Ad aprile scatta la chiusura di altri cinque uffici postali

di Patrizia Todesco

In tre uffici postali saranno ridotti i giorni di apertura, mentre altri cinque saranno completamente chiusi. Il nuovo piano d'impresa di Poste Italiane passa dunque attraverso nuovi tagli. In totale, in Italia, saranno chiusi 455 uffici postali, in media 2,40 per provincia. A Trento è però andata decisamente male. A partire dal 13 aprile dovrebbero chiudere gli sportelli di Caoria, Trento 5 (via Chini), Marco di Rovereto, Oltresarca (Arco) e S. Cristoforo al Lago. Per quanto riguarda invece le razionalizzazioni, l'ufficio di Lases, attualmente aperto cinque giorni, dovrebbe rimanere aperto solo tre (lunedì, mercoledì e venerdì), Praso rimarrà aperto due giorni anziché tre e S. Martino di Castrozza anziché sei giorni a settimana sarà aperto tre (martedì, giovedì e sabato).


È andata un po' meglio alla provincia di Bolzano dove saranno attuate tre razionalizzazioni e saranno chiusi solamente due sportelli, quello di Laghetti di Egna e quello di Pineta di Laives. Nel Triveneto i tagli più grossi saranno registrati in Veneto dove è prevista la chiusura di 46 uffici e poi in Friuli con 19. Sulla questione ha presentato un'interpellanza parlamentare Mauro Ottobre che pone l'attenzione anche sulla nuova manovra tariffaria della società. «L'aumento delle tariffe sembrerebbe non proporzionata alla qualità del servizio che ipotizzano di erogare, in quanto nelle ipotesi formulate, come esempio, la missiva prioritaria che oggi deve arrivare entro un giorno, (e ciò succede nell'89% dei casi), costa 80 centesimi come tariffa base per gli invii fino a 20 grammi di peso, e nei progetti di Poste, la stessa che si chiamerà Nuova Prioritaria costerà 3 euro e arriverebbe puntuale solo nell'80% degli invii, da ciò la deduzione che l'obiettivo di qualità si abbasserebbe».


Sul fronte dei tagli Ottobre chiede al Ministro di «attuare ogni forma di controllo possibile, alla luce del piano di privatizzazione di Poste italiane S.p.a., affinché vengano accuratamente osservate e rispettate le norme a tutela dei cittadini che vivono nei comuni rurali e montani già fortemente penalizzati nel quotidiano da altre recenti scelte legislative; e inoltre chiede al Ministro di attivare gli organi competenti per verificare la legittimità degli aumenti proposti da Poste Italiane al fine di tutelare le famiglie già indebolite dalla prolungata crisi economica e certo non propense ad un maggior esborso». Sentito sulle ipotizzate chiusure, il sindacalista Marcello Garavello, segretario regionale di Faip Cisal, non vuole entrare nel merito dei tagli per rispetto dell'articolo 7 del contratto, ma spiega che «è inaccettabile che un'azienda con un bilancio positivo chiuda o riduca l'apertura degli uffici con ricadute sul piano sociale e occupazionale e inoltre con una riduzione della presenza del servizio postale sul territorio». «Contestiamo - prosegue Garavello - la volontà di indebolire la presenza sul territorio con un ulteriore piano di interventi senza pensare che la presenza capillare debba rappresentare un punto di forza per il rilancio dell'Azienda che non potrà prescindere dalla funzione sociale che Poste Italiane svolge».

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