ho di me c’è quella di vedere sempre un minimo di speranza anche nei periodi più bui, che siano privati o collettivi come questo che stiamo passando. Quest’anno, al di là del virus che ci sta paralizzando, sembra volerci portar via più personaggi famosi rispetto ad anni passati, allora, per un secondo, torniamo ad un anno come tanti il 1989: quell’anno ci ha portato via Salvador Dalì, famoso pittore, ma ha anche dato alla luce Daniel Radcliffe, futuro Harry Potter sul grande schermo. Ora, in quest’anno funesto abbiamo perso, tra le varie cose, anche personaggi famosi a cui eravamo in qualche modo legati, desidero poter dire di non preoccuparsi, o non preoccuparsi troppo, quest’anno ci darà, nel tempo, un Daniel Radcliffe o un Roger Federer che sia. C’è bisogno, oltre a fatti concreti, di dare anche speranza, tramite le nostre azioni quotidiane siamo tutti connessi l’uno con l’altro, molto dipende da noi, spero con questa mia di strappare un sorriso o una riflessione.

Gabriele Milizia


Il 2021 sia l'anno della ripartenza

Il 2021 sarà - anzi: è - anche un anno di speranza, di nascite, di partenze, di successi. Ed è giusto, come dire, guardare anche la parte piena del famoso mezzo bicchiere. Allo stesso modo, è giusto non solo raccontare ciò che sta succedendo, ma anche e soprattutto ricordare chi se ne va, chi non ce l’ha fatta. Mi fa uno strano effetto vedere ogni giorno la pagina dei necrologi del nostro giornale. Volti che ricordiamo, volti pieni di storie da raccontare. Volti che ci mancheranno. Volti che avrebbero potuto ancora dirci e darci molte cose.
E ne vedo davvero troppi, di volti. Nomi, cognomi, sguardi. Non numeri aridi, come quelli che sentiamo ogni giorno in una contabilità del dolore che è cruda e anonima. Una contabilità che ha cambiato anche il nostro rapporto con la morte, con gli ultimi giorni di vita, con il momento dell’addio. Mi piace pensare che un giorno, che so, ricorderemo il 2020 per la prima grande vittoria di Sinner e per tante altre cose belle che certo sono successe in quest’anno che ci ha segnato profondamente, ma temo che comunque diremo una cosa tipo: «Pensa, quel genio, quel talento, quel campione, è nato l’anno della tragica pandemia, l’anno del covid». Bello comunque immaginare che il dolore e la paura saranno, quel giorno, alle nostre spalle.

lettere@ladige.it

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