Il gelo della SLA

SLA e Ice Bucket Challenge, tutto quello che c'è da sapere

di Open Wet Lab

Nel 2014 il web è stato inondato da video di persone che si lanciavano secchi di acqua gelata in testa: la famosa Ice Bucket Challenge. Scopriamo allora cosa si nasconde dietro l’acqua gelida e le divertite facce degli sfidanti. Tralasciando la storia della sfida – oltretutto facilmente reperibile su Wikipedia (link) – concentriamoci sul suo significato. ALS Ice Bucket Challenge è una sfida (non dico “era” perché anche se è passata di moda nulla vieta di rifarla, anzi!) con lo scopo di aumentare la consapevolezza riguardo la sclerosi laterale amiotrofica (SLA, in inglese ALS, Amiotrophic Lateral Scleorosis). Il gesto vuole farci capire quale sia il suo impatto sulla vita di tutti i giorni ed è stato scelto perchè il ghiaccio dovrebbe simulare parzialmente ciò che prova un malato di SLA: dolore e intorpidimento. Come ammette la stessa ALS association questo metodo ha funzionato grandiosamente: nell’agosto 2014 sono stati raccolti circa 13 milioni di dollari, una bella cifra se comparati ai 1.7 milioni raccolti nello stesso periodo nel 2013. 

Cos’è la SLA? Da cosa è causata? 

La sclerosi laterale amiotrofica è una malattia neurodegenerativa progressiva che colpisce principalmente i motoneuroni. Questi ultimi formano una sorta di ponte tra cervello, colonna vertebrale e muscoli permettondo ogni nostro movimento volontario, dal camminare ai gesti quasi automatici, come il deglutire. 

La degenerazione dei motoneuroni è dovuta ad un loro inefficiente mantenimento: il termine “amiotrofica”, che deriva dal greco, indica proprio questa disfunzione. “a-”è un prefisso negativo, “-mio-“ significa muscolo e “-trofica” sta per“sostentamento”. Negli individui affetti da SLA, i motoneuroni perdono la capacità di mandare segnali ai muscoli, i quali diventano sempre più piccoli e smettono infine di funzionare. La malattia comincia con un semplice indebolimento muscolare, poi progressiva incapacità motoria, perdita funzionale del diaframma e dei muscoli della parete toracica fino all’impossibilità di respirare (se non attaccati ad una macchina) ed infine la morte. 

La maggior parte dei casi di SLA compare in maniera sporadica. Nel 10-15% dei pazienti, però, presenta forme familiari, ovvero, ereditate. Il problema deriva da una informazione non corretta trasmessa dai nostri geni. Cosa vuol dire? E soprattutto, cosa sono i geni? Ogni cellula del nostro corpo possiede tutte le informazioni necessarie per sopravvivere, dividersi e svolgere i propri compiti all’interno di un sistema molto complesso: queste ed altre informazioni sono contenute nel DNA. Possiamo immaginarci il DNA come una sorta di ricettario e i nostri geni come le ricette che possono essere preparate. Ora, se la nostra ricetta per la torta fosse sbagliata e al posto di 100g di burro ci mettessimo 100g di sale credo converrete con me che il risultato sarebbe disastroso. Così accade quando il nostro DNA possiede qualche informazione sbagliata: le istruzioni che ne derivano portano ad uno sbilanciamento nel fine equilibrio che mantiene la cellula (e il nostro corpo) in salute. 

Attraverso la ricerca di base sono state trovate alcune risposte. Negli ultimi decenni si è fatta luce su alcuni geni importanti coinvolti in questa terribile malattia che è spesso considerata (sia per i casi sporadici che per quelli familiari) una proteinopatia, ovvero dovuta principalmente alla produzione e alla possibile aggregazione di proteine caratterizzate da una conformazione non corretta. Ogni proteina infatti ha una sua conformazione precisa, come la ha ogni oggetto che abbiamo in casa. Prendiamo come esempio una porta. Ogni componente deve essere al suo posto: se la maniglia fosse vicina ai cardini invece che essere sul lato opposto, la porta verrebbe meno alla sua funzione. Così succede per le proteine, le quali, perdendo la loro corretta conformazione perdono funzionalità o peggio ancora, ne acquistano una negativa.

