A Monaco un killer psicopatico Era ossessionato dalle stragi

Quando Ali Sonboly, venerdì notte a Monaco, davanti agli agenti che cercavano di parlargli, si è puntato la pistola alla tempia, aveva già ucciso 9 persone ma nello zaino aveva ancora altri 300 proiettili. Il 18enne aveva scelto il quinto anniversario della strage di Anders Breivik per seminare morte e terrore tra i suoi coetanei, perché, sembra, si sentiva emarginato e mobbizzato. Da tempo era ossessionato dalle stragi. Nella sua stanza accumulava articoli e libri sul tema e teneva nascosta una Glock 9 millimetri, un'arma da professionisti con il numero di matricola cancellato.

[[{"type":"media","view_mode":"media_large","fid":"1475491","attributes":{"alt":"","class":"media-image","height":"360","width":"480"}}]]

«Ci sono indizi che il killer sia stato vittima di bullismo», ha detto il ministro dell'Interno Thomas de Maizière a Berlino, al termine del gabinetto di crisi sulla sicurezza. Forse proprio per questo Ali odiava i suoi coetanei, anche se fino a venerdì non aveva mai fatto trapelare nulla ai suoi parenti e amici. Come il killer norvegese, che il 22 luglio del 2011 uccise 77 persone, il tedesco-iraniano ha scelto come vittime dei giovani. I morti del centro commerciale Olympia sono quasi esclusivamente minorenni. Ali avrebbe aperto un falso profilo su Facebook, spacciandosi per una ragazza turca, Selina, e invitando le potenziali vittime al Mc Donald's. «Venite alle 16 da Meggi al centro Olympia, vi offro qualcosa ma non troppo costoso», è scritto nel messaggio postato. Meggi sta nel gergo giovanile tedesco per la catena di fast-food. Alle 17.55 è arrivata la prima chiamata al numero d'emergenza della polizia per segnalare una sparatoria. Ali si è poi spostato al centro commerciale che si trova sull'altro lato della strada e ha continuato a sparare e ad uccidere. La confusione in quegli istanti è stata davvero grande, si ipotizzavano tre attentatori e addirittura un'azione del terrorismo islamico. Voci poi smentite. Poliziotti in borghese hanno intercettato Ali e gli hanno sparato, senza però colpirlo, e il giovane è scappato ancora. Poco dopo ha posto fine alla sua vita in una stradina laterale nei pressi del centro commerciale.
La cancelliera tedesca Angela Merkel ha espresso il «grande cordoglio» del governo e della Germania verso «le famiglie di coloro che non torneranno più a casa; a nome di tutti condividiamo il vostro dolore, soffriamo con voi. Il pensiero va anche ai numerosi feriti che possano guarire completamente». «Una notte così è difficile da sopportare dopo aver dovuto accettare tante orribili notizie in pochi giorni», ha aggiunto in riferimento alla strage di un altro giovane con un'ascia su un treno a Würzburg. Nel frattempo, la Farnesina ha confermato che non ci sono cittadini italiani tra i morti e i feriti. Il bilancio finale è di 27 feriti, di cui dieci vengono definiti «gravi», tra loro anche un tredicenne.
Un sedicente ex compagno di classe ha rivelato in una «chat room» che Ali prometteva «sempre» di «uccidere» i bulli che lo tormentavano. Una ragazza, vicina di casa che l'anno scorso frequentava la sua scuola, ha invece smentito che Ali fosse emarginato: «Girava sempre con due, tre amici». «Ci si chiede se ci poteva essere la possibilità di intervenire prima, ma questa è una domanda da rivolgere agli amici e ai conoscenti piuttosto che ai funzionari della sicurezza», ha sottolineato il ministro de Maizière. Nei libri che gli inquirenti hanno sequestrato nella stanza di Ali c'era anche quello intitolato «Perché gli studenti uccidono» di uno psicologo tedesco.

Il massacro dei ragazzi

Quella di venerdì sera a Monaco è stata una strage di giovanissimi perpetrata da un killer coetaneo. Delle nove vittime, otto avevano infatti un'età compresa tra i 13 e i 21 anni (due ragazzine e sei giovani). Solo la nona vittima, una donna, aveva 45 anni. Il killer Ali Sonboly, 18enne tedesco-iraniano, figlio di un tassista, mirava proprio ai giovani, probabilmente ai bulli che lo avevano vessato «per 7 anni», come lui stesso ha gridato durante le fasi concitate dell'attacco al Mc Donald's e al centro commerciale. Tanto che aveva messo anche un annuncio su Facebook per attirare quanti più studenti possibile nel Mc Donald's che poi avrebbe preso d'assalto. E nessuna delle sue vittime era un turista, ma quasi tutti giovani della zona, che avevano come punto di ritrovo proprio quel centro commerciale alla periferia nord della città, popolata in gran parte da immigrati. Era quindi prevedibile che la maggior parte delle vittime non fossero tedesche: tre kosovari, tre turchi, un greco. Tra loro ci sono il figlio di un ufficiale di polizia, Dijamant Zabergja, 21 anni, e due ragazze Armela Segashi e Sabina Sulaj. I tre cittadini turchi (tra cui la donna) sono Sevda Dag, Can Leyla and Selcuk Kilic. Ma le età delle vittime non sono ancora del tutto chiare (a parte Dijamant). Secondo gli agenti della polizia di Monaco due vittime avevano 13 anni, tre ne avevano 14, uno 17 e un'altra 19. E giacché l'obiettivo di Ali erano i giovani, ce ne sono anche tra i 27 feriti ricoverati negli ospedali di Monaco; alcuni sono proprio bambini. Il killer di Monaco voleva ucciderne quanti più possibile e per attirarli aveva utilizzato uno dei canali privilegiati dai ragazzi: Facebook.
Secondo «Bild» online, Ali aveva aperto un falso profilo sul social network, spacciandosi per una ragazza turca, Selina A., e invitando le potenziali vittime al Mc Donald's. «Venite alle 16 da Meggi al centro Olympia, vi offro qualcosa ma non troppo costosa» (Meggi sta per il fast food Usa). Il tutto per vendicarsi delle vessazioni subite dai suoi compagni di scuola.
Poco prima dell'attacco il killer, come testimonia un video postato su web, discutendo con un uomo al balcone che lo aveva visto armato sul tetto di un edificio aveva dato sfogo al suo stesso tormento e a quelle che sarebbero diventate di lì a poco le motivazione del suo gesto, urlando: «A causa vostra sono stato vittima di bullismo per 7 anni... e adesso devo comprare una pistola per spararvi». Dopo la strage un ex compagno di classe di Alì ha scritto sul web: «A scuola facevamo mobbing contro di lui, diceva che ci avrebbe uccisi...».

comments powered by Disqus