Il volontariato

di Gloria Canestrini

mani, volontariatoUna studentessa universitaria, il responsabile delle vendite di un gruppo della moda, un dentista, una promettente urbanista, un avvocato civilista,  un training manager farmaceutico, una giornalista in un’agenzia di stampa: cosa possono avere in comune queste persone (a parte il fatto di vivere e di lavorare in un’Italia assediata  dai problemi e dalla corruzione)?

E’ semplice: fanno  tutte, in vari modi, volontariato.

Questo che si sta concludendo in modo burrascoso ( ma, si spera, anche all’insegna del cambiamento) è l’anno europeo del volontariato: molti osservatori avevano previsto che, in tempi di crisi, di incertezze, di difficoltà ad operare in qualsiasi settore, anche il volontariato dovesse subire una flessione. Invece, specie in Italia, è stata una sorpresa:  sono tremilionitrecentoquindicimila circa i soggetti che, al pari dei nostri amici sopra citati, svolgono attività di volontariato nelle istituzioni e nelle associazioni no profit (secondo una stima dell’ultimo rapporto CNEL-ISTAT 2011). Un numero destinato perfino ad aumentare: la propensione alla solidarietà è, infatti, in crescita, e registra un + 3% rispetto ai numeri del precedente censimento. L’aumento è addirittura del 10% nei piccoli comuni e tra gli uomini tra i 45 e i 65 anni. Voi direte che, anche questo, è un effetto della crisi, ma non sembra possa sussistere  un rapporto causale, anzi: calano i contributi pubblici alle associazioni, in molti casi la gente deve arrangiarsi a fare anche due lavori per far quadrare il bilancio e pagare i mutui, molte donne non trovano adeguati supporti nei servizi pubblici a sostegno del menage familiare.  
 
 e poi, non dimentichiamolo, la crisi che ci si trova ad affrontare non è solo economica, istituzionale  e politica: la scuola, l’università, la cultura, i dipendenti pubblici sono stati umiliati e delegittimati in varia misura, la corruzione ha dilagato ovunque, la manipolazione è passata in modo massiccio nelle reti televisive, la politica è diventata faziosità militante, lo stesso lessico corrente è uno slang volgare, dove dito medio, turpiloquio, pregiudizio, spavalderia malandrina, profitto veloce, autopromozione sfrenata hanno assestato  un bel colpo alla buona educazione. Per quanto riguarda, poi, l’immagine femminile, ci vorrà un bel po’ di tempo per risalire la china dell’involuzione e per liberarci dall’assunto  che tutti siano in vendita, e le donne ancor di più.
 
Ecco, il dato recente sul volontariato italiano mi sembra ancor più significativo, se visto in un panorama così sconfortante, almeno in apparenza. Molti cittadini e consumatori beneficiano di servizi e dell’operato di persone che non svolgono la loro attività per fare soldi, ma per dare un senso ancor più pieno alla propria vita( si sa che aiutando gli altri si aiuta anche sé stessi: è un vecchio sistema per relativizzare i problemi, e funziona sempre). Certo, non siamo ai livelli dell’Inghilterra, dove i volontari sono ben 23 milioni ( come i tedeschi): ma, comunque, il  lavoro  del volontariato italiano “vale” pur sempre  7,7 miliardi di euro: una cifra considerevole che equivale a 700 milioni di ore lavorate, ovvero lo 0,7 % del nostro PIL.
 
Questi dati me li fornisce  Bettina, avvocato milanese che si occupa dei senza dimora e delle persone che hanno perso, per vari motivi, l’autonomia economica minima. –
All’inizio- mi spiega- abbiamo avuto qualche difficoltà ad essere riconosciuti dal nostro ordine professionale come ente che si fonda sulla gratuità. Temeva accaparramento di clientela, concorrenza sleale: poi ha capito che, invece, potevamo addirittura essere uno stimolo per i colleghi. Con alcune cause pilota, cerchiamo di andare incontro ai cambiamenti di pensiero, soprattutto sui diritti civili e la tutela delle minoranze…-

Sarebbe interessante conoscere le motivazioni di tutti coloro che fanno volontariato, certo diversissime. Un punto fermo, però c’è: anche da qui parte l’antidoto contro la perdita di densità morale che affligge i nostri tempi.

 

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