Ambiente / Ecologia

Trentino, in vent'anni l'aria è diventata più buona: Ispa attesta la riduzione di inquinanti e delle PM10

Sono in arrivo norme più stringenti dall'Europa. La sfida è aperta. In questa sfida rientra anche l'operazione stufe a legna: 4,7 milioni di euro di contributi, spalmabili su tre anni, per interventi di sostituzione di impianti obsoleti alimentati a biomassa (stufe o caldaie a legna)

CONTRIBUTI Un aiuto per la sostituzione delle stufe o caldaie a legna

TRENTO. È migliorata, dagli anni Duemila, la qualità dell'aria in Trentino, e la conferma arriva dall'ultimo aggiornamento Ispat, su fonte Appa (Agenzia provinciale per la protezione dell'ambiente). Dal 2005, quando il superamento del numero massimo di giorni (35) sull'anno era la norma, si è passati ad un rispetto sostanziale dei limiti di legge per le polveri sottili (PM10). La prospettiva è che però che tutto ciò non basti, perché la normativa in preparazione a Bruxelles imporrà in futuro maggiori restrizioni e obiettivi più ambizioni da raggiungere. Anche per questo, per migliorare la qualità dell'aria, a breve partirà il bando della Provincia di Trento per la sostituzione delle stufe a legna obsolete.

Riduzione degli inquinanti.

Per il Biossido di azoto (NO2) nel capoluogo, causato in gran parte del traffico, si è passati dai 41 µg (microgrammi per metro cubo) rilevati dalla centralina del Parco S. Chiara nel 2000 ai 26 µg/m3 del 2022 e dai 49 µg/m3 di Trento Nord (via Bolzano) ai 35. E si è ridotta la concentrazione media annuale delle polveri sottili (PM10): al Parco S. Chiara, dai 24 µg/m3 del 2010 ai 21 del 2022, a Trento Nord dai 37µg/m3 del 2005 ai 24 del 2022. Lo stesso, dal 2005 al 2022, a Rovereto (da 33 a 19 µg/m3 ), a Borgo Valsugana (da 32 a 22) a Riva del Garda (da 36 a 21). I giorni di superamento limite giornaliero sono passati da 13 a 7 (dal 2005 al 2022) al Parco S. Chiara e, dal 2005 al 2022, da 81 a 15 a Trento Nord, da 56 a 4 a Rovereto, da 67 a 5 a Borgo Valsugana e da 73 a 13 a Riva del Garda. E praticamente scomparsi sono il Biossido di zolfo (SO2), il Monossido di carbonio (CO) e il Benzene (C6H6) grazie all'utilizzo dei catalizzatori nei veicoli.

«Il Biossido di azoto è stato ridotto grazie alle normative europee (Da Euro 0 a Euro 5 ed Euro 6) che hanno imposto limiti alle emissioni e portato al rinnovo del parco circolante» ricorda Gabriele Tonidandel, responsabile dell'Unità organizzativa tutela dell'aria e agenti fisici dell'Appa «ed il traffico è la prima causa di questo inquinante». Un miglioramento evidente anche a fronte dell'aumento del numero dei veicoli in circolazione. E il miglioramento per le PM10? «Il biossido di azoto è un precursore del particolato secondario, e quindi la sua riduzione ha avuto un effetto positivo. Ma più dell'80% delle PM10 deriva dalla combustione delle biomasse. E qui c'è stato un cambiamento» dice Tonidandel. Che invita a prendere in considerazione un altro fattore, quello climatico: «Le giornate fredde prolungate, con l'inversione termica che tende a favorire il ristagno degli inquinanti, sono diminuite, e quindi c'è una maggiore dispersione degli stessi».

Serve fare di più.

Se si raffrontano gli ultimi anni, dal 2018, si nota una sostanziale stabilità dei dati. Ad esempio, dal 2018 al 2022, la concentrazione media di PM10 è rimasta la stessa a Trento (24 µg/m3) e a Rovereto (19 µg/m3). «Questo perché, più la curva si avvicina allo zero, più si fa fatica a migliorare. La cosa è sempre più sfidante: siamo» dice Tonidandel «nell'optimum dal punto di vista formale, del rispetto dei limiti. Ma l'Oms (Organizzazione mondiale della sanità, ndr) dice che la qualità dell'aria va migliorata ancora di più, e sono in arrivo norme più stringenti dall'Europa. La sfida è aperta».

Nuove stufe a legna.

In questa sfida rientra anche l'operazione stufe a legna: 4,7 milioni di euro di contributi, spalmabili su tre anni, per interventi di sostituzione di impianti obsoleti alimentati a biomassa (stufe o caldaie a legna). Dal Mase, il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, arrivano in realtà 5 milioni, ma 300 mila euro saranno utilizzate per consolidare il progetto "BrennerLec" in A22, per la gestione dinamica del traffico, con riduzione della velocità e degli inquinanti. Negli uffici della Provincia, piovono da giorni richieste di informazioni suo come ottenere contributi per le stufe. Ma bisogna attendere il bando. «Sarà pronto entro venti giorni» spiega Tonidandel. L'incentivo, che si somma al credito fiscale (50%) arriva fino a 3 mila euro per gli impianti di classe 4 e fino a 4 mila euro per la classe 5.

«È un bando per la rottamazione dei vecchi impianti» dice il tecnico di Appa «la vecchia caldaia a legna potrà essere sostituita anche da una pompa calore. L'incentivo è anche per la sostituzione della canna fumaria, fino a mille euro, con benefici anche per la sicurezza, e sostiene pure chi si allaccia alla rete di teleriscaldamento rinunciando all'impianto a biomassa obsoleto. Quest'anno, il budget è 1,7 milioni, riservato alle unità immobiliari di residenza. No, quindi, alle seconde case. Il prossimo anno, vedremo».

Per gli incentivi, ci si dovrà rivolgere ai Bim (Bacini imbriferi montani) di riferimento. La Provincia ha pure avviato corsi di formazione per gli spazzacamini. «È fondamentale» dice Tonidandel «avere sì un impianto tecnologicamente adeguato, ma anche una corretta installazione, una manutenzione fatta bene e, poi, buone pratiche nell'utilizzo, bruciando legna buona e secca».

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