Politica / Elezioni

Luciano Azzolini: “Dopo l’amico Sergio, meglio Mario Draghi”

Deputato per tre legislature - dal 1983 al 1994 - giornalista in pensione, è un amico personale di Mattarella. Ha partecipato a due elezioni del presidente della Repubblica, votando per Francesco Cossiga e Oscar Luigi Scalfaro (intervista uscita sabato 22 gennaio)

di Paolo Micheletto

Luciano Azzolini, il suo amico Sergio Mattarella verrà confermato?

“Credo che il suo orientamento sia netto. Non ci sono le condizioni per un altro mandato da presidente della Repubblica: l'ha detto più volte. A meno che non si crei una maggioranza molto ampia a sostegno di questa ipotesi”.

(Luciano Azzolini, 72 anni, deputato per tre legislature - dal 1983 al 1994 - giornalista in pensione, è un amico personale di Sergio Mattarella. Ha partecipato a due elezioni del presidente della Repubblica, votando per Francesco Cossiga e Oscar Luigi Scalfaro).

A pochi giorni dalla prima votazione (lunedì 24 gennaio) ogni accordo è lontano.

"Si conferma la condizione di debolezza del sistema politico italiano, che non trova al proprio interno il presidente del Consiglio ed è costretto a ricorrere all'esterno, e che oggi va in difficoltà nell'affrontare una scelta così importante come quella relativa al presidente della Repubblica. E poi c'è l'Europa".

Cosa chiede l'Europa, in questo passaggio?

Ha la necessità di un'Italia stabile. Dopo i sacrifici fatti c'è bisogno di un'Italia in prima linea.

Ma il Paese paga ancora la crisi dei partiti, secondo lei?

Oggi gli italiani votano i leader.Certo, l'Italia paga ancora le conseguenze della fine dei partiti. E paga anche questi continui cambi della legge elettorale, che non offrono certo stabilità. Molte democrazie non modificano mai la legge elettorale, nemmeno quando fa eleggere chi ha avuto meno voti, come è accaduto negli Stati Uniti.

Chi prenderà il posto di Mattarella?

Salvo imprevisti, credo che vada privilegiata la soluzione Draghi. Il quale permetterebbe all'Europa di avere un interlocutore preciso, forte, autorevole per un periodo medio-lungo. Draghi darebbe una certa stabilità al sistema politico. E prima delle elezioni servirà comunque un nuovo sistema elettorale. La scelta sarà su un proporzionale con soglia di sbarramento al 4-5% che permetta ai tanti partiti di centro con percentuali al di sotto della doppia cifra di superare la logica della coalizione. Oppure si andrà sul maggioritario, con tutti i rischi del caso.

Lei preferisce la prima ipotesi.

Con un proporzionale con soglia di sbarramento dai dignità all'incontro delle culture politiche. Guardate cosa è successo con la morte di David Sassoli: la perdita di una figura così importante ha risvegliato le coscienze di un'Italia che sa stare insieme, ma l'effetto è durato 48 ore.

Poi è finito tutto.

Forse l'Italia dell'emergenza continua ha bisogno di un sistema davvero maggioritario.Io faccio parte di una generazione ormai fuorigioco e anche per questo rispetto chi è favorevole al maggioritario. Ma anche in questo caso le regole dovranno essere ridefinite. Siamo davanti ad un passaggio fondamentale, oltre all'elezione del nuovo presidente.

Quale?

Il Parlamento non ha trovato un presidente del Consiglio, e il presidente Mattarella ha dato al Paese la soluzione Mario Draghi. Oggi lo stesso Parlamento non trova un'intesa sul presidente della Repubblica e non si sa cosa accadrà nell'ultima parte della legislatura.La corsa al Colle mette a rischio il governo?Se non si trova l'accordo sul presidente della Repubblica non si troverà nemmeno sul governo. Nell'ultimo anno prima del voto ognuno tenterà di fare il proprio gioco.

Quindi quale sarebbe l'accordo migliore?

Trovare l'intesa su Draghi presidente della Repubblica. Allo stesso tempo le forze politiche dovrebbero impegnarsi a dar vita a un nuovo esecutivo che affronti i nodi di governo e faccia approvare una legge elettorale che permetta di andare alle elezioni in un clima costruttivo.

Ci descriva Mattarella, lei che lo conosce bene.

Sergio Mattarella impersonifica una cultura politica, minoritaria nel Paese, che ha una base valoriale molto forte. Ha sempre preso posizioni politiche molto nette, come quando fu il primo ministro democristiano a dimettersi in segno di protesta contro la legge Mammì, o come quando aderì al Partito popolare. Ha un totale rispetto dell'avversario e una riservatezza assoluta.

Il presidente della Repubblica termina il suo mandato con un consenso altissimo. Ha convinto molti italiani durante il settennato.

Questo consenso trasversale è dovuto appunto anche alla sua ricerca continua del dialogo e al rispetto delle persone: l'opinione pubblica ha trovato un interlocutore serio e credibile. Una figura controcorrente, nell'epoca dei social network e dei politici che sono sempre in tv.

Da quanto tempo lo conosce?

Dal 1993, da quando cioè sono arrivato in Parlamento. Me lo presentò Bruno Kessler. La nostra è un'amicizia nata in maniera spontanea e proseguita nel tempo, anche grazie ai convegni di Lavarone.

L'ha sentito anche da presidente della Repubblica?

Certo, ci siamo visti e sentiti più volte.

L'ultima volta?

Mercoledì 19 gennaio sera, al telefono.

Cosa le ha detto?

Ci siamo salutati e fatti gli auguri.

Lei ha votato Cossiga e Scalfaro presidenti della Repubblica.

Sì. Con Cossiga fu un'elezione "piana", perché De Mita aveva già sondato il terreno con gli alleati. Della votazione di Scalfaro ricordo l'orrore della strage di Capaci: in un clima di emergenza si ritenne che la scelta del presidente della Camera fosse la giusta soluzione istituzionale.

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