Il rapper: «Video girato nel massimo rispetto della chiesa»

«Abbiamo lavorato nel rispetto del luogo sacro»: il rapper trentino Andrea Compless, oggi, dopo l’uscita di un articolo sull’Adige, ha deciso di spiegare nuovamente il senso del suo nuovo video musicale, girato nella chiesa di Ravina, che ha suscitato anche qualche giudizio non benevolo.

«Abbiamo lavorato nel rispetto del luogo sacro»: il rapper trentino Andrea Compless, oggi, dopo l’uscita di un articolo sull’Adige, ha deciso di spiegare nuovamente il senso del suo nuovo video musicale, girato nella chiesa di Ravina, che ha suscitato anche qualche giudizio non benevolo.

L’allestimento del set in chiesa era stato autorizzato dal parroco, don Gianni Damolin: «Ho dato il mio permesso ai ragazzi, - spiega all’Adige - perché mi avevano garantito che si sarebbe trattato di un video serio e rispettoso del luogo sacro. Ma vedendo il risultato finale devo dire che queste premesse non sono state rispettate. Certo. Mi avevano garantito che era una cosa corretta e io mi sono fidato, non ho chiesto i testi. Come ho detto le promesse iniziali non sono state mantenute e capisco che qualcuno possa sentirsi offeso. Ci sono soprattutto i riferimenti sessuali abbastanza espliciti e poi quell’ammiccamento finale del prete che si allontana con due ragazze dietro l’altare. Ho parlato con i ragazzi e mi dicono che il testo finale è stato aggiunto in seguito e che le frasi scurrili non sono state cantate in chiesta. Ma ho fatto notare che il prodotto finale è quello».

Il sacerdote, peraltro, precisa che non ha ricevuto lamentele dirette da parte di parrocchiani: «Nessuno mi ha contestato - dice - ma alcuni collaboratori mi hanno riferito che c’è malumore e che le persone si sono stupite della mia autorizzazione. Devo dire che i ragazzi ritengono di avere rispettato la chiesa e che avere aggiunto le frasi in seguito non offenda il luogo sacro. Loro mi assicurano di non avere voluto offendere nessuno intenzionalmente e io questo lo credo».

Concetto, quest’ultimo, ribadito oggi con forza da Andrea Compless, in un lungo post nel suo profilo Facebook: «Dopo aver letto l’articolo e tutti i relativi commenti, mi sembrava opportuno darvi la mia opinione, in modo tale da offrirvi un quadro della situazione più preciso e permettervi di trarre le vostre conclusioni, magari cambiando opinione su quanto pensato fin’ora.

Abbiamo scelto di girare questo video in Chiesa per avvicinarci alla cultura delle messe d’oltreoceano, dove il celebrante, durante la sua predica, è accompagnato da cori gospel, rendendo la funzione molto artistica in modo tale da coinvolgere ulteriormente i fedeli.

Io ho quindi deciso di vestire i panni del “predicatore”, poiché questa figura mi sembrava la migliore per dare senso al mio messaggio, con la sola differenza che, mentre le parole dei predicatori sono quelle di Dio e quelle rimangono, quelle da me dette sono invece frutto del pensiero di un ragazzo ventiseienne che vive quotidianamente l’evolversi della nostra società, nel bene o nel male.

Il testo della canzone, infatti, ad un primo ascolto può sembrare banale e privo di senso, specie se lo si ascolta in maniera superficiale ma, riflettendo un attimo sulle parole, è possibile arrivare alla quotidianità dei giovani odierni. Nelle prossime righe vi analizzerò parte del testo.

La canzone inizia cosi: “Partiamo con il presupposto che sta m*rda non ingrana, niente grana, contratto a chiamata si ma quando chiama?! Quanto chiava sta putt*ana? Sai che c’è? Guadagna più di me lavorando solo due giorni a settimana!”.

