Nella testa del triatleta: uno sport, una passione, un’esperienza che plasma il corpo... e la mente

Nella testa del triatleta: uno sport, una passione, un’esperienza che plasma il corpo... e la mente

di Michele de Matthaeis

Sono le 7.30 di sabato mattina e dopo una settimana di viaggi e lavoro intenso eccomi di nuovo in macchina, guido in mezzo alla nebbia e alla pioggia verso l’ignoto, verso una nuova esperienza di cui conosco ben poco: un raduno di triathlon, organizzato presso la piscina di Predazzo dalla Società Sportiva Dolomitica.

È in questi momenti che la mente inizia a vagare, inizia a pensare, quel tipo di pensieri «negativi» che ti bloccano, che non ti permettono di andare avanti, logici, razionali, freddi: «Ma chi te lo fa fare? A trent’anni suonati buttarti in queste imprese, non sei mica più un ventenne! Cosa pensi di fare, dove credi di arrivare? Dovresti pensare a qualcosa di concreto!».

Da cui nasce spontanea la voglia, la necessità di lasciare tutto e tornare indietro. Ci sono 100 km, tra Rovereto e Predazzo che è il punto di arrivo del mio viaggio, di cui gran parte della strada si snoda su tortuose strade di montagna. «Lascia stare. Chiama e di che ti scusi ma non riesci a andare con questo tempo. Tanto non conosci nessuno, arrivi lì e poi?».

Per fortuna conosco bene questa tipologia di pensieri, ho studiato come funziona il cervello, questo è l’emisfero sinistro che parla, la parte logica e razionale del nostro cervello che cerca di evitare pericoli e stress inutili per favorire la sopravvivenza. È un meccanismo ancestrale, sviluppato con l’evoluzione che ha favorito l’uomo in certe condizioni avverse.

Bisogna essere allenati a capire quando questi ragionamenti sono utili e quando no, altrimenti si rischia grosso, anche per la propria salute fisica e mentale. Tuttavia questa non è una condizione in cui il cervello sinistro sia funzionale alla sopravvivenza, in questo caso ascoltarlo sarebbe solamente una scusa, a cui seguirebbero pentimenti e rimugini una volta tornato a casa.

L’unica soluzione è cominciare ad integrare anche la parte destra del cervello, intuitiva, creativa. Accendo la radio, alzo il riscaldamento a 20 gradi per favorire un clima confortevole al corpo, fuori ci sono 7 gradi! Comunque vada sarà un’esperienza da cui imparare molto, divertirsi, conoscere persone nuove con cui parlare, con cui scambiare la propria esperienza e conoscenza, con cui fare qualche battuta!!

E così il cervello destro inizia a sopraffare il cervello sinistro…Ah quante situazioni di questo tipo si è trovato ad affrontare il mio cervello di triatleta quest’anno: spostamenti continui, allenamenti al lago (lago di Ledro, Caldonazzo, Garda, Lagolo, Tenno), giri in bici, corse. Imparare ad integrare le due parti del proprio cervello (emisfero destro e sinistro) per creare pensieri positivi è fondamentale in questi momenti, ma ci vuole impegno, fatica e organizzazione per coadiuvare lavoro e tutto il resto!!

L’esperienza del raduno in effetti si dimostra all’altezza delle aspettative, tecnici esperti spiegano in palestra come deve essere l’allenamento fisico e tecnico del triatleta a 360° con molti esercizi che aiutano a mettersi alla prova e forniscono feedback specifici, oggettivi e misurabili. Questo mi permette di capire meglio come allenarmi, i miei punti di forza, le mie aree di miglioramento, come essere più efficace in acqua (ne ho estremo bisogno), come rafforzare la muscolatura per evitare spiacevoli infortuni e come eseguire gli esercizi in maniera corretta. In questo modo, nonostante le mie ancora limitate capacità atletiche di triatleta in erba, migliora il mio senso di autoefficacia, cioè la percezione delle mie abilità in questo sport.

Durante l’ora di pranzo ho modo di iniziare a fare amicizia con il gruppo, il clima è informale e rilassato e favorisce la condivisione della propria passione per questo sport, aumentando l’affiliazione e la voglia di mettersi alla prova e di impegnarsi.

L’allenamento in piscina del pomeriggio è decisamente duro per la mia relativa giovane esperienza in questo sport, spesso devo mollare per recuperare energie, ma tengo duro fino alla fine. Bisogna darsi degli obiettivi realistici e misurabili, sapere dove si può arrivare in base alle proprie capacità, solo questo può aiutare ad avvicinarsi un po’ di più agli altri.
L’allenamento è finito, i muscoli sono affaticati ma è un buon segno, sono riuscito a fare un buon lavoro ed ora è più chiaro come devo impostare il mio allenamento invernale. Per questo devo ringraziare Società Sportiva Dolomitica che mi ha accolto in questo raduno e la Società Sportiva Triledroenergy che mi ha accolto in un clima caldo, confortevole e organizzato fin dai miei primi approcci al triathlon. In questo sport è fondamentale avere amici e compagni al proprio fianco con cui condividere la propria esperienza per continuare ad essere motivati e concentrati.

Per chi volesse approfondire, in questo articolo è stato delineato il tema della motivazione #divertimento #gruppo #autoefficacia e del dialogo interno #pensieropositivo. Inoltre è stata introdotta la metodologia di impostazione di obiettivi efficaci #SMART.

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