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Bere alcolici, «meno è meglio»

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Negli ultimi 20 anni si è sviluppato un ampio dibattito sul fatto se l’alcol faccia bene o faccia male, perché se è vero che ampie indagini epidemiologiche hanno dimostrato un ruolo protettivo dell’alcol nelle malattie cardiovascolari è altrettanto vero che l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato l’alcol come agente cancerogeno, vale a dire che la ritiene una sostanza di cui esistono sufficienti prove della sua capacità di indurre l’insorgenza di tumori. Vediamo dunque di fare un po’ di chiarezza.

Se noi prendiamo in considerazione l’uso di bevande alcoliche in rapporto alle malattie cardiovascolari ci sono delle nette evidenze che un uso moderato di alcol, che va dai 5 ai 15 g di alcol al giorno, abbia un effetto di riduzione della mortalità per infarto. Però per i soggetti che consumavano quantità di alcol superiori ai 30 g l’effetto protettivo nei confronti delle malattie cardiovascolari veniva perso ed anzi tendeva ad incrementare per quantitativi via via crescenti.

Prima di tutto è indispensabile chiarire bene a che cosa equivalgono i 15 g di alcol di cui si parla.

L’unità di bevanda alcolica di riferimento, equivalente a circa 12 g di alcol, corrisponde a 125 ml di vino (un bicchiere), a 330 ml di birra (una lattina) o a 40 ml di superalcolico. E interessante osservare che, a quanto pare, l’effetto protettivo si verifica a prescindere dal tipo di bevanda consumata, vino o birra che sia.

Possiamo dire che gli uomini possono assumere quotidianamente 2 bicchieri di vino scarsi mentre le donne devono accontentarsi di una solo unità alcolica perché esse hanno una minor capacità di metabolizzare l’alcol, essendo sprovviste di un enzima, l’alcol deidrogenasi, che scinde la molecola di alcol a livello dello stomaco prima che questo passi in circolo.

Un recente lavoro pubblicato a novembre 2018 confermava che per le donne un’assunzione maggiore di 10 g di alcol al giorno aumentava leggermente il rischio di sviluppare un tumore al seno.

Esistono gruppi di soggetti per i quali il consumo di alcol è assolutamente sconsigliato. Si tratta di: bambini, adolescenti, donne in gravidanza o in allattamento, soggetti affetti da malattie al fegato, depressione o malattie psichiatriche, le donne con storia familiare di tumore al seno e soggetti che utilizzino farmaci incompatibili con l’assunzione di alcol.

In tutto il mondo, nel 2016, più di 3 milioni di persone sono morte a causa di un uso dannoso di alcol e più di tre quarti di queste morti si sono verificate tra gli uomini, tanto che l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha dichiarato che livelli sicuri non esistono e ha affermato il valore del criterio «meno è meglio» confidando sulla consapevolezza e il buon senso del consumatore.

Le donne notoriamente sono un sottogruppo di popolazione sempre più attento alla propria salute e, dunque, scelgono sempre più frequentemente di non bere alcolici - il 50% circa delle donne italiane oggi si dichiara astemia.

Ma andiamo a vedere chi beve più bevande alcoliche nel mondo.
Secondo una recente ricerca condotta dalla World Health Organization (WHO), lo stato in cui si beve di più è la Moldavia: 17,4 litri di puro alcol a persona all’anno. Lo studio parla di alcol puro - che tradotto in bevande alcoliche significa consumare ogni anno: 178 bottiglie di vino, oppure 64 litri di vodka, oppure ancora 1.320 lattine di birra pro capite! Scorrendo la classifica, troviamo solo paesi dell’Est Europa fino alla decima posizione quando compare l’Australia con 12,6 litri l’anno a parimerito con la Serbia, alla diciassettesima posizione, fa capolino la Gran Bretagna, seguita dalla Finlandia.

L’Italia, famosa in tutto il mondo per la produzione di vino, si piazza solo al 97° posto. Gli italiani consumano circa 7,6 litri di alcol puro, sommando tutte le bevande alcoliche: birra, vino, aperitivi e superalcolici. Pensate che in 40 anni il consumo di alcol si è ridotto ad 1/3 rispetto ai primi anni 70 dove allora si attestava attorno ai 20 litri di alcol puro, soprattutto perché il consumo di vino si aggirava attorno ai 110 litri per ogni persona all’anno. I consumi di vino nel 2017 in Italia si sono ridotti a 35,8 litri pro capite.

Secondo un report del 2016, i cechi si sono bevuti una media di 143,3 litri di birra a testa. Seguono le prevedibili Austria (106 litri), Germania (104,2 litri), Polonia (100,8 litri) e Irlanda (98,2 litri). Quasi in fondo alla classifica l’Italia che, con circa 31,8 litri di birra a testa, si piazza oltre il 50° posto.

Cambia anche il modo di consumare le bevande alcoliche perché si sta riducendo il consumo a pasto mentre aumentano decisamente i consumi fuori pasto. Sempre più si fa largo uso di aperitivi e cocktail, fatti con miscele di vino, superalcolici e zuccheri semplici che risultano essere anche peggio per l’esagerato apporto calorico.

A mio giudizio, concordando con il grande scienziato Louis Pasteur, chimico, biologo e microbiologo, che sosteneva che «il vino fosse la bevanda più igienica e salutare», i classici due bicchieri di vino al giorno, preferibilmente rosso, potete concederveli, anche perché, secondo delle stime che non ho ben capito come siano state calcolate, queste modeste quantità di vino potrebbero ridurci l’aspettativa di vita di soli 4 mesi.

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