Musica / L’intervista

Paolo Benvegnù live a Trento: «Non mi interessano i like, mi interessa la musica»

Il cantautore sarà in concerto stasera a Sanbapolis e ci racconta il suo nuovo disco: "Delle inutili premonizioni. Venti anni di misconosciuto tascabile vol. 1”

di Fabio De Santi

TRENTO. L'ultimo disco di Paolo Benvegnù "Delle inutili premonizioni", dalle forme acustiche, è stato registrato in presa diretta iu una sola giornata nel pieno della pandemia. Una tracklist di brani, quella del cantautore bresciano, che attraverserà il concerto di stasera, mercoledì 21 luglio alle 21, nel giardino del Teatro Sanbàpolis per la rassegna "Palchi in movimento”. Un live quello di Paolo Benvegnù, che con gli Scisma ha scritto pagine importanti dell'indie rock italiano, che sarà aperto dalla voce ipnotica di Anna Carol.

Paolo Benvegnù, iniziamo dal live di stasera a Trento.

"L'idea, insieme ai tre musicisti che sono con me on stage, è quella di raccontare il mio percorso, ventennale ormai e ahimè lunghissimo quasi come quello dei Pooh (sorride Benvegnù n.d.r.), di musicista che è anche un'esplorazione sulle emozioni degli esseri umani ripartendo dall’amore come assioma fondamentale".

Quale genesi ha l'ultimo capitolo della tua discografia "Delle inutili premonizioni. Venti anni di misconosciuto tascabile vol. 1”.

"Voglio subito dire che ho scritto volume 1 ma non è detto che ci sia un seguito considerando che l’incompletezza e l’insensatezza fanno parte della mia vita. Il momento era quello della seconda quarantena, della cattività, e ho pensato fosse arrivato il momento giusto per registrare qualcosa. Mi sono recato a Firenze e cinque ore ho suonato venti pezzi scegliendone poi una “sporca dozzina”per la tracklist del cd. Ho intrecciato brani del passato più o meno remoto".

Come hai vissuto e stai vivendo questi lunghi mesi di pandemia e in quale modo si riflettono sul Benvegnù cantautore?

"La mia vita negli ultimi anni è un tantino da monaco; preferisco l'essere tangente alle cose. Il mio quotidiano è diventato più prezioso e le cose che faccio con le persone che amo sone diventate ancora più importanti. Mi sento quasi un sopravvissuto se penso alle tante persone scomparse per il virus. Credo che molti non si rendano conto della fortuna che hanno avuto: si tende sempre a dimenticare le conseguenze estreme della pandemia ma è da quarant'anni almeno che la società pone il dolore come un qualcosa che non dobbiamo vedere, tranne quando ha contorni sensazionalistici".

Cosa ti manca di più dell'epoca "Scisma"?

"Erano anni in cui c’era una grande volontà di scoprire le cose in evoluzione, di scoprire l’altro. Da vent'anni a questa parte il mondo della musica ma anche dell'arte in generale è in totale stasi. Oggi in molti casi si suona e si fa arte per fidelizzare l'altro, per vendere la merce in una dimensione sempre più virtuale. Questo mi dispiace perché manca la curiosità, la voglia appunto di scoprire l'altro: mi piace vedere gli esseri umani che si mescolano, molto meno vederli giocare a Fortnite!".

Ma ancora senso fare album nell'epoca del singoli mordi e fuggi legati magari solo ai clic dei video?

"Mi piace sempre registrare dischi perché per me la musica è altro rispetto a questo. Io non sono invidioso di chi e si nutre e si pavoneggia per milioni di clic e di una gloria spesso assai effimera. L'invidia non mi appartiene anzi sono contento per loro ma a me più che far successo piace, insieme alla mia band, far succedere, vivere davvero la musica".

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