In questa prima parte di testo faccio riferimento a tutte quelle persone che provano a fare della propria passione un lavoro, ma che per una serie di questioni non sono ancora arrivati al coronamento del proprio sogno.
Cosa succede quando si insegue un sogno che ancora non si riesce però a mettere a frutto? Ovvio, si cerca lavoro per guadagnare il necessario da investire nella propria passione, ma quale meccanismo scatta quindi qui al giorno d’oggi?

Un’occupazione non si trova facilmente, e tantissimi datori di lavoro usano in maniera inappropriata il cosìddetto “contratto a chiamata”, dove non sono previste malattia, ferie e permessi vari, e cosa ancora peggiore non hai garanzie sul tuo futuro.
Qui entra così in gioco il riferimento alla prostituzione, fenomeno che, ultimamente (come lo si fosse scoperto adesso) ha provocato diversi scandali. Tantissime ragazze, anche molto, troppo giovani, offrono il loro corpo in cambio di denaro, ma a volte anche solo per degli oggetti, o cose minime come delle semplici ricariche telefoniche, il tutto perché il lavoro non c’è, e in più la società odierna ti fa passare per uno “sfigato” se non rientri in certi canoni di apparenza collettiva.

Andiamo avanti con il testo: “Vinazza smarza in damigiana, dal gusto di acqua piovana, è l’elisir d’amore che accompagna ogni serata”.
Qui faccio riferimento al problema dell’alcolismo, giovanile e non. Come tutti sappiamo, il consumo di alcolici tra i giovani nella nostra regione è alle stelle, ma perché questo accade? Per un’infinita serie di motivi logicamente, legati anche alla mancanza di opportunità lavorative di cui sopra, ma io penso che la causa maggiore resti l’insoddisfazione: se ti trovi senza lavoro, o ne hai uno che ti lascia però comunque pochi soldi in tasca, sicuramente non puoi permetterti di andare a fare serate in altre città o fare semplicemente ciò che più ti aggrada, e la reazione di riflesso di molti giovani è quella di rifugiarsi nelle droghe, e quindi anche nell’alcool, simboli di un modo di fare serata all’insegna del basso costo e del non doversi troppo spostare da casa.

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La canzone continua dicendo: “Busta paga? Rido per non piangere, voi non ditelo al salice, ciò che scrivo lo penso non sempre è facile, non c’è verità in una bozza di vino, il casino è che arriva col vuotarsi dell ultimo calice”.

Qui la mia intenzione è fare riferimento un po’ alla amarezza che ti lascia guardare la misera busta paga che solitamente ti ritrovi, ma soprattutto e nuovamente all’alcolismo, in stavolta maniera diversa. In questa frase voglio infatti palesare il fatto che bere non è una soluzione, ricordando all’ascoltatore che i primi bicchieri danno sì euforia e spensieratezza, ma anche che, quando la bottiglia finisce, la verità torna a galla senza lasciarti vie di scampo.

Andando avanti con il testo, i famosi “riferimenti alla sessualità”: “Fan*ulo a te che mi hai amato, ma come una mantide, ricordati il mio seme che cola tra le tue natiche, zigzagando like torrente o rapide, non vuoi più vedermi brutta stron*a? Beh, allora vattene!”.
Qui parlo dell’amore ai giorni nostri, dove nella maggior parte dei casi non esiste più quel sentimento che univa le persone, come magari ai tempi dei nostri nonni. Adesso è tutto sesso e poco amore, purtroppo, e questa cosa deve far riflettere un po’ tutti, a parer mio.

In conclusione del pezzo, faccio riferimento alla difficoltà che c’è nel credere nei propri sogni e portarli avanti, a causa di una vita e di priorità che possono spesso portarti a smettere, mentre altri che hanno appena iniziato a correre per il proprio credo si credono invece già arrivati, tutto questo grazie soprattutto ad una società che sacrifica il talento alla notizia e l’impegno all’immagine, nel contesto di un discorso però troppo complesso da aprire qui.

Certo, tutte cose che, al primo ascolto, possono sfuggire a chi, come molti presumo abbiano fatto, si sia concentrato esclusivamente sulle immagini e le (cosiddette) “parolacce”, ma che invece sono alla base della canzone.

