Santa Sede all'Expo diretta da Lia Beltrami

C'è una trentina, Lia Beltrami , ex assessore alla solidarietà internazionale nella scorsa legislatura, dietro l'allestimento che la Santa Sede ha voluto per parlare di fame, giustizia, diritti umani dentro la grande manifestazione milanese che non poche polemiche ha suscitato su spese, tempi di realizzazione e sostenibilità ambientale

[[{"type":"media","view_mode":"media_large","fid":"301946","attributes":{"alt":"","class":"media-image","height":"480","style":"float: right;","width":"320"}}]]«Una sola famiglia umana: cibo per tutti» è una delle frasi di Papa Francesco che si potranno leggere nel padiglione del Vaticano ad Expo di Milano. C'è una trentina, Lia Beltrami , ex assessore alla solidarietà internazionale nella scorsa legislatura, dietro l'allestimento che la Santa Sede ha voluto per parlare di fame, giustizia, diritti umani dentro la grande manifestazione milanese che non poche polemiche ha suscitato su spese, tempi di realizzazione e sostenibilità ambientale. La Beltrami ha ricevuto l'incarico di direttrice artistica del padiglione. «Il Vaticano ha scelto di partecipare ad Expo per dare un messaggio attorno al tema del cibo - spiega la Beltrami - e ne ha dato incarico al Pontificio consiglio della cultura e a "Cor Unum", il dicastero che si occupa degli aiuti umanitari della Santa Sede nelle emergenze umanitarie. Tra le varie proposte, hanno accolto la mia idea di creare un percorso dove il visitatore venga provocato nella prima parete e in quella di fronte possa trovare una risposta».


Ci sono volti undici mesi di lavoro molto serrato: la prima parete richiama la forma di alcune onde con 179 scatti fotografici, immagini sia stampate che proiettate, di 15 fotografi di tutto il mondo. I temi sono tre: conflitti, disequilibrio economico sociale e infine l'ambiente, chiamato «de-creazione». Scorrono tra le foto le parole del Papa più ricorrenti su questi temi. Nella prima onda, conflitti, ci sono molti scatti simbolici, non pietistici: ma la guerra si vede. I campi profughi, donne e bambini che scappano. Nella zona del disequilibrio economico si parla della fame dell'uomo a tutti i livelli: spreco del cibo, ma anche la solitudine e l'incomunicabilità. Negli edifici, nei volti che non si parlano. La fame di giustizia sociale: manicomi vuoti e persone perse nel vuoto. Un occhio anche al gioco d'azzardo e alle dipendenze.


Nella terza sezione, le foto sono sul degrado ambientale. Tutte le immagini sono state cedute gratuitamente dai fotografi, di varie religioni. Ci sono anche quelle regalate da due trentini: i giornalisti Guido Demozzi e Marco Pontoni . Alla fine c'è una riproduzione dell'ultima cena del Tintoretto: il senso è che dopo le onde della frammentazione l'uomo può avere un incontro. Nella parete opposta ci sono tre schermi dove vengono proiettati tre film: sono risposte concrete della Chiesa sui tre temi. Il primo è ambientato in Burkina Faso, storia di un pozzo, la seconda in Ecuador, dove si racconta della redistribuzione delle risorse e del cibo, il terzo parla del campo profughi nel Kurdistan iracheno. Non sono documentari, ma cortometraggi montati da Simona Paggi (Oscar per «La vita è bella»). La regia di due dei corti è della Beltrami.


«Non è stato facile gestire tutto l'allestimento avendo voluto affrontare tematiche così forti - aggiunge Beltrami - ma sono certa siano temi che stanno a cuore al pontefice». Perché spendere energie e soldi per parlare di fame e ingiustizie anche se buona parte del materiale fotografico e filmico è stato ceduto gratuitamente? «Credo che la comunicazione all'esterno dell'attività della Chiesa cattolica per la fame nel mondo, per ristabilire la giustizia e difendere l'ambiente siano certamente delle occasioni per creare un circolo di solidarietà, smuovere le coscienze, spingere alla redistribuzione delle risorse» conclude l'ex assessore alla solidarietà della Provincia. Tutti i film finiscono con una frase del papa: quello sull'ambiente termina con «Noi siamo custodi del creato, ma quando sfruttiamo il creato distruggiamo il segno d'amore di Dio».
Oggi, alle ore 17 presso il Seminario di Trento, verrà presentato tutto il lavoro svolto per il padiglione Vaticano dell'Expo.

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