Allenare la flessibilità mentale in 3 passi: l’impegno

Allenare la flessibilità mentale in 3 passi: l’impegno

di Michele de Matthaeis

Eccoci arrivati all’ultimo articolo della serie «allenare la flessibilità mentale». Nei precedenti due articoli abbiamo imparato a conoscere meglio noi stessi e ad accettare i nostri limiti. Abbiamo capito l’importanza di cambiare atteggiamento mentale, modificare i nostri schemi per migliorarci, nonostante la paura e l’incertezza dello sconosciuto.

Per affrontare i sacrifici e la fatica di questo cambiamento serve una dose extra di motivazione.

E quindi come possiamo rispondere all’ultima, cruciale domanda, cioè: «Come facciamo ad uscire dalla nostra comfort zone?»

STEP 3: IMPEGNO ED ESERCIZIO COSTANTE «Amare la vita attraverso la fatica è penetrarne il segreto più profondo» (Khalil Gibran).

Una volta che abbiamo individuato e formulato il nostro obiettivo, bisogna sviluppare le strategie necessarie, canalizzando le proprie energie per mantenere lo sforzo e la direzione.

Facile dirlo, ma poi per metterlo in pratica come si fa?

La prima reazione istintiva e disfunzionale è fare un elenco dei motivi per cui NON si potrà mai riuscire a perseguire il proprio obiettivo: devo lavorare e non ho tempo, ho la famiglia, ho i figli, ho il cane da portare fuori, ho una vita sociale e tante altre argomentazioni valide che non consentono di impegnarsi nel proprio obiettivo.

Quello che stiamo facendo mentalmente, sbagliando, è focalizzarci sul problema, senza cercare una soluzione!

È importante formulare correttamente il nostro obiettivo focalizzandoci sulla pianificazione, sulle strategie e sui sotto-obiettivi.

Si può partire dal modificare il proprio stile di vita (obiettivo rilevante),  trovando  quel poco tempo a disposizione durante la settimana da dedicare al nostro obiettivo, a quello che realmente vogliamo fare, a quello che ci fa stare bene e ci rende «orgogliosi» di noi stessi: proviamo a eliminare stili di vita sedentari e passivi, come stare sul divano a guardare dei programmi che non interessano e fanno solo «passare il tempo», o leggere su facebook quello che fanno gli altri e invidiarli perché loro riescono sempre a trovare il tempo per fare quello che vogliono (mentre noi no!).

Possiamo iniziare per piccoli passi (obiettivi misurabili e accessibili), ad esempio se vogliamo cominciare a «buttare giù la pancetta» oppure a fare un po’ di allenamento di forza, possiamo inizialmente dedicare pochi minuti e scaricare da YouTube qualche tutorial di allenamento a corpo libero (sempre che il nostro fisico lo consenta!) e fare qualche esercizio prima di cena.

Una volta che abbiamo cominciato a «muoverci» verso l’obiettivo possiamo allora mettere in campo tutta la nostra volontà e resilienza perché per aumentare la spinta all’azione gli obiettivi devono essere difficili ma raggiungibili, poiché lo sforzo è proporzionale al livello di difficoltà e raggiungibilità degli obiettivi (obiettivi specifici).

Quindi pianifichiamo il lavoro ed esercitiamoci a raggiungere i nostri obiettivi prima di tutto (obiettivi legati al tempo). Utilizzare ad esempio un diario su cui appuntare sensazioni, pensieri ed emozioni dopo ciascun allenamento può aiutare a individuare le strategie più efficaci per essere positivi. Per esempio, per il nuotatore alle prime armi può essere utile iniziare ad allenarsi in piscina nell’acqua bassa, poi spostarsi nell’acqua alta, poi provare ad aumentare l’andatura aumentando così la frequenza cardiaca e la percezione della fatica e capire come gestire queste diverse situazioni. L’importante è quindi creare delle situazioni via via più difficili per mettersi alla prova e trovare le strategie funzionali per affrontarle.

La cosa più importante da ricordarsi però è che gli obiettivi devono sempre essere rinegoziabili. Può succedere, infatti che ad un certo punto ci si accorga di non essere in grado di raggiungere l’obiettivo per fattori esterni o interni (un infortunio per esempio).
Per non perdere di vista il nostro obiettivo, la strategia migliore è allora quella di ridefinire gli obiettivi prefissati per poter essere sempre motivati e dare il 100% nel cercare di raggiungerli.

(articolo basato sul modello Mindfulness-Acceptance-Commitment MAC di Gardner e Moore, 2007)

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