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Coronavirus, Spike Lee:

"La gente muore, non è un film"

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"Sono d'accordo al 100 per cento con la decisione di Thierry Fremaux di far slittare il Festival di Cannes. Il mondo è cambiato e lo fa ogni giorno. La gente muore con il coronavirus e così, non a caso, il presidente francese ha detto più volte che siamo come in guerra. Le cose che amiamo hanno dovuto fare un passo indietro: ovvero il cinema, la tv, lo sport e uno sport globale come il baseball". A parlare così è Spike Lee, presidente di giuria dell'edizione 2020 della manifestazione prevista dall'11 al 23 maggio e che, almeno sulla carta, dovrebbe slittare a fine giugno, inizio luglio. Insomma il primo presidente di giuria nero sulla Croisette dovrà aspettare per tornare a quel festival che, solo due anni fa, lo aveva rilanciato con BlacKkKlansman portandolo fino all'Oscar.

"Non dimentichiamoci - ha aggiunto il regista di 'Fa' la cosa giusta' - che Cannes è il più grande festival del mondo, il più grande palcoscenico per il cinema. Tutti dobbiamo pregare per uscirne, trovando un vaccino per poi rialzarci, fisicamente, emotivamente e finanziariamente, in tutto il mondo. Non è uno scherzo, non è un film, la gente sta morendo". Lee ha poi raccontato al magazine di aver trascorso questi giorni nella sua casa di Brooklyn con la famiglia, invitando a stare tutti uniti e lamentando anche la mancanza di tamponi disponibili. "Vorrei che Trump la smettesse di chiamarlo 'Chinese virus', per favore basta. Sta mettendo in pericolo gli asiatici americani in tutto il paese".

Sempre su Variety un ampio articolo sull'importanza del Festival di Cannes, "manifestazione finanziata in gran parte dal governo francese e che ospita non solo il festival cinematografico più importante del mondo, ma anche un enorme mercato di coproduzione in cui i cineasti cercano finanziatori per i loro progetti. Portare Cannes fuori da questa equazione anche solo per un anno - si legge sulla 'bibbia' dello spettacolo - comporterebbe enormi riflessi in tutto il mondo del cinema internazionale". A differenza dei festival americani, Cannes è poi "di così grande importanza per l'industria cinematografica francese che molti distributori locali programmano le loro date di uscita in sala nei giorni immediatamente successivi alla prima sulla Croisette. Un elemento che fa capire come l'industria locale farà tutto il possibile per mantenere viva l'edizione di quest'anno".

E ancora Variety su uno dei temi polemici suscitati dall'eccessivo ritardo nell'annuncio dello slittamento: "Aspettare fino ad ora per annunciare il rinvio di Cannes non è stato un segno di arroganza da parte di Frémaux - dice Variety -, ma casomai un riflesso dell'enorme responsabili tà che la sua squadra ha nei confronti dei loro sponsor, dell'industria cinematografica francese e del cinema mondiale in generale. E' l'effetto anche di un ottimismo quasi irragionevole, ovvero il fatto che questa crisi sanitaria globale potesse poi risolversi nel giro di poche settimane. Nessuno può dire esattamente quando sarà di nuovo sicuro tornare al cinema - conclude il magazine -, tanto meno viaggiare in Europa, ma con un po ' di fortuna Cannes potrebbe essere l'evento per riunire l'industria e galvanizzare il suo processo di guarigione".

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