Credito / Il caso

Affare Carige, la banca genovese andrà a Bper e Cassa Centrale dovrebbe rientrare dei 63 milioni spesi

Giorni decisivi e trattative sul valore, per la holding delle Casse Rurali c’erano anche altri 100 milioni di prestito subordinato al momento della prima offerta a Fondo Interbancario

MILANO. Il Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd) sceglie Bper per trattare la cessione della quota di controllo dell'80% in Banca Carige. Una cessione che, qualora si arrivasse ad un opa sul resto del capitale, interessa da vicino Cassa Centrale banca (Ccb) che detiene una quota dell'8,3% del capitale.

Gli emiliani di Bper superano così in volata la concorrenza del fondo Cerberus e, soprattutto, del Credit Agricole, l'altro vero grande pretendente di Carige, sfilatosi dalla corsa nelle ultime ore, dopo essersi reso conto di essere stato superato dal rilancio deciso nel weekend da Modena.

Alla banca guidata da Piero Montani, assistita da Rothschild, il Fitd ha concesso «un periodo di esclusiva 4 settimane per il completamento di una due diligence confirmatoria» e la firma «nel più breve tempo possibile, e comunque non oltre il 15 febbraio», di un contratto di acquisizione.

Per convincere il Fondo interbancario Bper ha praticamente dimezzato le sue pretese, accontentandosi, nella proposta riformulata sabato scorso, di una dote finanziaria di circa 530 milioni di euro, a fronte del miliardo chiesto lo scorso 14 dicembre. Uno sconto reso possibile, da un lato, dai benefici legati a 380 milioni di Dta da convertire in crediti fiscali, non considerati nella prima proposta in quanto non ancora tramutati in legge con la Manovra.

Dall'altro dalla «stima di minori oneri sia di ristrutturazione che derivanti dalla risoluzione anticipata di taluni contratti» con i partner di Carige, che Bper ha potuto calcolare in modo più preciso grazie all'accesso ad «un set informativo» messo a disposizione dal Fitd. Per questa ragione Bper «ha ritenuto opportuno e possibile riformulare» i termini dell'offerta originaria senza mettere a repentaglio «le linee guida dell'operazione» - rappresentate da neutralità patrimoniale, miglioramento dell'asset quality e significativo accrescimento della redditività del gruppo Bper in termini di utile per azione già a partire dal 2023 - confermando al contempo la forte valenza strategica ed industriale dell'operazione che risolve in via "definitiva" le problematiche di Carige. In caso di perfezionamento dell'operazione Bper lancerà un'opa a 0,80 euro ad azione sulla restante parte del capitale, che si estenderà anche all'8,3% detenuto da Ccb.

La holding trentina delle rurali dovrebbe quindi rientrare dall'impegno di 63 milioni, cui si erano aggiunti 100 milioni di prestito subordinato.

Chi ha acquistato negli ultimi frenetici giorni di contrattazioni, con il titolo salito ad un passo dagli 0,9 euro ad azione, resterà scottato. La vittoria di Bper rafforza la candidatura della banca emiliana, spalleggiata dalla Unipol di Carlo Cimbri, a motore per la creazione di un terzo polo bancario tricolore. Con Carige Bper, fresca dell'acquisizione di 500 sportelli ex Ubi Banca e di Unipol Banca, rileverà 22 miliardi di euro di asset, 11 miliardi di prestiti e circa 380 filiali. Dal punto di vista industriale l'operazione «permetterà a Bper di raggiungere circa il 10% della quota di mercato in termini di filiali (dall'attuale 8%), crescendo specialmente in Liguria», avevano sottolineato recentemente gli analisti di Equita. Bper avrebbe garantito anche sulla tenuta occupazionale, assicurando meno esuberi dell'Agricole.

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