Ex Montecatini, degrado e recupero edilizio

di Pierangelo Giovanetti

Ho apprezzato l'intervento di Erminio Lorenzini sul tema Montecatini. Conosco a distanza il suo grande impegno e alcuni suoi tentativi per cercare di ridare dignità ad un emblema del degrado. Sono anche piacevolmente sorpreso che Erminio abbia sempre il coraggio e la forza di riproporre il tema, aggiungendo anche dei punti di vista finora a me sconosciuti.
Siamo in un'epoca in cui si dovrà perdere sempre di più il «gusto del nuovo a ogni costo», per concentrarsi invece sul migliorare quello che abbiamo.
Il periodo di ristrettezze economiche mette in difficoltà molte persone e molte famiglie, per le quali è indispensabile attivare velocemente e senza continue perdite di tempo delle politiche di aiuto. Quando le risorse a disposizione diminuiscono altresì si debbono fare scelte giuste (a dire il vero si dovrebbero fare scelte giuste anche in periodi di maggior agio, ma in quel caso l'abbondanza di risorse permette quasi sempre di rimediare anche a molti errori) e fissare con estrema rigorosità la scaletta delle priorità.
Con pochi soldi a disposizione viene molto più spontaneo riciclare, aggiustare, rammendare, restaurare, rispetto ai periodi in cui le risorse sembrano infinite e dove si pratica il culto del «nuovo» a ogni costo, attraverso la modalità «usa e getta».
Il periodo che stiamo vivendo e che ci pone dei limiti anche sul piano economico dovrà avere anche degli aspetti positivi su di noi, degli aspetti di miglioramento e di maggior sensibilizzazione del nostro stato d'animo, compreso il recupero di alcuni valori del nostro passato.
Erminio ha ragione da vendere quando evoca l'importanza storica della Montecatini ed emoziona quando ne narra alcuni episodi, facendo rivivere dei sentimenti della storia e dei nostri affetti.
Quello che dobbiamo pensare di riciclare, di aggiustare, di rammendare sono anche i valori della nostra storia, dell'ambiente che ci circonda.
Così come nel campo dell'edilizia avranno maggiore prosperità le ristrutturazioni e le migliorie degli edifici per renderli più adeguati ai canoni di Casa-Klima, rispetto alle nuove costruzioni; anche negli scenari della storia e dell'ambiente vedranno maggiori prosperità gli impegni profusi per il recupero di aree e di edifici, rispetto alla realizzazione di nuove strutture.
Nessuno può conoscere che cosa ci meriteremo in futuro, ma il nostro passato e la nostra storia non possono essere lasciati a un tal degrado, loro non se lo meritano.
Carlo Plotegher
Presidente Circoscrizione di Marco
 


Mai nella storia dell'umanità vi è stato consumo di territorio pari a quello delle ultime due generazioni, che hanno costruito, sbancato, edificato, cementificato più di tutte le generazioni precedenti messe assieme.
Al fondo di tale avidità di consumo c'era la presunzione, totalmente priva di fondamento, che il territorio e le risorse dell'ambiente fossero illimitate, e non richiedessero utilizzo oculato e intelligente delle risorse, a cominciare da quelle paesaggistiche e naturali.
Ecco perché i territori, anche quelli delicati, ristretti e fragili come il Trentino sono stati assaltati, e in alcuni casi depredati e sfregiati, rimpiendosi di relitti abbandonati, di scheletri di capannoni, di doppie e triple case chiuse e lasciate in disuso, di simboli di epoche industriali scomparse, deserti e piegati su se stessi, monumento al degrado presente senza più idea di futuro.
Così è per la ex Montecatini di Mori, come per tante altre strutture dimenticate e ripudiate, disperse nei paesi e nelle valli trentine ma pure in città, che sfigurano il paesaggio dando anche visivamente il senso plastico di una società della decadenza e dell'abbandono.
Oggi la priorità esistenziale, oltre che economica, del Trentino non è più il costruire ma il «riconvertire», il recuperare l'enorme patrimonio edilizio, abitativo, industriale, strutturale, sparso decadente e disabitato, per ridargli nuova forma, nuovi contenuti, nuova energia, insomma una rinata bellezza e funzionalità che diventi rinnovato motore di crescita senza ulteriore consumo, ma utilizzando il già utilizzato e poi rifiutato.
La crisi, anche quella così drammatica dell'edilizia, ci aiuta a rivedere i nostri modelli culturali ed esistenziali, prima ancora che economici e politici. Ci spinge a ripensare il territorio, a risanare le piaghe inflitte all'ambiente, ad abbattere il brutto per ridare spazio al bello, al misurato, al compatibile, al sostenibile.
C'è bisogno dietro a tutto questo di una grande visione politica, di un piano generale di riqualificazione territoriale, edilizia, urbanistica, energetica delle costruzioni, che diventi modello anche per il privato e per l'azione del singolo, oltre che per gli spazi pubblici. A cominciare dalla ex Montecatini.
Di questo si dovrebbe parlare di fronte all'importante passaggio delle Provinciali 2013 che dovranno decidere l'Agenda per i prossimi vent'anni, invece di perdersi in logorroiche e autoreferenziali discussioni su liste e listerelle personali, su misere ambizioni di partito, su doppie o triple primarie. Vedremo se ne saremo capaci.
 p.giovanetti@ladige.it
  Twitter: @direttoreladige

comments powered by Disqus