Politica / Provinciali

Panizza: “Marchiori ha gestito bene una fase molto difficile”

Il presidente del Patt promuove a pieni voti il segretario: “Siamo tornati al governo, conquista importante. La legge elettorale però va ripensata. Gli ex? Da loro solo attacchi”

di Matteo Lunelli

TRENTO. Sono stati mesi impegnativi per il Patt. Mesi di decisioni e di scelte, in qualche modo storiche, e di spaccature. Perché l'accordo con il centrodestra e con il presidente Fugatti non è stato certo indolore. E c'era quindi grande attesa per sapere come l'elettorato autonomista avrebbe reagito. I freddi numeri dicono 19.011 voti, 8,18% e tre eletti. Ma dire tre non basta, perché la valutazione complessiva deve basarsi anche sul chi è stato eletto: in consiglio andranno Mario Tonina, Walter Kaswalder e Maria Bosin.
Tutti e tre entrati all'ultimo nella lista. E tutti e tre non propriamente con la stella alpina "tatuata" sul cuore, seppur tutti vicini alle idee e ai valori del partito. Altro aspetto, chi non è stato eletto: i due nomi sotto la lente, ovvero il segretario politico Simone Marchiori e il consigliere uscente - nonché forte promotore dell'alleanza con Fugatti - Lorenzo Ossanna sono rimasti fuori. A fare il punto è il presidente del partito Franco Panizza.
Presidente, come è andata?
Inutile fare troppi giri di parole: il risultato è stato al di sotto delle aspettative.
Le scissioni degli ultimi mesi hanno pesato? Molti dei vostri hanno lasciato e hanno fondato Casa Autonomia.
I conti sono presto fatti: con il 4% ottenuto da Casa Autonomia saremmo arrivati ben sopra il 12%, secondo partito della coalizione di centrodestra alle spalle della Lega. Ma non è andata così ed è un peccato. I rapporti con gli ex non sembrano buoni, difficile se non impossibile ricucire. Da loro sono arrivate solo offese e attacchi a tutti noi durante la campagna elettorale.
Ma ora cosa fanno? Tutto questo per relegare gli autonomisti a fare l'opposizione?
Noi siamo tornati al governo e questa è una conquista importante. Questo "salva" il segretario Simone Marchiori?
Lui è stato bravo a gestire una fase molto dura. C'è stato l'accordo con Fugatti e poi la scelta di allargare la lista sia agli autonomisti storici sia ai popolari. Quello del Patt resta un simbolo storico e quindi il passaggio poteva essere solo quello che è stato fatto: se condividete le nostre idee, se l'autonomia è nel vostro Dna, allora dovete entrare con noi. E loro hanno aderito.
Con i big che sono entrati - Tonina e Kaswalder - alla fine il segretario è rimasto fuori.
Il segretario l'ha detto bene a caldo: il primo risultato del nostro ingresso nel centrodestra è che ora l'autonomia è diventata il fulcro della coalizione. Il presidente Fugatti parla sempre di autonomia e ha sottolineato l'importanza della nsotra presenza. E poi sono arrivati tanti ministri da Roma e la stessa premier nel suo messaggio hanno parlato tantissimo di autonomia. Rassicurazioni a parole ma anche nei fatti: lo hanno capito anche nel governo centrale che l'autonomia può essere la soluzione dei problemi.
Insomma la scelta fatta da Marchiori è stata vincente.
Certo, siamo al governo. Io non dico che bisogna andare dove si vince, ma si devono valutare programmi e progetti. Dire no a priori non è un ragionamento valido. E la nostra scelta è in piena sintonia con la Svp, come dimostra anche la spinta che ci ha dato Herbert Dorfmann durante la campagna elettorale.
Marchiori rischia? Dovrebbe dimettersi?
Ribadisco che avremmo voluto una rappresentanza più ampia. E ci dispiace per il segretario e per Ossanna. Ma il nodo è che va ripensata la legge elettorale: ci vogliono 2 preferenze per uomini e 2 per donne. Altrimenti i giovani non hanno tempo per costruirsi una rete.

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