Meno potere in Regione, Rossi favorevole «Giusto lasciare solo alcune competenze»

di Luisa Maria Patruno

Calma è gesso. Il presidente della Provincia, Ugo Rossi, non condivide le reazioni allarmate raccolte nella Consulta trentina per la riforma dello Statuto di autonomia alle parole di Christian Tschutschenthaler, presidente della Convenzione altoatesina, secondo cui in Alto Adige puntano a svuotare la Regione delle residue competenze legislative per trasferirle alle due Province, lasciando all'ente solo un ruolo di raccordo, che potrebbe essere svolto dei due governatori, senza più necessità di un consiglio e una giunta regionale.

Presidente Rossi, si può immaginare una Regione senza alcun potere legislativo come vorrebbe Bolzano?
Per noi la Regione resta un baluardo dal punto di vista dell'unicità dello Statuto e penso che debba conservare alcune competenze legislative su temi di vasta scala, che è assolutamente conveniente tenere a livello regionale.
Ad esempio?
La previdenza complementare, perché vale la pena legiferare insieme, così come catasto e tavolare e anche il tema giustizia. È chiaro che in Alto Adige partono da una posizione che ha sempre visto la Regione come una gabbia. È inutile stracciarsi le vesti adesso, come fa qualche consigliere di minoranza, che poi invita Durnwalder che vorrebbe due Statuti. Noi dobbiamo sapere che ci sono dei punti irrinunciabili, ma va avviato un percorso serio di revisione, perché oggi fanno capo alla Regione delle competenze difficili da spiegare.
A che cosa si riferisce?
Mi riferisco al fatto che oggi la Regione distribuisca risorse per iniziative culturali sulle due province. Se dico che così non va bene, in Trentino sono sicuro che c'è chi reagisce accusandomi di essere nemico della Regione, ma io penso che sarei nemico della Regione a continuare a tenere questa situazione, perché prima o poi qualcuno si accorge che è una incongruenza. Noi dobbiamo scendere dunque sul terreno del confronto con Bolzano. La Consulta e la Convenzione non devono essere l'occasione per la solita tiritera politica contro il centrosinistra autonomista e l'accordo con la Svp.
Ha ancora senso il consiglio regionale?
Se si esercitano due o tre competenze ritengo che si possa pensare anche a un consiglio regionale più snello degli attuali 70 consiglieri, non ci sarebbe da scandalizzarsi.
Ma secondo lei, realisticamente, quale potrà essere il punto di caduta, ovvero la mediazione possibile fra Trentino e Alto Adige per una riforma condivisa dello Statuto?
Penso che potremmo trovarci d'accordo nel definire processi nuovi di co-decisione o consultazione preventiva e pulire alcune competenze che oggi sono esercitate sulla Regione. Mi riferisco a tutte le competenze sulle politiche familiari. L'assegno al nucleo familiare di fatto già oggi viene provincializzato, quindi che senso ha mantenere questa competenza a livello regionale. Lo stesso vale per i Comuni. Non ha senso mantenere la competenza sulla legge elettorale dei Comuni. Oggi, infatti, nelle due Province ci sono già sistemi elettorali e discipline diverse. Sarà mica questo il baluardo della Regione. Mi sembra fuori dal tempo e dalla storia.
Tutto questo lavoro di Consulta e Convenzione per la riforma dello Statuto resterà agli atti, ma non c'è una concreta possibilità che si traduca in un disegno di legge costituzionale.
Purtroppo i tempi sono lunghi perché siamo a cavallo di un momento elettorale che si unisce alla difficoltà nostra di affrontare questo argomento in un contesto nazionale ostile.

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