La truffa della restituzione

di Gloria Canestrini

Antonio cammina con passo spedito, compatibilmente con la sua artrosi. Attraversa la piazza immerso nei suoi pensieri, rifacendo mentalmente i conti, ancora una volta. La pensione non basta più, è evidente. Deve dirsi fortunato: almeno lui è riuscito ad arrivarci, ma…

 

-Signore! Ehi! Signore!-

Antonio si gira. Quell’uomo elegante sta chiamando proprio lui.

-Dice a me? Desidera?-

-Si, mi scusi. Aspetti che prendo fiato: ho fatto una corsa per raggiungerla. Si tratta di questo…-

L’uomo gli porge un biglietto da cento euro:- Meno male che ho visto cadere questa banconota dalla sua tasca! Un attimo più tardi e l’avrebbe raccolta senz’altro qualcuno!- aggiunge, con aria soddisfatta. Una buona azione mette sempre di buon umore.

 

Antonio porta istintivamente le mani alle tasche: ma no,lì  non tiene mai le banconote! Estrae il portafogli dalla custodia nella fodera interna: lo apre, tutto a posto, a quanto sembra. Il solito: 15-20 euro, compresa la moneta.

Intanto il signore, paziente, osserva con benevolenza le operazioni di verifica. Sembra che stia aspettando qualcosa, forse una mancia. Ma dall’aspetto, non ne avrebbe certo bisogno. Al contrario di lui, riflette amaramente Antonio.

Antonio guarda il volto ben curato dell’uomo, poi istintivamente allunga la mano verso la banconota.

-E’ davvero sicuro che sia caduta proprio a me?- Azzarda, per scrupolo di coscienza.

-Ma certo! Ho visto volteggiare il denaro al suo passaggio, come un uccello verde…-

Accidenti! Un signore onestissimo e, per di più, poeta! Antonio quasi si commuove. Apre nuovamente il suo portafogli un po’ logoro, e ne sfila a fatica venti euro: -Grazie, Signore! Se tutti fossero come lei…Ecco, tenga. So bene  che per legge dovrei darle il dieci per cento, ma le do volentieri tutto…-

Poi, imbarazzato si corregge:- Ehmm…intendo dire tutti gli spiccioli, oltre ai cento euro appena persi, è ovvio!

 

Il signore sorride magnanimo: -Non deve disturbarsi,sa? Non le ho certo restituito la somma per una mancia!-

-Oh, no! Credo bene! Ma io mi sento proprio in dovere…-

Fatto lo scambio,  due biglietti da dieci contro un biglietto da cento, l’uomo distinto si congeda. E’ solo un’impressione, o ad Antonio è parso che l’espressione appena utilizzata dal signore gentile, quel  “restituito la somma ” che gli ronza ancora in testa, sia stata pronunciata con una certa ironia? No, non può essere…e perché, poi?

Antonio entra finalmente al solito caffè, all’angolo della piazza. Cappuccino e cornetto, anzi, oggi due. Al momento di pagare la cassiera storce il naso.

-Non ha il resto dei cento?- Si informa premuroso Antonio.

-Non è questione di resto. Il centone non è buono. Deve portarlo in banca!

-Perché, me lo cambiano?- si informa, speranzoso, Antonio.

-No. Glielo tagliano. E’ falso.-Non aggiunge altro, e torna dietro al banco.

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