Fibre ottiche, Trentino fermo al palo?

Fibre ottiche, Trentino fermo al palo?

di Pierangelo Giovanetti

Con l'approvazione in consiglio dei ministri del piano per la banda larga, è partito a livello nazionale il progetto per l'estensione entro il 2020 di internet superveloce (100 megabit per secondo) a disposizione del 50% della popolazione. Il progetto è ambizioso, anche se sarà da vedere se il governo Renzi riuscirà nell'intento. In Italia, infatti, si parte da livelli molto bassi rispetto al resto d'Europa, ma la necessità di dotare il Paese di una rete di telecomunicazioni adeguata, la cosiddetta rete di prossima generazione, è indispensabile per qualsiasi sviluppo futuro nazionale.

In Trentino le cose sono messe meglio rispetto al resto d'Italia. Il corposo investimento portato avanti dalle giunte Dellai attraverso Trentino Network tra il 2006 e il 2013, ha dotato la nostra provincia di una rete dorsale in fibra ottica che copre l'intero territorio. Sono stati posati oltre 1000 chilometri di cavi, creando 92 nodi di rete, spendendo 135 milioni di euro. La struttura portante adesso c'è.

Il problema ora è connettere la rete dorsale con le derivazioni dentro i centri urbani e i paesi, e i successivi allacciamenti alle abitazioni e alle aziende. In sostanza rendere fruibile l'accesso a internet super veloce (almeno 100mbps) da parte di cittadini e imprese. Nel piano di Dellai il collegamento dell'ultimo miglio doveva avvenire attraverso Telecom, e a tal proposito era stata costituita la joint venture «Trentino Ngn» insieme alla compagnia telefonica, la quale avrebbe sostituito le 200mila utenze telefoniche in rame con altrettanti collegamenti in fibra ottica, garantendo ai trentini la piena integrazione nei servizi (voce, dati, comunicazioni multimediali, eccetera).

Come si sa, il progetto è stato stoppato dalla Commissione europea. L'Unione europea vi ha ravvisato una sorta di concorrenza sleale verso gli altri operatori privati, una specie di aiuto di Stato mascherato. Risultato: oggi abbiamo la dorsale più avanzata in Italia di fatto inutilizzata, o sotto utilizzata. Con oltre 130 milioni di investimento, il ricavo che la Provincia attualmente trae dalle poche centinaia di utenze collegate è pari a neanche due milioni l'anno.

La questione non è di poco conto, ed è strettamente legata a ciò che si vuole fare del Trentino dei prossimi anni. Il recente studio condotto da FBK-Irvapp del professor Schizzerotto ha evidenziato con chiarezza l'impatto della diffusione di internet ad alta velocità sulle prestazioni economiche delle imprese trentine. Nel caso di imprenditori con elevata istruzione, in età media e volontà di crescere, la disponibilità di broadband per un mese ha portato all'aumento del 4,7% del volume di affari, e del 19% per quindici mesi. La sperimentazione realizzata ha dimostrato come per un'impresa la fruizione di internet superveloce, se ben utilizzata, moltiplica il fatturato. È evidente, quindi, che il collegamento dell'ultimo miglio è una priorità strategica per il Trentino, e in questo siamo favoriti rispetto al resto d'Italia dalla dorsale già posata.

Come fare, allora? Il costo di allacciamento alle case e alle aziende in un territorio montano «a fallimento di mercato» richiede un investimento altissimo di cui i soggetti privati non intendono farsi carico. L'unica area profittevole è quella dell'asta dell'Adige (Trento e Rovereto), con l'aggiunta dell'Alto Garda per Riva. E difatti Telecom Italia nelle settimane scorse ha annunciato che la rete ultrabroadband coprirà a breve la città di Trento collegando 70 armadi stradali alle rispettive centrali. Rendendo meno costoso, quindi, il collegamento del singolo privato garantendo velocità fino a 100 megabit al secondo, e qualità avanzata di trasmissione.

Telecom arriverà al massimo, forse, a collegare Rovereto e Riva, e poi basta. Il resto non ha profittabilità di mercato. Non resta che la Provincia. Ma l'ente pubblico, oggi, è in grado di sobbarcarsi tale investimento? Ha in bilancio le centinaia di milioni di euro che servono per collegare alla dorsale ogni singola casa e impresa del Trentino, non coperta da Telecom o da altri operatori? Probabilmente no. C'è il rischio serio che ad attuare tale collegamento arrivino prima il Veneto, la Lombardia e l'Emilia - che dispongono di territori metropolitani - rispetto a noi, accentuando il già notevole divario economico-produttivo che ci separa da quelle regioni con il doppio di export rispetto al nostro.

Qui occorre uno sforzo di fantasia e di progetto su cui la giunta provinciale è messa alla prova. È di venerdì scorso la notizia che il Veneto ha firmato un accordo con Telecom, convincendo - grazie ad un cofinanziamento governo-regione tramite fondi Ue - l'operatore privato ad investire su territori meno remunerativi sul piano economico e di mercato. L'obiettivo dichiarato dal vicegovernatore Marino Zorzato è di portare nel giro di pochissimi mesi internet superveloce nel 98,3% del territorio. Può seguire il Trentino la stessa strada (ammesso che la Commissione europea non bocci anche questo progetto)?

O vi sono altre strade possibili? E se fosse di avvalersi della leva fiscale, supportando con detrazioni d'imposta chi, soggetto privato, investe per collegarsi alla rete (cioè per assumersi il costo dell'ultimo miglio)? Potrebbe forse garantire una massa critica di collegamenti tale da spingere Telecom, o un altro operatore privato, a investire nel collegamento fra la rete dorsale della Provincia e il cosiddetto cabinet, cioè l'armadio stradale che dista - in media - 500 metri dalle abitazioni. Poi l'ultimo miglio spetta pagarselo ai singoli privati con la possibilità di detrarre il costo dalla denuncia dei redditi, riducendo la base imponibile. In cambio privati e imprese avrebbero, dal Tonale alla Vallarsa, a disposizione accessi a internet superveloce fino a 100 megabit al secondo.

Oggi, con la riduzione verticale delle risorse pubbliche e la contrazione dei bilanci, aspettarsi che sia la Provincia a realizzare tutto non è più possibile. Occorre un ruolo primario del privato e dei privati, motivando gli investimenti con la leva fiscale. Questo vale per le opere pubbliche, che non può più essere la Provincia (o i Comuni) da sola a realizzare. Ma vale anche per dotazioni strategiche come il collegamento alla fibra ottica e a internet superveloce.
Dopo lo stop europeo al progetto Provincia-Telecom, da allora si è fermato tutto. Disponiamo di un'autostrada digitale che percorre le assi portanti delle nostre vallate, ma non abbiamo i caselli e le tangenziali.
Su questo cosa intende fare la giunta Rossi? Ha progetti alternativi? Aspetta l'evoluzione della tecnologia con la trasmissione di internet veloce attraverso satelliti? Che idea di sviluppo legata alle NGN, alla next generation networking, s'è data?

Attorno a questa risposta c'è una buona fetta dello sviluppo del Trentino di domani. Forse è tempo di cominciare a darla.

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