Una canzone ovviamente irriverente e disimpegnata, il cui ritmo scanzonato contiene esso stesso un preciso significato di fondo: nonostante tutte le difficoltà esistenti, alcune delle quali, come ho appena fatto notare, citate anche nella canzone, l’invito intrinseco del pezzo è infatti quello di continuare a vivere con serenità e il sorriso sulle labbra, inseguendo le proprie passioni e non curandosi troppo di ostacoli in fin dei conti inesistenti o semplicemente non importanti.

Vorrei infine sottolineare una cosa molto importante, che credo molti di voi non sappiano. Quando il video è stato girato, abbiamo utilizzato una versione della canzone censurata, poiché la nostra prima preoccupazione è stata portare rispetto al luogo sacro in questione: le parolacce non sono state dette in Chiesa, ma fatte solo in labiale (come per altro già detto anche su Rttr e Trentino).

Solo in fase di montaggio è stata poi utilizzata la versione completa del pezzo. Per la pausa pranzo, addirittura, avendo ordinato delle pizze, io e la produzione abbiamo praticamente costretto i vari partecipanti al video a mangiare all’agghiaccio, all’esterno della Chiesa, ancora una volta nel rispetto del luogo sacro che ci era stato gentilmente offerto per le riprese.

L’invito a riflettere anche su questi piccoli gesti è rivolto soprattutto a chi si è indignato delle parolacce contenute nel video, ed è poi magari tra i primi a dimostrarsi poco rispettoso della Chiesa e della religione cristiana in sé, permettendosi magari (come molte volte ho visto fare) di chiacchierare o ridacchiare durante le cerimonie, disturbare le prediche del parroco, o anzi recarsi in Chiesa solo per fare “presenza”, dimenticandosi di quanto sentito non appena usciti.

Voglio citare, in questo senso, la celebre Parabola “del fariseo e del pubblicano”, estratta da uno di quei Vangeli che dovrebbero essere tanto cari a chi, negli ultimi giorni, si è strappato le vesti in difesa della sacralità della Chiesa da noi, a suo dire, “violata”.

Il passo dice: “Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell’altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato” (Luca 18, 10-14).

Prego quindi tutti di stare molto attenti a maneggiare la religione. Io non sono un credente, e nel rispettare, nei modi in cui sopra, la Chiesa in quanto luogo sacro, ho fatto più del necessario per quanto mi concerne; voi che tanto vi professate paladini della cristianità o del buon gusto, potete invece dire lo stesso?

Abbiamo cercato in tutto e per tutto di non disturbare nessuno, e a parer mio ci siamo riusciti, tanto da riuscire pure a scherzare con delle signore, che erano rimaste ferme all’esterno della Chiesa, molto incuriosite: “Se ghe fusa pù preti come ti, la cesa la saria piena de fedeli”, hanno addirittura detto alcune, di passaggio per la spesa o le commissioni quotidiane.

Insomma che dire, mi dispiace se molti si ritengono offesi, e soprattutto per il gentilissimo parroco che ci ha dato la disponibilità della Chiesa, e sul quale si sono ripercosse una serie di critiche insensate, perché la nostra intenzione non era assolutamente quella di offendere chi crede, e tutta la realizzazione del progetto si è svolta con alla base proprio questo principio.

Chiudo ringraziando tutti dell’attenzione, ringraziando Menevolt Beatz per la stupenda strumentale, Videocrazia Prod. e Robbo Copp per la qualità e la serietà che hanno dimostrato sul set e in fase di montaggio,quindi tutto lo staff tecnico che ci ha permesso di girare al meglio delle possibilità, il parroco di Ravina don Gianni Damolin per essersi dimostrato così disponibile e di mentalità aperta, a differenza di tanti suoi colleghi: lo chiamerò al piu presto per chiarirci ulteriormente e farci un paio di chiacchere».

Nel profilo Fb del rapper trentino anche i vari link per verficare quale fosse la versione del brano utilizzata in chiesa, le precedenti spiegazioni sull’idea di girare il videoclip e altri materiali sul disco.

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