Torniamo a casa, meritatamente

Dunque torniamo a casa, meritatamente. Abbiamo perso all’italiana, sperando che bastasse difendere lo 0-0 per passare fortunosamente il turno. È partita la caccia all’arbitro Rodriguez, che pure ha sbagliato a cacciare Marchisio e a non punire l’ennesimo odioso e insensato gesto di Suarez, il Balotelli dell’Uruguay. Ma ci dimentichiamo di ricordare che, nel primo tempo, lo stesso arbitro non ha concesso un calcio di rigore, piuttosto evidente, per la trattenuta in area di Bonucci ai danni di Cavani

di Guido Pasqualini

Monciali calcio Brasile 2014 Prandelli e BuffonDunque torniamo a casa, meritatamente. Abbiamo perso all’italiana, sperando che bastasse difendere lo 0-0 per passare fortunosamente il turno. È partita la caccia all’arbitro Rodriguez, che pure ha sbagliato a cacciare Marchisio e a non punire l’ennesimo odioso e insensato gesto di Suarez, il Balotelli dell’Uruguay. Ma ci dimentichiamo di ricordare che, nel primo tempo, lo stesso arbitro non ha concesso un calcio di rigore, piuttosto evidente, per la trattenuta in area di Bonucci ai danni di Cavani.


Fino al gol di Godin, l’Italia non è riuscita a piazzare un solo tiro nello specchio della porta uruguagia. Si è risvegliata, come d’incanto, dopo aver incassato il colpo, portandosi finalmente in avanti, quando ormai era troppo tardi e soprattutto quando non aveva più nemmeno un attaccante di ruolo in campo.
Eppure la qualificazione l’abbiamo persa non ieri ma nella sconfitta subita contro la Costa Rica. Al di là della sconfitta, a stupire in quella partita è stata l’assoluta mancanza di reattività degli azzurri, incapaci di provare a rispondere al gol di Ruiz. Niente rabbia, niente cattiveria, niente grinta, niente di niente. 


Prandelli avrà anche commesso degli errori, e comunque gli va riconosciuto il merito di averne subito tratto le conseguenze, dimettendosi. Due anni ci eravamo illusi con la finale raggiunta agli Europei. Invece il livello del nostro calcio è questo - basti pensare alle miserie raccolte nelle coppe europee - con i ragazzi italiani che non trovano spazio in una serie A dominata dagli stranieri e non hanno nemmeno il coraggio di lasciare la nazione per cercare fortuna altrove, come fanno moltissimi loro connazionali in cerca di un lavoro normale. Per crescere, bisogna cambiare.

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