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Troppe donne ancora vittime dell’uomo

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Tentano di stuprare e di investire una donna. È avvenuto il 10 luglio a Terracina. Gli autori? Stranieri, uno egiziano e l’altro iracheno. Non avranno la pelle nera, ma sempre immigrati sono. Poi però lo stesso giorno la Cassazione rigetta il ricorso presentato da Antonio Logli, confermando così la condanna a vent’anni di reclusione per l’accusa di omicidio e di distruzione del cadavere della moglie. L’autore? Italiano. E tanti altri connazionali sempre più spesso violentano donne, picchiano e uccidono fidanzate e mogli.
Forse a qualcuno verrà il dubbio che non sia questione di nazionalità o di razza, ma di uomini in senso lato. Quegli uomini che ritengono di essere ancora e sempre i padroni, che mal sopportano l’emancipazione, convinti che le donne debbano rassegnarsi e ubbidire. Donne che si ribellano? Donne che prendono decisioni in proprio? Per loro non pervenute.

Questa non è una dichiarazione di femminismo a oltranza, è una semplice constatazione supportata da fatti di cronaca ma anche da racconti tratti dal vivere quotidiano che non sempre sfociano in tragedie, ma che sicuramente stanno a dimostrare che non c’è ancora un’unica strada sulla quale camminare insieme, ciascuno con dignità e rispetto dell’altro.

Il risveglio della volontà femminile però è supportato, ogni giorno di più, dalle dichiarazioni della scienza che nega con dati certi l’inferiorità di genere. Purtroppo non la stessa cosa si può dire delle religioni, che non sempre forniscono lo stesso supporto, anzi, spesso lo negano. Anche nella Chiesa cattolica certe aperture trovano ostacoli non facili da superare, pur potendo contare come punto di riferimento su una guida come Papa Francesco che alla fede, alla cultura, al buonsenso, alla preparazione e a molto altro fa appello per dare la sveglia. Cita la Genesi: Dio il sesto giorno creò il terrestre a sua immagine, maschio e femmina li creò. Maschio e femmina ai quali affida il compito di abitare e custodire la terra, non uno al di sopra dell’altro, ma in alleanza. Non basta?

Francesco cita anche il racconto biblico del serpente che tenta la donna, la quale a sua volta induce l’uomo in tentazione. Ma, ben conoscendo questa versione, la nega suggerendo di accostarsi a quella lettura con intelligenza se si vuole ottenere una interpretazione non inquinata da pregiudizi.

La citazione, nemmeno tanto recente, può essere sfuggita a molti, magari anche ai più credenti. Succede di perdere una notizia che poi non si recupera più. Può essere sfuggita all’uomo della strada che non ha grande dimestichezza con la stampa, può essere sfuggita perfino a un ministro, per esempio al ministro Salvini che pure cattolico è, che la cultura ce l’ha e anche la fede, come dimostra l’esibizione in pubblico di croci e rosari.

E allora succede che se uno non si aggiorna o non ascolta chi è più competente in materia continuerà a credere, come si è continuato a credere nella cultura patriarcale, che la donna sia colpevole fin dall’inizio. E si continuerà a non accettare che i dati scientifici che dimostrano la non inferiorità della donna siano una certezza e non un’opinione. Come poter credere, ad esempio, a ricerche secondo le quali il sesso forte è più la donna che l’uomo e ciò a causa di una differenza biologica che in casi di stress e di gravi difficoltà favorisce l’organismo femminile su quello maschile . Le donne, insomma, sarebbero più resistenti per una questione biologica ed è questo che le fa reagire meglio alle malattie e alla fame e alle situazioni estreme. Lo dimostra, fra i tanti, uno studio recente, che però denuncia fin da subito un handicap: è firmato da una donna, una studiosa italiana che lavora in una Università della Danimarca. E le donne che sanno di più non solo spesso non hanno credito, ma sono considerate pericolose, anche se oggi almeno possono evitare di essere messe al rogo, come ai tempi del processo alle streghe.

Tuttavia i processi li subiscono ancora sui social dove tanti sfogano le frustrazioni sotto forma di offese soprattutto a sfondo sessista. È una violenza delle parole che va ad aggiungersi alla violenza dei fatti. È la reazione più facile - e più inutile - di chi non sa confrontarsi sul merito.

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