Spettacoli / Musica

Ricordo di Fabrizio De Andrè: 25 anni fa la morte di un indimenticabile esploratore dell'umanità

Il cantautore genovese si spegneva l'11 gennaio 1999, a neanche 59 anni: una voce che ha raccontato il dolore della vita ma anche la speranza, fra la crudezza e gli orrori della realtà quotidiana e la possibilità di un'alternativa incarnata da un'altra umanità

TRENTO. Venticinque anni fa, l'11 gennaio 1999, ci lasciava Fabrizio De Andrè, il cantautore che ha segnato vari decenni della musica italiana. Aveva solo 59 anni, ancora da compiere, era nato a Genova il 18 febbraio 1940.

Fondazione Fabrizio De André Onlus e Sony Music Italia ricordano Fabrizio De André con il progetto Way point. Da dove venite... dove andate?, per ripercorrere 25 anni con il cantautore (scomparso l'11 gennaio 1999) attraverso le sue parole, il suo pensiero, la sua visione e i suoi viaggi presenti e attuali ancora oggi.

Il progetto si svilupperà lungo tutto il 2024 con varie iniziative, volte a celebrare e a consegnare alle nuove generazioni l'eredità artistica e culturale di uno degli artisti italiani più seguiti e influenti, sottolineando come la genialità e la profondità delle sue parole e la sua visione unica continuino a ispirare.

Tra le principali iniziative, la navigazione completa nella sua discografia che prevede la riedizione durante l'anno di tutti i suoi dischi in studio in ordine cronologico. Gli album saranno ristampati in versione LP nero 180 gr e CD, arricchiti da annotazioni autografe di Fabrizio De André, pensieri, riflessioni, commenti, estratti di interviste inerenti alle canzoni e agli album e alcuni documenti inediti conservati al Centro studi De André dell'Università degli Studi di Siena.

Le ristampe in arrivo nel 2024 sono: Volume 1, Tutti morimmo a stento, Volume 3, La buona novella, Non al denaro non all'amore né al cielo, Storia di un impiegato, Canzoni, Volume 8, Rimini, Fabrizio De André / L'Indiano, Crêuza de mä, Nuvole, Anime Salve, Singoli I primi 4 dischi saranno disponibili dal 16 febbraio.

Genova ricorderà Fabrizio De André nel 25° anniversario dalla morte diffondendo una playlist con i più grandi successi del Faber oggi, 11 gennaio in via Garibaldi, la rinascimentale 'strada nuova' o 'via aurea' dove si affacciano i Palazzi dei Rolli patrimonio dell'umanità Unesco, e vicino ai 'caruggi', i vicoli del centro storico genovese dove sono ambientate molte delle sue canzoni.

Da 'Crêuza de mä' a 'Bocca di Rosa', da 'La Città vecchia' a 'La guerra di Piero', da 'Andrea' a 'Il pescatore' per finire con 'Via del campo', saranno solo alcune delle canzoni trasmesse dalle 10 dalla filodiffusione di via Garibaldi.

IL RICORDO

Raccontava i luoghi dell'umanità, Fabrizio De Andrè. E prendendoci per mano ci porta in altri luoghi, i non-luoghi dell'utopia, di un'umanità altra per scoprire la quale bisogna passare attraverso la cruda presa di coscienza del disagio umano anche nelle sue espressioni più aberranti.

De Andrè lo fa con quell'aria e quelle atmosfere di triste consapevolezza poetica dei mali del mondo, che da sole spiegano la fatica di un percorso di liberazione da cominciare nella sfera individuale per raggiungere l'autenticità nell'incontro con l'altro. Una solitudine necessaria e propedeutica.

L'uomo spalle al muro, di fronte al suo destino e alle ingiustizie dolorose con le quali gli è chiesto di convivere nel mondo degli uomini che si ammazzano coi fucili o con le Borse valori. L'uomo davanti all'idea lucida della morte e della solitudine cui è costretto in una vita delal quale stenta a trovare il senso.

Potrà, quell'uomo disperato, trovare proprio in questa condizione estrema il senso di tutto, il sentiero di un percorso spirituale - estraneo alle categorie dell'omologazione religiosa - che lo farà più forte, più libero, più attrezzato a lottare per un futuro più degno di essere vissuto da tutti.

La solitudine può essere anche di gruppo, di una minoranza: «Il meglio di una cultura - aveva detto una volta De Andrè - viene sollecitato da persone che si trovano in minoranza e che proprio per i loro doni vengono emarginate e all'occorrenza perseguitate». E le minoranze possono essere di varia natura, diversi i momenti discriminanti. Ogni spirito libero è parte di una minoranza oppressa da quegli uomini di potere che a loro volta non si rendono conto di non essere liberi ma prigionieri dell'ansia di dominio nella quale proiettano le loro frustrazioni ingessando il cammino di tutti.

Ecco, nel mondo dei simboli di molti italiani De Andrè è speranza. Significa muoversi verso il non-luogo di un'utopia che diventa possibile, oltre i limiti di un disagio umano ora metabolizzato e trasformato in energia.

L'energia di pensare altro, gli spazi del non-dominio, di un rispetto della persona che inizia nell'intimo di ognuno e non può che condurre alla critica radicale del potere cieco (dalle guerre d'ogni genere al consumismo come forma di libertà illusoria) e alla ricerca di un non luogo per riuscire a vivere meglio con gli altri. [Zenone Sovilla]

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