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Fratelli d'Italia vuole il presepio a scuola ma incontra critiche: "Non si può imporre per legge, lo Stato è laico"

Vespaio sulla proposta di legge della senatrice Mennuni che prevede anche sanzioni disciplinari per prof e presidi che vietano l'allestimento cristiano, magari sostituendolo con iniziative natalizie "ecumeniche" per tenere conto anche degli studenti di religioni diverse

ROMA. Guai a chi tocca il presepe a scuola o trasforma il Natale nella festa dell'inverno o altre iniziative ecumeniche. Prof e presidi sono avvertiti: chi lo fa, rischia sanzioni disciplinari. È la nuova crociata di Fratelli d'Italia che a pochi giorni dal 25 dicembre prova a blindare i simboli della tradizione cristiana dalle materne alle superiori.

L'arma scelta è una proposta di legge depositata al Senato da Lavinia Mennuni. Il cuore del testo sta nell'articolo 2, su 4, dove si stabilisce che è vietato "impedire iniziative promosse da genitori, studenti o da competenti organi scolastici per proseguire attività legate alle tradizionali celebrazioni legate al Natale e alla Pasqua cristiana" come il "presepe, recite e altre manifestazioni".

La legge prevede anche sanzioni per i dirigenti scolastici in caso di mancato rispetto divieto di vietare i presepi a scuola.

Nell'articolo 1, a mò di premessa, si legge che "la Repubblica valorizza, preserva e tutela le festività e le tradizioni religiose cristiane quale espressione più autentica e profonda dell'identità del popolo italiano".

All'articolo 3 si fa riferimento all'impegno del ministro dell'Istruzione ad adottare "appropriati provvedimenti" perché venga messo in pratica nelle scuole il divieto (citato nel precedente articolo) a impedire allestimenti o altre iniziative legate a festività cristiane come appunto il presepe.

"Con la proposta di legge che ho presentato e che è stata firmata da molti parlamentari, non sarà più possibile cancellare il presepe, il Natale e la Pasqua all'interno degli istituti scolastici italiani di ogni ordine e grado", ribadisce la senatrice Mennunni che si richiama alle "radici culturali" della nazione italiana.

Però dal mondo della scuola, dai sindacti e da altri soggetti che ricordano la laicità dello Stato e delle istituzioni, piovono i no a questa proposta neotradizionalista: per Antonello Giannelli che guida l'associazione dei presidi, imporre per legge le tradizioni di un Paese "è fuori luogo". Altri invocano il rispetto dell'autonomia scolastica sancita nella Costituzione. 

La Cgil scuola rammenta che "viviamo in un Paese laico, la scuola è laica", mentre la Cisl è più cauta: "Non ne farei una battaglia di religione, sono le fondamenta della nostra cultura sulle quali la scuola non può soprassedere".

La butta sull'ironia Riccardo Magi, segretario di +Europa: "Oggi la Sacra famiglia in fuga dalla persecuzione finirebbe probabilmente in un Cpr, magari in Albania, in attesa di sapere da qualche giudice in Italia se sono degni o meno di mettere piede sul territorio italiano".

"Bisogna certamente tener presente la tradizioni del Paese ma imporle per legge è fuori luogo. Ci sarà comunque modo, nel dibattito parlamentare, di valutare bene il da fare", prosegue Antonello Giannelli.

"Credo si tratti di una bufala - è il parere di Attilio Fratta, presidente dell'associazione dei presidi, DirigentiScuola , perché solo così può essere definita. Mi meraviglio come si possa dar peso a tali notizie. Siamo di fronte a misure utili solo a distogliere l'attenzione degli italiani dai problemi veri della scuola e del Paese. Evito pertanto di entrare nel merito della proposta a partire dai provvedimenti disciplinari previsti per i dirigenti scolastici che si dovessero opporre, una norma scritta, evidentemente, da chi non conosce la materia".

La scelta se fare albero di Natale, presepe o entrambi "è del corpo docente, conseguenza della p l'albero di Natale è la conclusione di un percorso culturale, sono culture che si cercano un punto di incontrrogettualità che si fa con le classi: l'albero di Natale è la conclusione di un percorso culturale, sono culture che si cercano un punto di incontro", spiega Rosanna La Balestra, preside del complesso Simonetta Salacone, tra Torpignattara e Centocelle a Roma, cinque plessi per 1400 alunni tra i 3 e i 13 anni, moltissimi stranieri.

Per la dirigente scolastica la multiculturalità della scuola è "una ricchezza che viviamo costantemente, un confronto tra lingue e cultura.

Nulla può essere imposto: presepe o albero non possono essere imposti, la scuola segue dei progetti, alla fine dei quali realizza qualcosa. L'imposizione mi sembra anacronistica, non risponde anche all'autonomia della scuola, tutto deve avere un senso e perchè abbia un senso deve essere voluto da chi la vive".

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