Conosciamo alcuni geni che, mutati, sono causa (spesso non sufficiente) della malattia, come SOD1, responsabile normalmente di distruggere i radicali superossidi, ovvero entità molecolari molto reattive che possono risultare pericolose, se in eccesso, per le nostre cellule. Scoperta la causa, si può cercare una cura, direte. Purtroppo non è così. Un altro gene coinvolto è TDP-43, responsabile della lettura dell’informazione dei geni. Altri ancora sono FUS e C9orf72 e…e…tanti altri. Veramente tanti. Non solo i geni coinvolti sono molteplici e diversi fra loro, ma diversi sono anche i tipi cellulari in cui è implicata la malattia: non si tratta solo dei motoneuroni. Se prima si pensava che la SLA fosse neurocentrica e che l’alterazione muscolare ne fosse una conseguenza, ora si crede che anche altri tipi cellulari siano coinvolti nella degenerazioni dei motoneuroni. Una lotta conto l’Idra: abbattiamo una testa e ne spuntano altre due. 

Possiamo combatterla? 

Tutt’ora non esiste una cura per la SLA. Diversi approcci in via di sviluppo mirano a migliorare le condizioni dei pazienti attraverso iniezioni di cellule staminali. Questa tecnica, per ora, è stata vista essere piuttosto efficace sui topi e sono quindi iniziati alcuni trial clinicisull’uomo. Tuttavia, la maggior parte di essi sono ancora nella prima fase degli studi, ovvero se ne sta testando, per il momento, solo la sicurezza. Nel caso questa sia dimostrata, si procede con test più specifici sull’efficacia., ma per il momento i risultati sono ambigui. Infatti, pur sembrando essere sicuri, i trattamenti hanno mostrato un effetto benefico minimo o quasi nullo in alcuni casi. Certo, non c’è da disperare, questo tipo di terapia sembra essere molto promettente,ma per il momento non c’è niente di assodato, e ci vorranno anni prima di ottenere dei risultati definitivi. Ci tengo a precisare che gli studi che utilizzano cellule staminali non hanno niente a che fare con le pseudoricerche NON SCIENTIFICHE di cui abbiamo sentito parlare nell’ultimo anno in varie trasmissioni e nelle aule di tribunale. Purtroppo in questi anni abbiamo dimostrato più volte di essere un popolo credulone o meglio, cambiando punto di vista, un popolo furbo che sa giocare sulla disperazione altrui. Per questo motivo scrivo dando poche certezze. Dobbiamo essere molto cauti

Per chi volesse approfondire, vi lascio con il link dell’Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica (www.aisla.it/) dove potete trovare ulteriori informazioni. Soprattutto potete DONARE una piccola somma alla ricerca. Non sarà mai poco. Ricordate che l’acqua gelata, come la moda sui social network, scivola via. La SLA no. 

Alla prossima,  Simone Detassis    

LINK UTILI E FONTI

https://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT02193893?term=ALS&rank=5 

http://www.aisla.it/ 

http://www.alsa.org/ 

Changsung Kim, Hee Chul Lee, Jung-Joon Sung [Amyotrophic Lateral Sclerosis – Cell Based Theraphy and Novel Therapeutic Development] – Experimental neurobiology – Sep. 2014 

M. Galbiati, V. Crippa, P. Rusmini, R. Cristofani, M.E. Cicardi, E. Giorgetti, E. Onesto, E. Messi, A. Poletti – [ALS-related misfolded protein management in motor neuron and muscle cells] – Neurochemistry International - 2014

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